Amatrice come Onna. Uguale distruzione ma risposte diverse

Terremoto
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Tante cose assomigliano all’esperienza dell’Aquila, ma anche tante cose diverse

Ancora l’urlo dell’orco che spezza il sonno e distrugge la vita. Ancora di notte, a tradimento, mentre l’orologio segna le 3.36. Il 6 aprile il maledetto tuonò alle 3.32. E questa micidiale sveglia mi porta a rivivere la brutalità di quei momenti drammatici. E la fuga precipitosa da casa si ripete, si ripete la chiamata concitata al Sindaco, al Presidente della Regione, alla Protezione Civile. Questa volta non tocca direttamente a noi aquilani, tocca purtroppo ad altri, ai nostri fratelli, vicini di casa di Amatrice, Accumuli ed altro ancora.

Vi giuro, mi sento addosso tutta quella polvere e quel senso di morte. Quando ci sei passata, non dimentichi, sta lì, è la tua vita e quella degli altri in gioco. E vado subito ad Amatrice e negli altri luoghi di distruzione. E vedo tutti al lavoro, composti, precisi. Amatrice è come Onna, è peggio di Onna. Odore di morte, case sgretolate, gli occhi persi degli anziani, i bimbi senza i loro giocattoli, la disperazione delle madri, le barelle che corrono. E tutti che cercano di portare sollievo.

Il sindaco, il capo della Protezione civile a studiare le cose migliori da fare. Amatrice come Onna, i morti distesi uno accanto all’altro, e insieme la spasmodica ricerca delle voci sommerse dalle macerie e delle vite da salvare.

La distruzione è uguale, ma in un paese più grande. Paese raso al suolo e tantissime vittime.Troppo davvero troppe. Tante cose assomigliano all’esperienza dell’Aquila, ma anche tante cose diverse. A L’Aquila la scossa delle 3.32 fu preceduta da uno sciame sismico di 3 mesi,sottovalutato dalla Protezione civile e dalla Commissione grandi rischi, per reati gravi è stato infatti condannato il Vice della Protezione Civile De Bernardinis, capro espiatorio di responsabilità ben più elevate e politiche. Questa volta, botta secca a tradimento, nel buio della notte.

Gli sfollati in Abruzzo erano 120000, l’epicentro era una città capoluogo come L’Aquila che vide distrutta tutta la logistica amministrativa ed istituzionale, in questo terremoto sono stati colpiti paesi e cittadine piccole, con pochi abitanti, ma alcuni di questi sono stati letteralmente rasi al suolo. A fronte del numero ben minore ( alcune migliaia) di sfollati, un pugno allo stomaco risulta essere il numero dei morti.

A L’Aquila arrivò dopo poche ore il capo della Protezione Civile Bertolaso e poi Berlusconi, con decreto espropriarono gli enti locali dei poteri e sovrapposero a tutti i loro obiettivi e le loro prerogative. Ben diverso, il comportamento di questo governo. Con un Presidente del Consiglio sobrio e concreto che ha detto ai sindaci che saranno loro a decidere cosa fare, ha stanziato subito delle somme, ha individuato subito il cratere comprendendo anche 5 comuni abruzzesi che hanno subito danni importanti.

“Un piano condiviso,” ha detto giustamente Renzi,” nessuna new town”. Andare ad Amatrice e nei territori colpiti, mi ha riportato indietro nel tempo, con i volontari, il grande lavoro, l’ umanità e solidarietà. Nel 2009 a L’Aquila ero insieme, sfollata e senza casa e presidente della Provincia de L’Aquila con mezza provincia terremotata, ho sopportato sofferenze e visto tanti errori da parte del governo e dei vari commissari che puntualmente denunciavo, spesso inascoltata e che sicuramente non si ripeteranno in questa nuova drammatica situazione.

Bene ha fatto il governo a dare una risposta pronta, immediata e puntuale, impegnandosi, come ha detto il presidente Renzi, per far partire presto la ricostruzione, partendo dai centri storici e dall’esistente. E’ questa la strada giusta per ridare vita a una comunità.

L’Appennino è fragile bisogna intervenire con un piano straordinario di messa in sicurezza, altrimenti i nostri borghi spariranno sotto i colpi di terremoti che ormai si susseguono sulle aree ad alto rischio sismico. Lavorerò in Senato perché l’idea del Presidente del Consiglio di lanciare un piano “Casa Italia” sia la svolta di cui l’Appennino ha bisogno. E poi dobbiamo rendere obbligatorio per ogni casa il certificato di agibilità sismica. Edifici pubblici in sicurezza per non contare più i morti, ma anche case sicure, ognuno di noi deve sapere se vive in una casa o in una possibile tomba

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