Attenzione, se vince il No sarà una sconfitta per tutto il Pd

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Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ospite al programma televisivo ''In 1/2 ora'', negli studi Rai di via Teulada a Roma, 4 ottobre 2015. ANSA/GIORGIO ONORATI

Chi farà campagna per il No dopo aver votato Sì è condannato alla subalternità politica nei confronti dei partiti più “coerenti”

Alcuni dirigenti del mio partito in questi giorni stanno sostenendo che voteranno Sì al prossimo referendum costituzionale soltanto se sarà approvata una nuova legge elettorale. A loro avviso non si tratta di fare alcuni cambiamenti all’Italicum, ma di cassare la legge votata dalla Direzione nazionale del Pd e approvarne una nuova, quella che viene chiamata “Mattarellum 2.0″.
A questi dirigenti (tra cui persone autorevoli come Gianni Cuperlo, Roberto Speranza e Miguel Gotor), vorrei dire che questa posizione è sbagliata, per alcuni motivi.
Primo, perché quando Speranza e altri hanno votato la riforma in Parlamento l’Italicum era già stato approvato. Quindi non si capisce perché sollevare l’incompatibilità della riforma costituzionale con l’Italicum soltanto ora, in campagna elettorale, e non durante le votazioni parlamentari, quando c’era l’opportunità di dichiararsi contro la riforma sapendo che l’Italicum sarebbe entrato in vigore.
Secondo, perché il prossimo referendum è sulla riforma costituzionale e non sulla legge elettorale. E’ vero che si tratta di riforme che si influenzano reciprocamente, ma si tratta anche di procedimenti legislativi diversi: la legge elettorale è una legge ordinaria che può essere modificata velocemente anche dopo l’approvazione della riforma, se in Parlamento c’è una maggioranza per poterlo fare. Quindi non si capisce perché vincolare questi due passaggi tra di loro.
In generale mi sento di fare questa osservazione: è difficile spiegare ai cittadini perché si è contrari a una riforma che si è votata in Parlamento. Da questo punto di vista, agli occhi dell’elettorato, sono molto più credibili coloro che, come il M5S o la Lega nord, si sono opposti fin da subito alla riforma costituzionale voluta dal Pd. Chi farà campagna per il No dopo aver votato Sì è condannato alla subalternità politica nei confronti dei partiti più “coerenti”. Perdere il referendum non significherebbe la sconfitta soltanto di chi ha sostenuto in campagna elettorale il Sì, ma di chi ha votato quella riforma in Parlamento: vale a dire, tutto il Pd.
Mi sento allora di rivolgere nel mio piccolo un appello a tutto il nostro gruppo dirigente: questa riforma è stata discussa, modificata, approvata in Parlamento. Giustamente, perché è una buona riforma. Sosteniamo tutti quanti insieme il Sì e sarà la vittoria di tutto il Partito. Per tutto il resto, ci sarà il Congresso nazionale.
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