Amico di Renzi e degli ebrei: così il Fatto “condanna” Carrai

Il Fattone
Matteo Renzi partecipa al tradizionale scoppio del carro   Con Marco Carrai (sx) 20 aprile 2014 
ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Per ostacolare la nomina dell’imprenditore a consulente del governo sulla cyber sicurezza, i segugi di Travaglio ora tirano fuori la congiura demo-pluto-giudaica

Prosegue la martellante campagna del Fatto contro Marco Carrai, imprenditore, esperto di sicurezza informatica nonché amico di Matteo Renzi (e questo, si sa, è imperdonabile: il premier dovrebbe infatti circondarsi soltanto di nemici giurati, e affidare a loro gli incarichi più delicati, altrimenti Travaglio storce il nasino). Gira e rigira, scava e riscava, però, non si riesce a trovare nulla: i segugi del Fatto somigliano a quei cagnolini inoffensivi che abbaiano istericamente a chiunque e poi scappano con la coda tra le gambe, incapaci persino di far male ad una zanzara.

Giorni e giorni di ricerche non sono riusciti a scovare neppure una multa non pagata, e l’unico argomento che viene ossessivamente riproposto è “l’indicibile nodo di Israele”. La “vicinanza a quel mondo” – il mondo di Israele? gli ebrei? quelli col naso adunco? – è considerata “inconciliabile” con il ruolo di consulente del presidente del Consiglio per la cyber security. E perché mai? Il Fatto ha scoperto una nuova congiura demo-pluto-giudaica? Fra un’intercettazione sporcacciona e la velina di qualche pm in cerca di gloria ha forse rinvenuto una versione aggiornata dei Protocolli dei Savi di Sion?

“Carrai – scrive oggi Guido Rampoldi, omonimo di un ex inviato della Stampa e di Repubblica – è il co-fondatore di una società di sicurezza informatica che sta costruendo relazioni con l’industria israeliana di cyber security”. Forse perché è la più avanzata al mondo? Sarebbe stato più opportuno per Carrai stringere accordi con gli informatici ugandesi o con un hacker polinesiano?
Non solo: “Informazionecorretta”, un sito “assai vicino all’ambasciata di Israele a Roma”, si è permesso di criticare il giornale di Travaglio senza chiedergli il permesso. Il complotto è dunque evidente, i demo-pluto-giudei stanno per prendere il potere, il Mossad s’è impadronito di palazzo Chigi, nasi adunchi spuntano ovunque dall’ombra in cui abitualmente si muovono per tessere i loro intrighi.

Lasciamo volentieri al Fatto l’ossessione anti-israeliana, dietro la quale è fin troppo facile scorgere il tipico fastidio antisemita che dipinge ogni volta gli ebrei come geniali, ricchissimi, potenti e infiltrati: è un modo di ragionare che imbratta chi lo pratica, e lascia fortunatamente indifferenti tutte le persone perbene.

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