Bassolino non rompe ma rilancia la sfida

Primarie
Antonio Bassolino durante la convention napoletana al teatro Augusteo, Napoli, 12 marzo 2016.
ANSA /CIRO FUSCO

L’ex sindaco mette in campo le sue forze e invita Renzi a un atto di generosità

Il vecchio leone ruggisce. E da un teatro Augusteo traboccante di gente e ribollente di voglia di rivincita lancia la sua sfida, ma stando ben attento a non essere iscritto nel partito di coloro (leggi D’Alema) che scendono in campo per ripicca o per far perdere qualcun altro: “Io sono io – scandisce con orgoglio Antonio Bassolino – e non partecipo a guerre interne anche perché qui sappiamo cosa è la guerra vera, quella che la camorra sta combattendo contro la città. Per il resto, io sono in campo per vincere”. Da solo, con un sua lista civica e contro il Pd? Bassolino non scioglie ancora il nodo e rilancia: “Annullino il voto nei seggi dove è stata violata la democrazia. Se non si fermeranno, se non correggeranno, io sono in campo”.

Le condizioni politiche poste sembrano dure, una specie di Canossa del Pd napoletano, ma Bassolino è un leader politico di lunga e consumata esperienza e il fatto che, all’indomani dell’incontro con il vice segretario Guerini, non tagli i ponti alle sue spalle annunciando una corsa solitaria, vuol dire che la partita è ancora in corso.
A di là delle soluzioni tecniche che potranno o non potranno essere trovate, Bassolino intanto mette in campo le sue forze, un pezzo importante di popolo democratico di Napoli e un’opinione pubblica nazionale che gli consente di far cambiare dimensione ai fatti napoletani, facendoli assurgere a una prova sulla tenuta stessa delle primarie. E quindi si rivolge direttamente a Renzi, scavalcando il partito napoletano, lo invita a un atto di generosità politica come quello di Bersani quando acconsentì al fatto che le primarie fossero aperte nella competizione con l’allora sindaco di Firenze.

Già da Lilli Gruber giovedì scorso Bassolino aveva fatto capire che non intendeva essere confuso con la Battaglia di D’Alema e di quanti vogliono usare le amministrative e il referendum sulle riforme per far cadere Renzi, annunciando il suo sostegno al si nel referendum.
Oggi, con una grande dimostrazione di forza, mette sul piatto della bilancia non solo l’esito delle primarie, ma il suo sostegno nella battaglia per le riforme nel mezzogiorno dove i soli renziani con un proprio seguito elettorale sono i sindaci di Reggio Calabria e di Bari, Falcomata’ e De Caro. La partita dunque è aperta e non si gioca solo a Napoli.

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