Bentornato “Processo alla tappa”

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Non è solo storia del ciclismo, è storia del giornalismo, anzi d’Italia

Manca solo uno sprint e saranno cento. Ieri pomeriggio s’è presentato. Da oggi si fa sul serio. Per giorni e giorni i nostri pomeriggi saranno scanditi da un’agenda tutta particolare, quella dettata dal novantanovesimo Giro d’Italia. Tappa dopo tappa, paese dopo paese, fuga dopo fuga, noi indomiti amanti dello sport popolare per eccellenza, il ciclismo, saremmo come ipnotizzati dal piccolo schermo. La Rai ci serve un gran piatto: sei trasmissioni al giorno, oltre duecento ore diretta sulle diverse reti con un giusto mix di tradizione e innovazione. Tra le scelte più innovative da segnalare un sistema di ripresa in tempo reale che sarà montato sulla bicicletta di uno dei protagonisti. Altre novità sono lo streaming sul portale Rai e la possibilità di rivedere le tappe on demand utilizzando Eurosport Player e l’App ufficiale disponibile gratuitamente nelle versioni per iOS su Apple Store e Android su Google Play.

Tutte novità che lo faranno gustare ancor di più. Però sono tra quelli che ha ancora negli occhi, e nel cuore, le immagini del “Processo alla tappa”, quello che rivoluzionò davvero il modo di trattare questo sport, anzi lo sport intero, in televisione. Andava in onda dopo ogni tappa: da un palco improvvisato si alternavano corridori, direttori sportivi, giornalisti, passionisti.

Invenzione magnifica di Sergio Zavoli che, peraltro, l’aveva già sperimentata in radio. La prima andò in onda nel ‘62, nel giro vinto da Franco Balbamion. Grandi narrazioni che oggi chiamerebbero puntate di uno speciale storytelling. Lucillo Lievore, quel ciclista che se ne va in fuga per centinaia di chilometri e lo stesso Zavoli che lo incita dall’automobile: cederà a pochi chilometri dall’arrivo, in mezzo alla tristezza generale. E che dire di Vito Taccone? Il corridore abruzzese divenne una star con la sua faccia sporca di fango, con il suo dire e cantare in dialetto, con i suoi romantici saluti alla mamma. Merckx che piange disteso sul tetto, nel 1969, che giura e spergiura di non essersi mai dopato.

Quel giorno al “Processo alla tappa”, con Zavoli, c’erano Gianpaolo Ormezzano, Gianni Brera, Enzo Biagi e Indro Montanelli. Non è solo storia del ciclismo, è storia del giornalismo, anzi d’Italia. Ci furono anni in cui la Rai si allontanò dal giro e quella tradizione si interruppe. Bentornato Giro, Bentornato Processo alla tappa

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