Un’arma in più per i democrats

Usa2016
FILE - In this Feb. 27, 2016 file photo, Republican presidential candidate Donald Trump pauses during while speaking at a rally in Millington, Tenn. Tough talk about torture is a guaranteed applause line for Donald Trump on the GOP presidential stump. Trump has repeatedly advocated waterboarding, an enhanced interrogation technique that simulates the feeling of drowning. (ANSA/AP Photo/Andrew Harnik, File)

La nomination di Donald Trump alle primarie americane chiarisce il quadro

La ormai quasi certa nomination di Donald Trump alle primarie americane dopo il secondo SuperTuesday del 3 maggio ha il merito di rendere chiaro quale sarà il quadro della campagna elettorale delle presidenziali. È vero che una ondata di preoccupazione si propaga tra l’establishment repubblicano.

Come è vero che sono tanti quelli che lo temono come presidente americano. Eppure ci sono alcune ragioni per ridimensionare queste preoccupazioni. Da un lato, i numeri degli elettori che decidono le elezioni presidenziali sono diversi da quelli che finora hanno determinato il successo di Donald Trump. Mentre alle primarie la mobilitazione di gruppi molto omogenei di elettori estremi può portare al successo, lo stesso non accade alle presidenziali. Il messaggio di un candidato presidente, soprattutto se repubblicano, deve essere più ampio dell’elettorato tradizionale.

Le due vittorie di Obama sono state determinate dalla capacità di mobilitare, oltre al tradizionale elettorato democratico, tre gruppi di elettori: i Millennials, le donne e le comunità di immigrati, a partire dagli ispanici, che tradizionalmente non erano maggioranza nell’elettorato americano ma che con i cambiamenti demografici stanno diventando sempre più determinanti. Il miliardario di New York ha la propria roccaforte elettorale in più della metà del 25-30% di elettori bianchi, principalmente maschi, che votano alle primarie repubblicane. Il suo esordio politico a luglio, con un commento razzista contro gli immigrati dal Messico e i continui attacchi sessisti contro giornaliste e persino contro la Clinton saranno certamente utilizzati in campagna elettorale come il principale strumento per mobilitare l’elettorato democratico contro di lui.

Trump sarà la migliore arma di campagna elettorale dei democratici: laddove Hillary Clinton fatica a scaldare i cuori democratici, interverrà una efficace campagna non a suo favore, quanto volta a contrastare Trump. In secondo luogo, il candidato selezionato dalle primarie durante la campagna elettorale deve confrontarsi con la realtà dei problemi: le sparate populiste che tanto hanno divertito durante le primarie dovranno essere sostituite con proposte per il governo di quella grande potenza che sono gli Stati Uniti. In questo processo l’appeal di Trump potrebbe essere in parte ridimensionato: a testimonianza del fatto che forse Trump non è così preoccupante come sembra oggi.

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