Anche quelle lgbt sono famiglie. Alcuni cattolici lo capiscono già

Diritti
epa04823180 A woman gestures the V sign as she holds the rear of a large-scale pride flag along 5th Avenue during the annual 2015 New York City Pride March in Manhattan, New York, New York, USA, 28 June 2015. Gay and lesbian couples in the United States have a constitutional right to marry in all 50 states, the Supreme Court ruled on 26 June. The 5-4 decision was greeted by gay rights activists and US President Barack Obama, who declared it 'a victory for America.'  EPA/JOHN TAGGART

Raccontare storie personali è il modo migliore per comunicare le campagne per i diritti civili

Quali sfide attendono a livello comunicativo la battaglia per i diritti lgbt? La sfida più difficile e da cui partire è quella di non cadere nella polarizzazione della tematica.

Chi è contro l’estensione dei diritti gioca sul terreno della polarizzazione “famiglia tradizionale” vs. “diritti lgbt” perché garantisce un frame comunicativo chiaro e che arriva immediatamente a tutti. Esempio mediaticamente perfetto è stata l’uscita del ministro Alfano qualche mese fa contro l’estensione della pensione di reversibilità alle coppie gay dando numeri eclatanti.

Per scardinare questa impostazione bisogna iniziare a costruire una propria narrazione, parlando di famiglia e dei diritti della famiglia, andando a raccontare i tagli che nel corso degli anni proprio chi dice di battersi per la “famiglia tradizionale” ha fatto. Cioè “noi siamo famiglia, sappiamo le difficoltà che incontrano tutte le famiglie in un periodo di crisi” inquadrare a livello narratologico le storie delle famiglie, raccontare l’amore, la normalità e la quotidianità di essere famiglia, dal fare la spesa al vivere nella propria comunità.

Raccontare storie personali, che permettano di identificarsi e di trovare somiglianze con la propria storia. Insomma creare un proprio terreno comunicativo su cui portare a giocare chi è contro l’estensione dei diritti, andando a scegliere strategicamente le leve comunicative adatte.

Altro passaggio necessario è quello di coinvolgere il maggior numero di persone a sostegno della causa, per fare questo è necessario rivolgersi anche a soggetti organizzati non lgbt, la coalizione #LoStessoSi va in questa direzione, questo per riuscire a ingaggiare il maggior numero di persone che diventano gli “spingitori” dalla base della causa verso istituzioni e politici.

Un tema da affrontare e importantissimo per il contesto italiano è il fatto che i cattolici sul tema non sono assolutamente un fronte unico, moltissime persone che si definiscono credenti e praticanti sono favorevoli all’estensione dei diritti. Sul Family Day ho letto molti titoli di giornali che scrivevano “cattolici in piazza”. Ecco, magari partire dal fatto che erano una parte di cattolici, la parte più conservatrice.

Coinvolgere quelle realtà cattoliche a favore dei diritti diventa importante e inquadrare comunicativamente in modo strategico può aiutare queste realtà a prendere posizione, inoltre questo andrebbe a togliere a) la pretesa della parte contraria ai diritti di rappresentare e di farsi rappresentante dei cattolici; b) l’alibi del “c’è la chiesa in Italia che non vuole” per quei politici che si dichiarano a favore però poi non spingono sufficientemente la tematica.

Ecco perché in Italia iniziare a ragionare, in un periodo in cui la politica grazie al ddl Cirinnà discute del tema, di come comunicare i diritti diventa fondamentale.

(foto Ansa)

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