Bastardi a chi? Libero senza limiti

Parigi
libero

Che senso ha eleggere il Corano a manuale diabolico del jihad, indicare come un nemico mortale chiunque preghi Allah, vedere in ogni moschea una centrale del terrore?

Bastardi islamici. Così Libero ha aperto ieri la sua prima pagina, dedicata, come quella di tutti i giornali del mondo, ai massacri di Parigi. È una scelta legittima – la libertà di espressione è il nostro bene più prezioso – ma profondamente sbagliata, e sbagliata soprattutto perché pericolosa. Di fronte alla potenza distruttrice e disumana del nemico che abbiamo di fronte, nel mezzo di una guerra cominciata l’11 settembre di quindici anni fa e molto lontana dalla conclusione, la semplificazione polemica e l’insulto generalizzato potranno forse scaldare il cuore di qualche ultrà – e speriamo che nessuno prenda spunto da quelle parole per colpire una ragazza col velo o una famiglia che esce da una moschea -, ma ci lasciano tutti più disarmati e più indifesi.

Belpietro ha provato a correggere quel brutto titolo con un tweet («bastardo significa figlio illegittimo») che, se non ci trovassimo in un momento così tragico, farebbe persino sorridere. Tutti gli insulti hanno un’etimologia – “cretino”, per dire, è imparentato con “cristiano” attraverso il francese “crétin” – ma è il loro significato corrente che li rende, per l’appunto, insulti. Il direttore di Libero avrebbe fatto meglio a scusarsi, accampando magari la concitazione delle ore notturne che hanno sconvolto, oltreché Parigi, anche le redazioni dei giornali. Se non lo ha fatto, se non ha chiesto scusa e non ha corretto drasticamente il tiro, è perché una parte di opinione pubblica – di destra, ma non soltanto di destra – la pensa esattamente così.

Pensa cioè che l’Islam sia per natura votato alla violenza, all’intolleranza, allo sterminio. Se però fosse vero, avremmo davvero poche speranze di uscirne vivi. Ci sono oggi nel mondo circa 1,6 miliardi di musulmani (44 milioni in Europa): secondo uno studio del Pew Research Center di Washington il tasso di crescita è tale che nel 2070 il loro numero raggiungerà e supererà quello dei cristiani, facendo dell’Islam la religione più popolosa del pianeta. La demografia, più e meglio dei kalashnikov, direbbe l’ultima parola. Fortunatamente non è affatto così.

Il terrorismo di matrice islamica coinvolge una percentuale irrisoria del mondo musulmano, che a sua volta è la vittima principale dell’Isis: nel corso degli ultimi due anni, più di centomila musulmani sono stati assassinati dai miliziani dello Stato islamico, e il bilancio è purtroppo destinato a salire. L’Islam, dicono molti suoi fedeli, è una religione d’amore: è vero, ma non è questo il punto.

Tutte le religioni predicano l’amore universale e la pace nel mondo, e tuttavia in nome delle religioni – di tutte le religioni – gli uomini hanno combattuto le guerre più sanguinose e perpetrato i più orribili massacri. Il problema non è la dottrina, ma la sua interpretazione. La cristianità ha dovuto subire lo scisma protestante, le guerre di religione, la violenza della Rivoluzione francese perché accettasse i principi che a noi paiono naturali, e che sono in effetti il cuore e il fondamento dell’Occidente: la laicità dello Stato, la libertà di coscienza e di parola, la separazione fra fede e politica. Un processo analogo ha attraversato, non da oggi, il mondo islamico.

L’impero ottomano non era meno laico dell’impero absburgico, e probabilmente più liberale di quello zarista. Prima dell’odioso colpo di stato khomeinista a Teheran le ragazze passeggiavano in minigonna e le radio trasmettevano il rock and roll. Ci scandalizziamo (giustamente) perché le donne non possono guidare in Arabia Saudita, ma ci dimentichiamo che il Bangladesh, il Pakistan, la Turchia e l’indonesia hanno avuto donne capi di governo e di Stato. E così via. L’infelice titolo di Libero è pericoloso perché schiaccia su una minoranza fuori controllo la complessità di un mondo che, come ogni realtà storica, è soggetto a trasformazioni anche radicali del modo di pensare e di agire.

Che senso ha eleggere il Corano a manuale diabolico del jihad, indicare come un nemico mortale chiunque preghi Allah, vedere in ogni moschea una centrale del terrore? Che vantaggio ne avremmo? Poiché l’obiettivo principale dell’Isis è unificare tutti i musulmani (tagliando la gola a chi di loro non è d’accordo) contro l’Occidente, la nostra risposta deve partire dall’impegno opposto: distinguere, isolare i criminali, e riconoscere nella stragrande maggioranza dei musulmani le vittime, come noi, di una barbarie senza dignità teologica, morale, politica.

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