Anticlericale ma a suo modo religioso. Il complesso rapporto fra Pannella e la Chiesa

Politica
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I tanti scontri con il Vaticano ma anche la sintonia con un papa come Bergolgio

Marco Pannella che ringrazia il Papa sull’aborto: sembra impossibile, quasi un ossimoro, invece è accaduto lo scorso settembre. A pochi mesi dall’inizio dell’Anno Santo della misericordia infatti, Bergoglio rese noto che a tutti i preti del mondo era concesso, in via straordinaria, di perdonare anche il peccato di aborto.

Il pontefice parlò inoltre della sofferenza della donna e in omaggio a una concezione della Chiesa orientata all’accoglienza del peccatore, alla comprensione del suo cammino più che alla sua punizione, prese fra le altre questa decisione. “Ringrazio Papa Francesco per le parole di perdono sul tema dell’aborto – affermò Pannella – siamo in completa sintonia: occorre valorizzare la consapevolezza del momento del concepimento”, cioè “la responsabilità” di chi mette al mondo un bambino. “L’aborto – aggiunse – è stato a lungo e per troppo tempo di massa e scandalosamente clandestino, un cancro per la nostra società. E il fatto che il Papa si sia rivolto ai sacerdoti chiedendo di perdonare chi ha abortito è un atto rivoluzionario e fondamentale”. “Grazie papa Francesco – affermò ancora – credo che tu stia dando un contributo fondamentale che commuove e commuoverà noi, la nostra specie e il mondo in cui operiamo e viviamo”.

Una raffigurazione forse un po’ troppo superficiale e didascalica ha fatto di Pannella una sorta di mangiapreti, l’anticlericale per eccellenza, il nemico numero uno della Chiesa affiancato dall’agguerrita pattuglia di radicali che ha percorso la storia italiana del dopoguerra. Le cose non stanno esattamente così.

Intanto c’era il rispetto per il credente, per chi aveva fede in Dio, una fede che mai oggetto di disprezzo o derisione. “I suoi avversari – ci racconta Benedetto Marcucci, militante radicale e amico del leader appena scomparso – erano gli indifferenti non chi credendo in Dio e aveva quindi una fede diversa dalla sua”. Inoltre, nell’esperienza e nella storia di “Pannella c’è un dato spirituale molto forte, si pensi per esempio al modello del digiuno, del satyagraha, che ha che fare con la spiritualità orientale”; attraverso il digiuno così concepito si mette in atto “una sorta di offesa al proprio corpo, di rinuncia estrema, che può indurre l’avversario, chi la pensa diversamente, al dubbio, all’accoglienza di un’idea, al dialogo”. “Naturalmente poi – spiega ancora Marcucci – negli ultimi anni è stato molto attratto da questo papa, dalle cose che diceva”.

Un fatto emerso una volta di più, sempre in concomitanza con l’indizione dell’anno giubilare, quando il Papa chiese un gesto di clemenza e perdono per quanti soffrivano in carcere, vale a dire un provvedimento di amnistia da parte dei governi di tutto il mondo. Pannella invitò il Papa nella sede dei radicali, a pregare insieme, ciascuno “nei suoi modi, per l’amore nel mondo. Qui abbiamo avuto anche il Dalai Lama, sarebbe bellissimo che Papa Francesco venisse qui anche a vedere i nostri manifesti e la nostra storia, la testimonianza delle nostre marce di Natale, di Pasqua. Capirebbe che siamo da sempre stati in sintonia”. Non si può poi dimenticare l’intesa che più volte si stabilì fra gli ultimi pontefici e i radicali in relazione al tema dell’abolizione della pena di morte.

D’altro canto Pannella ‘detto Marco’, come si leggeva sulle liste elettorali appese fuori dai seggi, in realtà si chiamava Giacinto, come un suo zio prete, di stampo liberale, cui a Teramo è dedicata una strada e che ne influenzò la formazione. Non per caso di papi l’ex leader radicale se ne intendeva, come raccontò in un’intervista al settimanale “Chi” di circa un anno fa.

Non va dimenticato, ancora, che papa Francesco lo aveva chiamato al telefono dopo un difficile intervento chirurgico. Fra digiuni e malattia, il fisico di Pannella era parecchio logorato, ma Bergoglio, raccontò allora l’esponente radicale, “è l’unico che non mi abbia sgridato per come io tratto il mio corpo. Anzi mi ha detto: ‘Sia coraggioso, vada avanti così’. Perché aveva capito”.

Francesco “è il terzo Pontefice – aggiunse – con cui ho buoni rapporti. Giovanni Paolo II, il ‘polaccone’ come lo chiamavo io, lo sentivo spesso. Quanto a Ratzinger, beh, sapevo che ci avrebbe stupito. Io sono anticlericale, è vero. Sulle cose concrete, però. Il mio spirito è religioso”. Quindi il ricordo dello zio: “Ho sempre avuto rapporti splendidi con le suore. Mio zio, poi, era sacerdote e sono cresciuto con quei sentimenti, con quei valori. Per questo le nonne cattoliche si riconoscono in noi. Perché noi radicali ci siamo sempre battuti per la vita, per i temi etici e sociali, non per la politica”.

Certo può stupire, ora, tutto questo: una consuetudine con l’esperienza religiosa, un dialogo così aperto con la Chiesa da parte dell’uomo che più di altri ha interpretato scelte politiche verso le quali i vescovi hanno manifestato un’opposizione a volte feroce.

E in effetti non ci sono stati solo il divorzio o l’aborto a segnare la storia di Pannella, in tempi più recenti i radicali si sono schierati a favore dell’eutanasia, della ricerca scientifica libera sugli embrioni e naturalmente a sostegno delle unioni civili fra persone dello stesso sesso. I casi di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby restano emblematici di tale contrasto.

Inevitabili sono stati dunque le frizioni, i conflitti, gli scontri dialettici. D’altro canto Pannella combatteva soprattutto il clericalismo, la trasformazione della fede in ideologia e potere, mentre sapeva convivere e confrontarsi con diverse sensibilità e visioni culturali o spirituali.

Era per questo particolarmente fiero di quei cattolici che scelsero di votare a favore del divorzio nel 1974, non tanto perché credevano superata la legge della Chiesa o la sua morale, ma perché ritennero di dover ad altri, con il proprio voto, la possibilità di scegliere diversamente. Avversario del bigottismo cattolico come di quello comunista, e del bigottismo che si porta dietro ogni forma di potere – in questo forse è rintracciabile un’altra forma di spiritualità che lo avvicina come pure è avvenuto, a Pier Paolo Pasolini – Pannella non odiava i preti, né tanto meno chi aveva una fede, ma inevitabilmente si scontrò con il peso e l’influenza che la Chiesa aveva esercitato a lungo sulla vita sociale e civile del Paese. Non per questo non riconobbe nell’umanesimo cristiano un tratto fondamentale della cultura del nostro tempo.

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