Anche i Rolling Stones a Cuba: canteranno gratis

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Ecco un posto dove vorrei essere il 25 marzo: Cuba. Sarebbe l’occasione per arrivare al mio sesto concerto dei Rolling Stones

Ecco un posto dove vorrei essere il 25 marzo: Cuba. Sarebbe l’occasione per arrivare al mio sesto concerto dei Rolling Stones, il primo nel 1967 a Milano, scappando di casa come tanti miei coetanei. Arrivarono preceduti dalle dichiarazioni di Keith Richards, riportata da Gente con viva riprovazione: “La nostra religione è la distruzione di tutte le religioni e di tutti i pregiudizi. Noi vogliamo la liberazione dell’uomo …. Noi non siamo una banda di suonatori, siamo un modo di vita”.

Molta acqua è passata sotto i ponti, Mick Jagger è diventato baronetto, al contrario di David Bowie che ha rifiutato l’onorificenza, e facendo incazzare Keith Richards, che del gruppo è sempre stato l’anima più trasgressiva. Oltre alla ben conosciuta divisione fra seguaci dei Beatles o dei Rolling Stones fra noi rollingstoniani ci si divideva fra gli ammiratori del fighetto Mick Jagger e quelli del duro Keith, dalla vita spericolata.

Certo, se leggi la sua autobiografia, ti prendi paura. Miracolo che sia sopravvissuto. Obama e il Papa incontrano Cuba perché sono due Istituzioni. I Rolling Stones significano lo sdoganamento completo dei costumi e della cultura americana e “capitalista”.

Il rock non era ben visto da quelle parti, anche se le radio di Miami laggiù si ascoltano benissimo e i cubani, anche nei momenti più duri, hanno sempre pensato agli americani, come ai cugini con cui si è litigato. Il concerto sarà gratis e per tutti. Ancora una volta i Rolling Stones l’hanno azzeccata e saranno i primi. Sono sicuro che John Lennon avrebbe applaudito e magari sarebbe stato della partita.

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