Ascoltiamo i più deboli, possiamo farlo restando uniti

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Elezioni Europee 2014 - Allestimento telecamere per l'attesa dei risultati nella sede del Partito Democratico, Roma 25 Maggio 2014. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Dalle amministrative è uscito un partito nuovamente spaccato in correnti. Se il Pd ricorda di essere una grande forza riformista può cambiare l’Italia e l’Europa

La Gran Bretagna è fuori dall’Unione europea. Questo dovrebbe spingere tutti, nessuno escluso, a fare una profonda riflessione su quanto sta accadendo intorno a noi. Dovrebbe spingere i leader europei ad adottare politiche lungimiranti per salvare il sogno degli Stati Uniti d’Europa. Dovrebbe spingere il Pd, il più grande partito di Italia – dalle ultime elezioni europee – anche il maggior gruppo all’interno del Pse a cambiar passo, a continuare sulla strada delle riforme e del cambiamento.

Sono profondamente convinto che il destino dell’Italia e dell’Europa dipenderà anche da noi, dalle nostre scelte, dalla nostra capacità di poter incidere maggiormente nelle politiche interne e non. Abbiamo dimostrato di esserne all’altezza, di avere le capacità e le giuste competenze. Ma questo sarà possibile se riusciremo a ristabilire l’armonia all’interno del nostro partito.

Le ultime amministrative ci hanno consegnato un partito spaccato all’interno, dominato sempre più da correnti. Ma mi chiedo, davvero hanno motivo di esistere queste divisioni rispetto al progredire della storia, ai mutamenti dell’Europa e del mondo? Mi auguro che vi sia un maggior dialogo, che si discuta e ci si confronti sempre più, ma senza perdere mai di vista quale dovrebbe essere l’obbiettivo prioritario del Partito democratico: cambiare lo stato delle cose, offrire un’opportunità di futuro ai giovani e alle fasce più deboli.

Questo sarà possibile, se riusciremo ad ascoltare i ceti più deboli, se sapremo affrontare questa ventata di nazionalismi e populismi che soffia nel Paese, sfidandoli dal lato del cambiamento. Sarà possibile se riusciremo ad intercettare le preoccupazioni e gli affanni delle periferie, trasformandole in luoghi centrali nella vita di un Paese.

Siamo un grande partito, questo non lo possiamo e non lo dobbiamo dimenticare. Andiamo oltre le fratture interne e i giochi di correnti. Guardiamo al futuro, consapevoli del nostro passato e della nostra identità: un grande partito riformista. Non rischiamo di rimanere ai margini della storia, perché impegnati in una lotta interna che non interessa proprio a nessuno. Ritroviamo la nostra unità, perché – questa è una certezza- se cambieremo noi per primi, cambierà anche il nostro Paese e l’Europa. Non lasciamo l’Italia in mano ai populisti. L’Italia stessa ce lo chiede. Basta saper ascoltare.

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