Basta infamie su Giulio Regeni

Esteri
Giulio-Regeni

Il fatto è ancora avvolto dal mistero. Ma il senso di quello che è accaduto è molto chiaro

Mercoledì pomeriggio ho incontrato l’Ambasciatore egiziano presso l’Ue, Ehab Fawzi, in una riunione informale dei deputati del Gruppo S&D della Commissione Affari esteri, in merito alle elezioni parlamentari in Egitto. Dalla riunione è emerso un quadro complesso sulle condizioni attuali di questo grande Paese mediterraneo, investito da un susseguirsi di sconvolgimenti politici, che hanno aperto speranze ma anche drammatici interrogativi.

Il terrorismo, infatti, ha colpito il turismo e ogni forma di tessuto economico e sociale, in una terra già segnata da secoli di povertà e da enormi disparità. Se questo obbliga tutti i Paesi democratici del mondo a sviluppare un’iniziativa di solidarietà e di sostegno, c’è da dire, però, che la risposta che l’Egitto sta dando a questa emergenza produce una riduzione degli spazi di libertà, un aumento della discrezionalità degli apparati dello Stato ed un peggioramento dei diritti umani. È di questi giorni la notizia della chiusura da parte delle autorità egiziane di un importante ong locale impegnata nella denuncia di violazioni dei diritti umani e nell’assistenza alle vittime di torture. È in questo quadro generale che si è verificata la tragedia dell’omicidio del nostro connazionale Giulio Regeni.

Il fatto è ancora avvolto dal mistero e, ogni giorno che passa, appare più intricato e oscuro. Ma il senso di quello che è accaduto è molto chiaro:

1) Regeni era un ragazzo colto, perbene e appassionato. Dedito ad un lavoro scientifico e di analisi in merito alla situazione internazionale, con i suoi punti nevralgici e di maggiore crisi. Con il bagaglio della sua competenza, collaborava con strutture deputate a fornire a governi, istituzioni, associazioni di imprese etc il prodotto della attività. Ogni tentativo, che purtroppo è in atto, di confondere le acque e di associare Giulio ad attività segrete o rischiose, è eticamente ignobile e svela, in qualche modo, gli ambienti dai quali può essere stato dato l’ordine di eliminarlo.

2) Le indagini sono apparse fin dall’inizio lente e confuse. Nonostante il richiamo perentorio di Renzi e di tutto il Governo italiano, la collaborazione tra il nostro team investigativo e gli apparati egiziani è apparsa difficile, priva di quei necessari scambi di informazioni che sono decisivi per arrivare ai colpevoli.

Dunque, in queste ore va data una svolta. Occorre sgombrare il campo dalle illazioni, dalle provocazioni e dal tentativo di delegittimazione, persino di testate come Il Manifesto con il quale ha collaborato per un certo periodo Giulio Regeni, che hanno fatto della correttezza e dell’impegno aperto e civile, la ragione della propria esistenza; al di là del pluralismo di idee che, per fortuna, vive nella sua redazione. Nell’incontro di Bruxelles, quindi, ho trasmesso all’Ambasciatore egiziano il profondo dolore e sconcerto dell’ opinione pubblica italiana. Ho ribadito che occorre il perseguimento limpido della verità. L’Italia e l’Egitto sono amici e hanno, nel corso del tempo, sviluppato una reciproca comprensione: rappresentano civiltà antiche che nei secoli si sono cercare e che reciprocamente si sono influenzate. Individuare i torturatori e gli assassini di Regeni, corrisponde ad un elementare senso di giustizia.

Qualora esso non si dovesse manifestare pienamente, anche quei rapporti di reciproca comprensione tra i due Paesi, verrebbero incrinati seriamente e resterebbero ombre e inquietanti domande aperte. L’Ambasciatore Ehab Fawzi ha pronunciato, in risposta, parole di assicurazione e di profondo rispetto.

Di questo lo ringraziamo; tuttavia la prova decisiva è nella capacità che il suo Governo avrà, nei prossimi giorni, di diradare i dubbi e di dare risposte convincenti.

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