Ambiente, mobilità, sviluppo: ecco le scelte da fare

Roma
Un'immagine dell'esterno del Campidoglio durante riunione di Giunta, la seconda dopo le dimissioni del sindaco Ignazio Marino. Roma, 16 Ottobre 2015, ANSA/ GIUSEPPE LAMI

Quali sono le scelte che Roma deve fare

Condivido in pieno la scelta de l’Unità di aprire un dibattito sul futuro di Roma. Lo ha inaugurato venerdì scorso Chicco Testa con una serie di considerazioni. Più in generale, nelle ultime settimane sono fioriti movimenti, associazioni e think tank, tutti a tirar fuori idee e proposte per la Capitale. Nel mio piccolo, ho contribuito a fondarne uno: “Roma! Puoi dirlo forte”, puntando molto sulle competenze al di fuori della politica. Quali sono, a nostro avviso, le scelte fondamentali che Roma deve fare?

1) Diamo per scontato il consumo zero del suolo; non è immaginabile costruire ancora sull’agro romano o sui terreni agricoli. Roma deve essere protagonista di una rigenerazione urbana vera, che con un progetto di medio-lungo periodo traghetti il patrimonio immobiliare verso l’efficienza energetica e ne suturi le lacerazioni. La “mappa” del progetto olimpico può, da questo punto di vista, fornire spunti utili.

2) Occorre un piano per rendere la mobilità sostenibile. In generale, vale il motto che la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Il che significa che le soluzioni migliori non sono necessariamente quelle ottime, quanto piuttosto quelle più praticabili. Ferro, partnership industriali, biciclette, nodi di scambio, anello verde. Evitiamo di impelagarci in opere faraoniche che saranno godute – a che prezzo? – dai nostri nipoti.

3) Roma fu edificata su due assi: il fiume e il mare, che si incrociano perpendicolari. La città moderna li ha dimenticati entrambi, affossando l’uno e murando l’altro. Recuperiamo il rapporto strategico con questi due asset.

4) I settori tradizionali dell’economia cittadina sono in crisi: edilizia, commercio, bancario-assicurativo. Qual è la vocazione di sviluppo per i prossimi venti anni? La verità è che su questo nessuno ha una risposta convincente. Ma senza questa riflessione Roma non può rilanciarsi. Dunque mettiamoci insieme, giovani e anziani, politici e cittadini, e sforziamoci di definire un percorso ragionevole.

5) I privati non sono né la panacea né il demonio. I soldi pubblici per rammendare Roma non ci sono, dunque le imprese, ma anche le associazioni, le cooperative e i cittadini, sono un sentiero ineludibile. A mio giudizio non devono esserci zone franche: i privati possono riprendersi la città creando comunità anche attraverso la gestione dei monumenti, dei parchi, dei trasporti, degli asili-nido, delle aree dismesse, degli impianti sportivi. Purché rispettino le regole che l’Amministrazione dà. E purché questa sia in grado di esercitare un controllo vero, trasparente e severo.

6) Una riforma istituzionale profonda, che attribuisca alla città i poteri di una Capitale e riorganizzi la macchina comunale. Infine, due questioni sollevate giustamente da Testa. Roma ha bisogno di classi dirigenti. Non fanno una gran bella figura i politici ma, a essere sinceri, neanche i professori, gli imprenditori, i burocrati. Scontiamo una lunga fase in cui le agenzie formative sono state incapaci, egoiste e miopi. Vale per i partiti politici come per gli altri.

Nel deserto, com’è noto, a volta nascono i fiori: speriamo che i primi virgulti siano all’orizzonte, ma bisogna rimboccarsi le maniche! Infine, un elemento di dissenso con Testa: non ritengo che sia inutile “ascoltare” i cittadini, né che sia solo un espediente per la campagna elettorale. Dopo la disfatta delle ultime due amministrazioni e MafiaCapitale, mi pare il minimo che i politici possano fare per i romani. Il Partito Democratico, a Roma, ha spiegato e discusso poco e male delle scelte politiche compiute. Che almeno si cominci a farlo ora, da candidati, attivisti, politici, militanti o come vi pare a voi…

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