Ascolterò il messaggio delle amministrative, ma evitiamo polemiche sulle poltrone

Pd
Il presidente del consiglio Matteo Renzi durante la conferenza stampa nella sede del Partito Democratico sui risultati delle elezioni amministrative comunali, Roma, 06 giugno 2016. ANSA/ANGELO CARCONI

Il Pd deve caratterizzarsi per le cose che propone, non per le proprie divisioni interne

1. Dopo i ballottaggi

I risultati delle amministrative hanno aperto una grande discussione sulla stampa e dentro al Pd. Io penso che sia giusto dire la verità, sempre. I risultati nazionali sono a macchia di leopardo, con vittorie e sconfitte di tutti e tre gli schieramenti (Centrosinistra, Centrodestra, Cinque Stelle). Tuttavia l’eco dei successi dei Cinque Stelle è molto forte, non solo sui media. Perché se perdi a Roma dove è accaduto ciò che sappiamo, te lo aspetti. Se perdi anche a Torino dove per giudizio condiviso il sindaco uscente ha governato bene, scatta il campanello d’allarme. In alcuni comuni, dunque, i Cinque Stelle hanno interpretato meglio di noi la richiesta di cambiamento che proveniva dalla società. E hanno vinto, in modo netto.

Non si deve minimizzare, è vero. Ma non si può nemmeno drammatizzare.

Non è la prima volta del resto che in un ballottaggio si verificano sorprese. Nel pieno della luna di miele 2014, quindici giorni dopo il 41% delle Europee, il Pd perse per la prima volta dopo decenni Potenza, Perugia e Livorno. Perse Padova che aveva governato a lungo. E perse al ballottaggio, dopo aver vinto quasi sempre nettamente al primo turno.

Le tante belle vittorie che il centrosinistra ha riportato – a cominciare dalla Milano di Beppe Sala che fino a domenica era considerata la città simbolo di questa tornata elettorale – sono comprensibilmente passate in secondo piano.

Oggi in molti mi chiedono di ascoltare con attenzione il messaggio di queste amministrative. Accolgo volentieri il suggerimento. Penso utile che il Pd e il governo cerchino di capire come e dove possiamo fare meglio. Ci si apra di più al territorio, alle riflessioni e alle critiche dei cittadini, ai suggerimenti degli amministratori locali e dei circoli. E le email, tante e quasi sempre molto belle, che mi state inviando a matteo@governo.it mi sono davvero utili in questa direzione. Non credo però che questa discussione – seria e bella come tutte le discussioni vere – possa essere rimpiazzata dalla classica polemica sulle poltrone in segreteria o sul desiderio delle correnti di tornare a guidare il partito. Non credo ai caminetti: apriamo le finestre, spalanchiamole, altro che caminetti. Parliamo, certo: ma con gli italiani e degli italiani, non dei nostri equilibri congressuali.

Il Pd deve caratterizzarsi per le cose che propone, non per le proprie divisioni interne. Possiamo parlare di crescita e di diseguaglianze, di diritti civili e terzo settore, di stabilità istituzionale e lavori a tempo indeterminato, di tassazione e di energie rinnovabili, di innovazione e merito nella pubblica amministrazione, di immigrazione e flessibilità europea. Non di spartizioni interne alle correnti come avveniva in passato. Mi emoziono davanti a una email di un ragazzo che firma finalmente un contratto a tempo indeterminato, uscendo dalla precarietà, ma non riuscirò mai a emozionarmi davanti alle piccole discussioni autoreferenziali di chi briga per un posto in più.

Quanto ai Comuni: in bocca al lupo a tutti i sindaci che hanno vinto, tutte e tutti. Compresi quelli degli altri partiti, ovvio: l’interesse del Paese è che le cose possano andare meglio, in tutte le città. Per noi prima di tutto viene l’Italia. E dunque il governo – come è logico e ovvio – è pronto a collaborare con tutte le amministrazioni elette, con lealtà e collaborazione istituzionale.

2. Dopo di Noi

Il clima da campagna elettorale ha purtroppo impedito di valorizzare a sufficienza uno dei risultati parlamentari più importanti di questa legislatura: l’approvazione definitiva della legge sul Dopo di Noi. La legge sul Dopo di Noi è una legge che parte dal basso, dal racconto delle famiglie con figli disabili e dalle esigenze di vita delle cittadine e dei cittadini disabili. Qui il link al video che spiega tutto nel dettaglio (ci sono cifre e tutte le novità introdotte dalla legge).

E qui sotto un messaggio che parla da solo:
“Caro Presidente, adesso che il Dopo di noi è legge posso dire che l’Italia ha compiuto un gesto di civiltà. Ho a lungo accarezzato l’idea di scegliere per me e mio figlio una clinica svizzera dove compiere l’ultimo gesto insieme. Non vedevo un futuro per lui senza di me. (…) Adesso so che non è più così. Tremo ancora al pensiero di cosa gli accadrà quando io non ci sarò più, ma almeno adesso c’è una strada. Non la ringrazio perché questo era semplicemente il vostro dovere. Ma condivido con lei questo mio pensiero. Buon lavoro”.

Se stiamo facendo così tanto sul tema ampio dei diritti, dal Terzo settore alle Unioni civili, dal Dopo di Noi alla legge sull’autismo, dalla Cooperazione internazionale alle misure sulla povertà educativa è perché pensiamo che i valori dell’Italia vadano oltre i valori economici. Mi piacerebbe riuscire a portare di più la discussione su questi temi, non solo sulle questioni di governo e sottogoverno. Perché raramente si sono fatte così tante cose su realtà così delicate. Devo credere che decisioni così importanti per il futuro della nostra comunità non interessino? Impossibile. Forse sbaglio io, perché non riesco a presentarle come dovrei. Ma queste sono le cose che valgono. E su queste dobbiamo farci sentire di più.

3. La Russia

Ho guidato la delegazione italiana al Forum Economico di San Pietroburgo. Abbiamo firmato accordi per oltre un miliardo di euro, nel rispetto delle vigenti normative internazionali. Per tutti quelli che parlano di Russia, di sanzioni, di politica internazionale del nostro governo qui trovate il mio intervento introduttivo: ho cercato di esporre in modo sintetico le linee guida della iniziativa italiana in russa, e il ruolo che stiamo giocando e che vogliamo giocare.
Leggo volentieri le vostre considerazioni in merito: matteo@governo.it

Aggiornamenti volanti:

Il decreto legislativo contro i furbetti che timbrano il cartellino e se ne vanno è finalmente approvato. Come pure quello sulla conferenza dei servizi. Due tasselli del mosaico della pubblica amministrazione promessi da tempo – nel mio caso addirittura dalle primarie del 2012 – e finalmente ufficiali. Si fa sul serio, davvero.

Migliaia di persone hanno potuto condividere con la comunità del Pd il sollievo dell’ultima rata di Imu-Tasi per la prima casa. Ai tavolini che abbiamo organizzato il 16 giugno abbiamo raccolto molti commenti positivi ma anche le critiche di chi dice che aver tagliato l’Imu serve solo ai super ricchi. Vorrei ricordare che tre cittadini su quattro proprietari di case appartengono al ceto medio del nostro Paese. Ceto medio. Che è quello che soffre di più le stridenti disuguaglianze del nostro tempo.
Per chi ha tempo e voglia di approfondire qui sul sito del governo.

Continua su www.bastaunsi.it la raccolta di disponibilità per fare del referendum costituzionale un grande momento di confronto democratico sul merito di una riforma che è semplicemente fondamentale per il futuro dell’Italia. Abbiamo chiesto una mano anche a livello economico, con piccole donazioni a cominciare dai 5-10 euro e abbiamo superato quota 23 mila euro in pochi giorni. A tutti quelli che in queste ore mi scrivono per incitare, per chiedere di non mollare, per offrire sostegno voglio chiedere innanzitutto questo: facciamo comitati, raccogliamo le firme (dobbiamo arrivare a quota cinquecentomila entro i primi giorni di luglio), diamo una mano a livello economico (per chi può). Chi vuole dare una mano al grande progetto di cambiamento del Paese sa che questa è l’occasione. Il mondo cambia veloce, fuori di noi e l’unico modo perché l’Italia sia capace di produrre cambiamento, e non solo rincorrerlo, è avere istituzioni più semplici. Più efficaci. Più sobrie e giuste. Senza questa riforma, torneremmo all’ingovernabilità. Agli inciuci del giorno dopo. Chi ha voglia di dare una mano lo faccia adesso: www.bastaunsi.it.
Pensierino della sera. Oggi il quotidiano inglese The Guardian pubblica un mio articolo sulla Brexit, un caldo invito ai nostri amici britannici a riflettere bene su un eventuale no all’Europa. Ma al di là delle mie parole quello che mi colpisce moltissimo è la foto che ritrae una giovane mamma, il marito, i due figli. Lei è Jo Cox, deputata laburista, fortemente impegnata per le ragioni di chi vuole restare in Europa. E in questa immagine la vediamo sul Tamigi con i propri figli in una iniziativa di campagna elettorale. Appena qualche ora dopo questa giovane mamma, una mia coetanea, una nostra concittadina europea di passaporto britannico è stata uccisa da un estremista fanatico. Il marito, Brendan Cox, ha scritto cose molto belle, denotando grande forza d’animo. Ma tutte le volte che penso a Jo – prima del referendum – mi viene in mente l’immagine dei suoi figli, bambini cui è stato negato un futuro con la mamma in nome di una cultura di odio e di disprezzo dell’altro. Fare di tutto per affermare le ragioni del dialogo, del rispetto, dell’ascolto, della tolleranza. Fare di tutto perché quei bambini possano vivere in una cultura di non violenza, la stessa cultura per la quale Jo Cox ha vissuto e ha amato.

Post-Scriptum. Non so quanti siano i candidati alla Maturità che leggono le enews. E comunque anche se sono iscritti alla newsletter penso che oggi pomeriggio avranno altri pensieri, non l’E-News. Ma se qualche maturando è arrivato fin qui mi piacerebbe sapere cosa pensa delle tracce di stamattina, le tracce della prima prova. A me piacciono molto. E a voi? matteo@governo.it

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