Anche il divertimento è una cosa seria. 84 anni di decreto regio, #lavoltabuona per cambiare

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Siamo a un bivio, fra l’utilità di aprire finalmente un dibattito e l’inutilità di stopparlo sul nascere per paura, perbenismo o benaltrismo

Diciamolo chiaramente. Nessuno ha mai confuso la lotta all’abuso di sostanze stupefacenti con l’art. 100 del Tulps, nessuno ha mai pensato che il Questore di Rimini abbia chiuso il locale se non perché ha ritenuto doveroso applicare una legge dello Stato. Il Presidente del Codacons, Carlo Rienzi, scriveva ieri un articolo sull’Huffington Post sostenendo che “dj sconosciuti” (come Claudio Coccoluto o Ralf, la storia della musica elettronica italiana per intenderci) o personaggi dello spettacolo abbiano, di fatti, sconvolto i piani della discussione.

Io, la confusione, semmai la vedo provenire da altre parti. O forse non è confusione, ma la volontà di “rimanere dentro gli schemi”, quando invece penso che sia sacrosanto, vista la situazione, affrontare finalmente l’argomento “droga”. Siamo a un bivio, fra l’utilità di aprire finalmente un dibattito e l’inutilità di stopparlo sul nascere per paura, perbenismo o benaltrismo.

Scegliamo la prima strada e discutiamo. Informiamo sull’uso e sugli effetti delle droghe “pesanti”, lavoriamo sulla prevenzione, cominciamo a legiferare una serie di norme che aiutino i locali a impedire l’ingresso di pusher e a salvaguardare i genitori dalla paura di mandare un figlio in discoteca o fuori con gli amici e non rivederlo più. E’ come se ci fossimo svegliati tutti da un brutto sogno che invece pare essere realtà. E’ come se avessimo scoperto solo due settimane fa che certe sostanze uccidono, anzi, che certe sostanze esistono.

Ma queste sostanze sono sempre esistite e continueranno ad esistere anche dopo la chiusura del Cocorico o la linea “dura e pura” annunciata dal ministro Alfano in un’intervista al Corriere di Martedì.

Forse pretendo troppo, forse l’Italia non è ancora pronta. E mentre solo da un mese e mezzo il Parlamento ha accelerato sulla legalizzazione delle droghe leggere e ieri il PD è intervenuto sulle politiche di riduzione del danno, è probabile che una fetta del Paese non voglio ancora accettare la presenza massiccia e incontrollabile di quelle “pesanti”, nonostante nell’aria di Milano si respirino quotidianamente 0.14 nanogrammi di Cocaina per metro cubo. E’ una battaglia culturale, politica, prima ancora che legale. Perché ammettiamolo, prima di tutto a noi stessi: se non ci fosse stata questa tragedia nessuno avrebbe decretato la chiusura di un locale. Perché se non ci fosse stata questa tragedia nessuno avrebbe aperto questo tipo di discussione.

E se a Ibiza, come si è già detto, consapevoli che l’intrattenimento notturno è la maggior fonte di guadagno e di turismo dell’isola, si è pensato di ridurre il rischio con normative ad hoc che prevendono il tampone agli ingressi e alle uscite dei locali e il daspo per i recidivi, forse anche nella Riviera, a Gallipoli, o in Sardegna, dovremmo renderci conto che è arrivato il momento di adeguarci al resto d’Europa. Se il Sindaco di Riccione, da donna di destra, esprime entusiasmo per la chiusura di una delle prime aziende del suo territorio, invitando incredibilmente e con poca umanità i 200 lavoratori senza stipendio a cercarsi un’altra occupazione, allora è il caso di “intervenire dall’alto”.

Stabiliamo il divieto assoluto di ingresso ai minorenni nei locali dove si servono superalcolici, rinforziamo i controlli stradali e in loco per verificare l’assunzione di sostanze stupefacenti, obblighiamo i locali ad avere punti di informazione e prevenzione sull’assunzione di droghe. E non fermiamoci alle “sale da ballo”, perché non c’è bisogno di andare al Cocorico per drogarsi o bere fino allo svenimento. Mettiamo mani al Tulps, un Regio decreto del 1931, che già all’interno presenta un’innumerevole quantità di leggi nel tempo abrogate. Alcune leggi devono stare necessariamente al passo con la società che regolano.

Ma facciamolo andando a braccetto con l’informazione e l’educazione culturale, me lo sentirete ripetere mille volte ancora. Fino a che il “figo” del film pipperà cocaina e sarà incredibilmente l’unico ad aver successo con le donne, che insegnamento mostreremo ai giovani che dal salotto di casa si sposteranno alla sala da (s)ballo?

Fino a che personaggi come Andrea Dipré saranno ospiti fissi nei talk show e pubblicheranno “esibizioni” aberranti sui canali main stream, di quanti genitori pazienti o esperti del caso avremmo bisogno prima di far capire a un adolescente qualsiasi che quello è solo un poveretto in cerca di fama facile?

Mentre c’è chi calca, con pressapochismo, l’equazione discoteca=sballo, c’è chi invece va a ballare perché la musica è bella, perché gli idoli che si sentono in radio li hai lì davanti, a pochi metri da te e hai la possibilità di immortalarli nel telefonino di ultima generazione, così da far vedere ai tuoi amici che sei stato alla festa più “figa” della tua vita e non hai avuto bisogno di andare al bar o dal pusher a pochi metri da te, mentre il ritmo ti prendeva sulle note della hit dell’estate.

E’ un lavoro durissimo, ci vorranno anni, lo so. Ma iniziamolo, subito, perché, come diceva Calvino, anche il divertimento è una cosa seria.

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