Bassolino, vent’anni dopo. E il Pd dov’è?

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L’ex sindaco in campo grazie all’assenza del Pd napoletano

Nel vuoto della sinistra di governo napoletana, ecco che Antonio Bassolino rompe gli indugi e si candida a sindaco.

Sono due frasi inscindibili, dato che è chiaro che Bassolino scende in campo proprio perché a Napoli non c’è nessuno più giovane, nel Pd e nell’area del centrosinistra di governo, pronto a scendere in campo e a sfidare un de Magistris ringalluzzito proprio dall’assenza di alternative.

In quest senso, non è buona notizia: perché sancisce che in tutti questi anni – appunto, dalla fine del bassolinismo – la sinistra di governo non ha saputo tirare fuori granché. Un partito, il Pd ancora della “ditta”, incapace persino di arrivare al ballottaggio, dopo quella vicenda confusa e poco commendevole delle primarie.

Purtroppo il Pd di Renzi finora non ha saputo voltare pagina, a Napoli.

Ed ecco dunque Bassolino farsi avanti.  Gran simbolo della vittoria di 22 (ventidue) anni fa contro la Giorgia Meloni dell’epoca, Alessandra Mussolini, mentre Rutelli a Roma sconfiggeva addirittura Fini, Bassolino fu un ottimo sindaco, poi per altri otto lunghi anni un Governatore della Campania con luci e ombre: ma in definitiva il suo interminabile governo si impallò, fra emergenza rifiuti, disagio sociale e sistema di potere ossificato.

Bassolino si ritirò, rimanendo sin qui molto schivo e riservato. Ora questo ritorno, che come tutti i ritorni ha insieme qualcosa di eroico e qualcosa di triste. Come sanno i vecchi attori che ebbero successo ma da tempo sul viale del tramonto.

Vedremo cosa farà, il vecchio don Antonio. Soprattutto, però, bisognerà vedere che farà il Pd, oggi sfidato dalla generazione dei rottamati.

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