Anche il Pulitzer racconta l’esodo

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In this Nov. 1, 2015 photo by Sergey Ponomarev, migrants arrive by a Turkish boat near the village of Skala, on the Greek island of Lesbos. Ponomarev, Mauricio Lima, Tyler Hicks and Daniel Etter, of The New York Times, won the Pulitzer Prize for breaking news photography for photographs that captured the resolve of refugees. Thomson Reuters staff also won for photos of migrants covering hundreds of miles. (Sergey Ponomarev/The New York Times/Columbia University via AP)

Un gruppo di giornalisti del New York Times ha vinto il premio per le breaking news fotografiche

Il grande esodo colpisce, con le sue immagini e i suoi racconti, anche Il Pulitzer, alla sua centesima edizione. Una famiglia d’immigrati si muove, in mezzo a disagi e ostilità, dal Mediterraneo fino alla Svezia: questo cammino del dolore è stato raccontato con le foto da un gruppo di giornalisti del New York Times. A loro è andato, giustamente, il premio per le breaking news fotografiche. Il team era composto da Mauricio Lima, Sergey Ponomarev, Tyler Hicks e Daniel Etter.

A colpire, in particolare, sono state le immagini di Ponomarev e Lima sulla famiglia siriana, i Majid, protagonista della toccante fuga dalla guerra. La prima parte del viaggio, attraverso i Balcani, è stata documentata dal russo Ponomarev mentre l’ultimo tratto, da Belgrado a Trelleborg in Svezia, è stato documentato dal brasiliano Lima. Il servizio racconta, per immagini, i quaranta giorni di viaggio fatto con tutti i mezzi possibili: dalla barca al treno, dai bus ai lunghissimi tratti fatti a piedi.

Appresa la notizia del premio, Ponomarev ha commentato: «Quel fiume di umanità sembrava un esodo biblico. L’effetto delle migrazioni si sentirà per decenni». L’altro vincitore Lima, e stato raggiunto dalla notizia della vincita, nella campagna svedese mentre giocava con i bambini Majid (adesso lo chiamano zio) ed è scoppiato in un lungo pianto, ripercorrendo, in quell’attimo, le sofferenze della famiglia alla disperata ricerca di una nuova casa. Sempre per le fotografie sui migranti, il premio è stato assegnato anche alla Reuters: le immagini, in questo caso, ritraggono gli sbarchi sulla costa greca. In generale i premi di questa edizione hanno teso a segnalare la tendenza di un ritorno alle forme classiche del linguaggio giornalistico, come il fotogiornalismo , il reportage e l’inchiesta.

Una sottolineatura particolare per il ruolo che in questa fase rivestono le fotografie in un giornalismo che, con i nuovi media, torna a preferire l’intreccio tra immagine e testo scritto, tra testo e paratesto. Il New York Times, ha vinto il premio per il miglior reportage internazionale con Alissa J Rubin che ha scritto una storia sulle donne afghane; l’agenzia stampa Ap con un’inchiesta sullo sfruttamento del lavoro mentre il Washington Post è stato premiato per il suo database sulle uccisioni da parte della polizia.

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