Anche Berlinguer fu vittima di certa sinistra

Sinistra
Visitatori alla mostra "Enrico Berlinguer e lo sguardo degli artisti" a Palazzo Lascaris, Torino,19 gennaio 2015. 
ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Chi si vuole appropriare oggi del nome di Gramsci è figlio di una cultura minoritaria, che rinuncia al cambiamento

Il ritorno dell’Unità avrebbe dovuto essere una festa per tutta la sinistra, al di là di come ognuno di noi vi si colloca dentro. Invece come succede ormai da tempo, c’è sempre qualcuno che trova qualcosa da ridire, addirittura togliere dalla sua intestazione il nome del suo fondatore, come se fosse il padre solo di una parte delle sinistra e non di tutta intera, e per fortuna la stessa sinistra non è solo di Antonio Gramsci, come lui ben sapeva.

Vorrei qui raccontare un esperienza che ho personalmente vissuto tantissimi anni fa. Eravamo alla fine dell’anno 1973, era appena uscita, su Rinascita, la prima analisi sul colpo di stato in Cile a firma di Enrico Berlinguer, il cosiddetto “compromesso storico”. Io giovane iscritto al Pci un fine settima fui invitato in una scuola del partito, sul lago di Como, dove alcuni dirigenti, come Giorgio Napolitano, Pietro Ingrao ed altri, venivano a spiegarci quale era il contenuto politico ed il vero significato di questa analisi che il segretario del partito stava elaborando. Il compito di noi giovani iscritti che partecipavano a questi incontri , dichiarato dagli stessi dirigenti, era comprendere e portare nelle fabbriche, spiegare il contenuto di questa analisi, cioè fare diventare questo studio patrimonio di tutto il partito e non solo.

Anche allora c’erano quelli della “sinistra” più a “sinistra”, il più buono dei quali ribatteva alle mie spiegazioni dando a Enrico Berlinguer del “democristiano”, immaginatevi cosa diceva il più cattivo. Per fortuna erano una minoranza mentre gli altri, la maggioranza, ascoltavano con attenzione, si interrogavano e chiedevano, facevano domande.

Per concludere, quello che oggi più mi fa arrabbiare è che i figli, ma anche qualche padre (come me), di questa “sinistra”, si appropriano di questi grandi uomini e donne, che come Dario Corallo ben ricorda nel suo articolo, sono patrimonio del pensiero umano, che appartengono a tutti e non solo alla sinistra. Nel pensiero che queste persone hanno lasciato nella mia mente, c’è una sinistra mai statica, mai ferma ma che si rinnova continuamente come il corso del tempo. Penso che la parola sinistra più che un sostantivo che identifica qualcosa, dovrebbe essere intesa come parola che si identifichi con la scienza sociale. Cioè essere scienza politica al servizio di un popolo, di una nazione.

 

 

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