Basta ambiguità

Parigi
epa05026095 Journalists work on the Media Center of the G20 Summit in Antalya, Turkey, 15 November 2015. In additional to discussions on the global economy, the G20 grouping of leading nations is set to focus on Syria during its summit this weekend, including the refugee crisis and the threat of terrorism.  EPA/BERND VON JUTRCZENKA

Molto deve cambiare se non vogliamo essere costretti a farci cambiare le nostre vite da terroristi che vogliono impedirci di studiare, di avere il nostro credo religioso, di viaggiare, di vivere da donne e uomini liberi

L’emozione è stata ed è tremenda. Per l’entità del massacro, e per la vicinanza e per i legami che abbiamo con Parigi e con i francesi. Ma oltre all’emozione, e all’impegno per alzare tutti i livelli di sicurezza nel nostro Paese, è bene guardare alle implicazioni future della terribile strage di Parigi.

Devono cambiare diverse cose, non deve cambiare il nostro modo di vivere. Cambiare vuol dire consapevolezza del fatto che la minaccia del terrorismo è oggi più diffusa, e addirittura colpisce nel mucchio, e colpisce anche senza avere bersagli privilegiati. E contro questa minaccia serve un rinnovato impegno diplomatico e militare internazionale.

La strage di Parigi coincide con un momento di gravi sconfitte sul terreno subite da Daesh, sia in Iraq con la riconquista della città di Sinjar da parte di 7 mila peshmerga curdi, in gran parte addestrati da noi italiani, che in Siria dove fa progressi l’offensiva verso Raqqa, capitale siriana di Daesh.

Sono certo che i leader del G20, riuniti da oggi ad Antalya, anche di questo discuteranno: di come coordinare meglio un rinnovato impegno comune contro il terrorismo. Il secondo cambiamento necessario riguarda però la nostra capacità di saper togliere ai terroristi assassini le basi di consenso e di ambiguo sostegno di cui godono, non solo negli ambienti fondamentalisti islamici ma perfino nelle nostre società. Paolo Gentiloni Non sto parlando di una azione di guerra, tanto meno del rifugio illusorio in una fortezza che miri a tenere il mondo lontano da noi. Sto parlando di dialogo interreligioso, di inclusione sociale, di sostegno a tutti coloro che nelle comunità islamiche combattono il terrorismo fondamentalista.

Molto dunque deve cambiare se non vogliamo essere costretti a farci cambiare le nostre vite da terroristi che vogliono impedirci di studiare, di avere il nostro credo religioso, di viaggiare, di vivere da donne e uomini liberi.

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