Ancora molto da fare, ma la svolta c’è

Dal giornale
Una delegazione di operai della Whirlpool insieme al sindaco di Carinaro (Caserta) Marianna dell'Aprovitola, incontra a Salerno il presidente del Consiglio Matteo Renzi, 22 maggio 2015. ANSA/ PALAZZO CHIGI .- TIBERIO BARCHIELLI   +++ ANSA PROVIDES ACCESS TO THIS HANDOUT PHOTO TO BE USED SOLELY TO ILLUSTRATE NEWS REPORTING OR COMMENTARY ON THE FACTS OR EVENTS DEPICTED IN THIS IMAGE; NO ARCHIVING; NO LICENSING +++

Solo con il sudore e la fatica di quelle riforme che da troppi anni attendono di essere realizzate salveremo il sud

Se compito della politica è migliorare le condizioni di vita dei cittadini, l’attenzione sulle condizioni del Mezzogiorno deve essere la bussola di ogni buona politica. Che non può svegliarsi soltanto per l’anticipazione del rapporto di un prestigioso centro studi come lo Svimez.

E non è un caso che proprio per questo, da un anno a questa parte, il Governo abbia lavorato molto sul Sud. Basti ricordare l’impegno per la risoluzione di tante vertenze volte a garantire il mantenimento dei livelli occupazionali: dall’Ilva di Taranto, alla Fiat di Pomigliano e Melfi, all’Eni a Gela e in Basilicata, alla Whirlpool in Campania, o ancora all’Alenia Aermacchi in Puglia e Campania. O tener presente che delle decine di contratti di sviluppo sottoscritti da Invitalia, l’80% riguardano Sicilia, Campania, Puglia e Basilicata. E ancora, le azioni volte a recuperare il divario digitale nel Sud con interventi volti a garantire una connettività di qualità.

È da questi fatti, non da impegni solo annunciati, che la discussione deve partire. Perché i centri studio hanno l’onere di rappresentare i dati, la politica la responsabilità di agire per cambiare le cose. Questo è lo spirito col quale dobbiamo affrontare la discussione della Direzione sul Mezzogiorno.

La cosiddetta “questione meridionale” è antica. Gramsci, già nel 1916, aveva capito che quel che serviva era una iniziativa politica generale, non altro. «Il Mezzogiorno – scriveva – non ha bisogno di leggi speciali e di trattamenti speciali. Ha bisogno di una politica generale, estera ed interna, che sia ispirata al rispetto dei bisogni generali del Paese, e non di particolari tendenze politiche o regionali». Poche parole, ma chiare.

Solo una costante iniziativa politica di riforme complessive può aiutare il Mezzogiorno. Non un “piagnisteo” a orologeria, appunto, un risveglio dell’indignazione a ogni nuova diffusione di dati.

Alle tante criticità, che nessuno deve sottovalutare, del Mezzogiorno, si accompagnano anche tante eccellenze. Pensiamo alla MerMec di Monopoli, che fornirà il know how per la sicurezza ferroviaria del Giappone. Pensiamo alla Geocart di Potenza, a Blackshape di Monopoli. E poi la riapertura della “Grande Palestra” di Pompei dopo 7 anni di lavoro, la designazione di Matera a ricoprire l’ambito ruolo di Capitale Europea della Cultura per il 2019.

Innovazione e cultura. Sono i cardini di una visione complessiva del Mezzogiorno che vanno supportati da investimenti per infrastrutture logistiche e digitali, senza le quali si rimane ai margini del mercato globale. Innovazione e cultura vanno supportati con una pubblica amministrazione che rivoluzioni il suo rapporto con cittadini e imprese. E questo si può realizzare anche facendo del digitalfirst la cifra di tutta l’azione amministrativa.

Ingiustificate lungaggini burocratiche, l’incapacità di dare risposte definitive, la poca trasparenza dei procedimenti sono stati l’ostacolo a investimenti privati anche e soprattutto nel Mezzogiorno. Per questo la coraggiosa riforma della P.A. iniziata dal Governo è uno dei principali tasselli di cui aveva bisogno il meridione.

È con questa visione generale che la politica deve intervenire: perché il destino del Meridione e il destino del Paese sono strettamente intrecciati. Per rendersene conto, basterebbe guardare i recenti dati del centro Studi ricerche Mezzogiorno secondo i quali, senza il contributo delle imprese del Sud, nel settore abbigliamento e moda il posizionamento dell’Italia passerebbe nella classifica mondiale dal secondo al quarto posto per valore complessivo dell’export.

Non è quindi con l’avversione di Maroni e Salvini o le solite suggestioni assistenzialistiche del M5S che potremo far uscire il Sud e l’Italia intera dalla crisi. Ma solo con il sudore e la fatica di quelle riforme che da troppi anni attendono di essere realizzate.

Vedi anche

Altri articoli