Attenzione ai deboli e sviluppo industriale: ecco un programma per il Pd

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Attesa al banchetto del PD "Italia coraggio!" per la visita del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a Rignano sull'Arno (Firenze), suo paese natale, 05 dicembre 2015.
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Dobbiamo impegnarci a costruire una sinistra moderna, ma non qualunquista

L’articolo di Alessandro Zuglian risente tutto del qualunquismo che incomincia a serpeggiare anche all’interno del Partito democratico. Leggo con grande disappunto la frase: “ci sono ricette di destra o sinistra per risolvere un problema. Sbagliato: esistono ricette efficaci oppure no”. Ma non capisce Zuglian che la soluzione di un problema di carattere sociale può favorire una fascia di popolazione  una volta si chiamava “classe sociale”) rispetto ad un’altra? Allora, efficaci per chi? Ogni scelta politica è discriminante. L’amico Zuglian non ha ben chiaro questo concetto, che è poi alla base di qualsiasi programma di politica sociale.

Se dovesse prevalere nel Partito democratico questa incapacità di analisi e di definizione di obiettivi di sinistra, sarebbe la sua fine. È proprio sul concetto di “sinistra” di stampo moderno che sarebbe doveroso aprire un grande dibattito, che non significa comunque qualunquismo. Attenzione che l’interclassismo di democristiana memoria si reggeva con successo sul diffuso cattolicesimo che permeava tutte la classi sociali. Ora, chi volesse ripercorrere un’analoga esperienza non avrebbe successo. Troppo è cambiato. Allora, su quale collante culturale o di interessi può contare il Pd?

Mi piacerebbe che nel programma di governo entrassero due obiettivi:

1) grande attenzione per le classi sociali più deboli (pensionati, giovani, famiglie indigenti, ecc.) con interventi tangibili, efficaci (questa volta ha un senso perché coglie un obiettivo ben riconoscibile che si colloca a sinistra) e che sarebbero apprezzati da tutto il popolo;

2) l’elaborazione di un grande progetto di sviluppo economico, con l’individuazione dei settori industriali su cui sviluppare innovazione di altissimo livello. Settori nuovi che andrebbero a sostituire quelli obsoleti (quindi senza perdita di occupazione, anzi, con un probabile suo incremento), con massicce riconversioni nei nuovi settori trainanti di aziende industriali/agricole/di servizi decotte o senza futuro nel campo in cui operano.

Tale progetto dovrebbe essere elaborato dal governo, dalle associazioni imprenditoriali, dai sindacati, dalle università attraverso i loro ricercatori (finalmente utilizzati in lavori produttivi); finanziato da risorse economiche pubbliche e private. Si realizzerebbe così l’unità del Paese produttivo in questa fase delicata per tutti. I benefici andrebbero a tutta la popolazione. E il futuro assicurato.

Basta chiacchiere, frasi fritte e rifritte, più proposte concrete che diano un segno di schieramento politico al nostro partito.

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