Analisi del voto con bugie: e il Fatto non se la fa scappare

Il Fattone
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Il senatore Fornaro, vicino a Bersani, commette un paio di errori

“Pier Luigi Bersani avrebbe avuto qualche motivo di vantarsi ieri mattina e non è escluso che – in privato – l’abbia fatto: rispetto alla tornata di amministrative del 2011 (e Roma 2013) – quando lui era segretario del Pd – il partito peggiora le percentuali e tracolla addirittura dal punto di vista dei voti reali”. Comincia così l’impegnativa analisi del voto vergata da Marco Palombi per il Fatto di oggi.

E comincia, ahimé, con una duplice bugia. La prima è il calo percentuale del Pd rispetto a cinque anni fa: sommando ai voti raccolti dal partito quelli raccolti dalle liste civiche collegate, il Pd sfiora quest’anno il 34%, una percentuale neanche immaginabile ai tempi di Bersani.

La seconda menzogna è il “tracollo dal punto di vista dei voti reali”, che ovviamente sono calati perché sono calati i votanti. Pazienza, la realtà non è mai stata il piatto forte del Fatto.

Ci incuriosisce di più la gioia di Bersani, manifestata in privato e tuttavia approdata alla prima pagina del giornale di Travaglio. E’ vero, non è vero? E qual è la fonte? Il mistero è presto svelato: la brillante analisi pubblicata dal Fatto è opera di Federico Fornaro, “analista esperto dei risultati elettorali” (e chissà che cosa avrebbe detto il Fornaro se non fosse un “analista esperto”) nonché “senatore bersaniano”.

Ora è tutto più chiaro: Fornaro, da buon bersaniano, decide di analizzare i risultati del primo turno in modo tale da rallegrare Bersani; comunica a Bersani la lieta novella; Bersani – “in privato”, cioè davanti a Fornaro – “si vanta” tutto contento con l’amico e sodale per il sorpasso postumo su Renzi; Fornaro, a sua volta soddisfatto, non riesce a trattenere l’entusiasmo e informa la redazione del Fatto, che è ben lieta di riempire la prime due pagine del giornale di numeri che non significano nulla.

Già, perché la brillante analisi del senatore bersaniano “analista esperto” si fonda tutta sui voti assoluti, che naturalmente sono calati perché i votanti sono diminuiti del 5% circa, e non dice invece nulla né sulle percentuali né sui risultati dei candidati sindaci, tre dei quali sono già stati eletti al primo turno, mentre gli altri sono tutti al ballottaggio (tranne che a Napoli). C’è davvero di che vantarsi.

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