Associazioni lgbt, non siate i nostri peggior nemici

Diritti
epa04842780 Participants of the 20th Budapest Pride March in Budapest, Hungary, 11 July 2015. The march was part of the Budapest Pride events, which aim to raise awareness for the rights of lesbian, gay, bisexual, transgender and queer (LGBTQ) people.  EPA/BOGLARKA BODNAR HUNGARY OUT

Attaccare il ddl Cirinnà perché non contiene il matrimonio gay ostacola la prima affermazione dei nostri diritti. Anche la “formazione sociale specifica” è una dicitura che ci aiuta

Trovo davvero stupefacente il comportamento di alcune associazioni lgbt e di una piccola parte del mondo gay nei confronti del ddl Cirinnà che è tornato recentemente in discussione nella commissione giustizia del Senato. Non possiamo essere i peggior nemici di noi stessi. Non è giusto attaccare il Pd, la relatrici Cirinnà e il governo su modifiche necessarie e impercettibili o per partito preso. Prima c’era scetticismo “Renzi non la farà mai perché governa con Ncd”, “la Cirinnà non conta niente” e “o il matrimonio o niente!”.

Tutte frasi che danneggiano soltanto la comunità lgbt e rendono più difficile il percorso della legge. È difficile far capire che le parole del ministro Boschi (“Io sono per il matrimonio, ma è impossibile approvarlo in questo parlamento”) sono le stesse del premier e di larga parte del Pd. La traduzione che cerchiamo di far comprendere ai più è che prima di arrivare al matrimonio egualitario, in Italia, è necessario passare per un percorso preciso. E questo percorso prevede le unioni civili nel 2016, con questo Parlamento. Trovo assai ridicolo, inoltre, che si parli di legge ghetto. Prevedono gli stessi identici diritti del matrimonio e avviano lo Stato verso il riconoscimento futuro di una più completa adozione per le coppie omosessuali. Ma non possono essere complete come il matrimonio.

A parer mio è necessario un bagno di umiltà sopratutto di chi sforna, sui siti di cultura omosessuale, articoli filosofici contro questa legge. Bisogna ricordare a queste persone diverse cose. Intanto che il Pd sta facendo riforme strutturali molto importanti, ma anche molto impegnative dal punto di vista legislativo. E in tutto questo è riuscito a ricavare uno spazio per i nostri diritti. Ha vinto le resistenze di Ncd e della Cei, infatti Renzi è il primo premier che ha il coraggio di dire ai vescovi che “la legge si farà, fatevene una ragione”. La commissione sta lavorando sui 4000 mila emendamenti in modo efficace e il ministro Boschi è andata al Pride Village Padova (il primo ministro a un Gay village) a ribadire l’impegno del Governo sia sui diritti civili che sulla lotta all’omofobia nella scuola.

Inoltre la dicitura “formazione sociale specifica” non è una modifica nociva, anzi. Consente alla legge di passare dai diritti dei singoli ai diritti di una parte sociale riconosciuta dallo Stato per la prima volta. Ma sopratutto di incastonare la legge nell’articolo 2 della Costituzione e quindi di renderla notevolmente più forte e autorevole.

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