“Arancioni” contro “rossi” la sfida è tutta interna a Sel

Sinistra
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Sinistra italiana ha rotto la compagine di centrosinistra schierando Fassina a Roma e Airaudo a Torino

La discussione in seno a Sel, l’avrebbero definita i comunisti di alcuni decenni fa, è «franca e fra compagni». Tradotto, è molto tosta. E infatti il coordinatore di Sel Nicola Fratoianni ha usato un’espressione in stretto politichese, di sapore forlaniano («Un contributo importante verso il quale nutriamo rispetto e interesse») per significare che quel contributo per lui, a dire poco, è fumo negli occhi. Già, perché il sasso che ieri Giuliano Pisapia, Marco Doria e Massimo Zedda, i sindaci “arancioni” di Milano, Genova e Cagliari, in effetti ha agitato le acque stagnanti della discussione a sinistra, finora ferme sulle reciproche accuse di cedimento alla destra o di estremismo di sinistra.

I tre sindaci hanno riaperto un discorso comune sulle prossime amministrative sostenendo in sostanza una cosa semplice semplice (ma già Brecht diceva che il comunismo è la semplicità difficile a farsi): e cioè che bisogna provare a giocare insieme la stessa partita. Non sfugge che si tratti di un atteggiamento ben diverso da quello della Sel ufficiale (o Sinistra italiana), quella che aveva subito schierato Stefano Fassina a Roma e Giorgio Airaudo a Torino come simbolo della rottura pregiudiziale con il Pd.  Ci troviamo di fronte dunque ad una nuova posizione che emerge dentro Sel-SI: una Sel “arancione” che si colloca nel centrosinistra, che dialoga-compete con il Pd, che è pronta a fare un passo indietro laddove i suoi candidati dovessero perdere le primarie per mano di un altro candidato magari gradito al Pd. Perché il punto, alla fine, è esattamente questo: riconoscere come proprio il perimetro dell’alleanza di centrosinistra e misurare all’interno di esso, nelle primarie aperte, la consistenza della propria e dell’altrui consenso.

E’ particolarmente importante che a sottoscrivere l’appello “arancione” ci sia Giuliano Pisapia, che ha scelto di chiudere così una serie di polemiche non sempre comprensibili predisponendo la sua area a fare delle primarie milanesi del 7 febbraio un bella e sana competizione. Non è dunque solo una posizione di buon senso (se vuoi battere destra e grillini devi unire le forze) ma anche l’espressione di una valutazione diversa sul Pd e il governo Renzi. Mentre Fratoianni e la maggioranza “rossissima” di Sel leggono nell’azione del governo una variante delle politiche della destra mondiale, l’approccio di Pisapia, Doria e Zedda (ma anche di parlamentari come Fava, Stefàno e altri) è sì critica ma non tranchant, riproponendo piuttosto la questione di una alleanzacompetizione con il Pd che poggi sui contenuti più che su “duelli” verbali e lotte elettorali. Può darsi che a favorire l’emersione di questa nuova linea sia stata anche la sconfitta della sinistra francese al primo turno delle regionali e l’ansia di recuperare un certo spirito gauchiste: nulla di male, anzi, anche se bisognerebbe in ogni caso uscire da una logica tutta difensiva della alleanze, che magari ti fa anche vincere ma non ti dà poi garanzie sulla capacità di governare. Il centrosinistra, in questo senso, ha già dato (chiedere a Romano Prodi). E tuttavia, detto in parole ancora più semplici, lo schema Pisapia-Doria-Zedda rappresenta un’alternativa alla linea neo-rifondarola di Cofferati o di Fassina e la semplice adesione al percorso del Pd: una strada interessante che varrà la pena di seguire e, da parte di questi protagonisti, di coltivare.

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