Altro che stipendificio, basta denigrare gli insegnanti

Scuola
Centinaia di lavoratori della scuola si sono dati appuntamento davanti a Montecitorio per ribadire il loro no alla riforma della scuola, in discussione alla Camera, Roma, 7 Luglio 2015. Esposti cartelli, fischietti, bandiere e striscioni di insegnanti e sindacati per chiedere che il provvedimento non venga approvato in via definitiva. ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

La riforma colpisce chi lavora in condizioni disagiate e con stipendi bassi

Dunque la scuola sarebbe uno stipendificio? La riforma della Buona Scuola è passata, nonostante il coro a squarciagola di proteste; la legge, già in Gazzetta ufficiale, è stata firmata e promulgata in tempi record. Dunque, perché ancora i media, continuano in questa campagna di disinformazione e mistificazione della realtà? Di lavoratori, non degni di questo nome, ce ne sono dappertutto, in tutti i settori, anche nella scuola. Ma da qui, a dire che la scuola è uno stipendificio ce ne corre!

Sottolineo l’evidente, continua ed incessante campagna denigratoria contro scuola e docenti, quando tutto attorno a noi, soprattutto nell’ambiente politico, puzza di malaffare, corruzione, imbroglio; quando di ben altri stipendifici (e che stipendi!!) bisognerebbe parlare e denunciare. Questa pseudo-riforma colpirà per la milionesima volta, soprattutto i docenti seri e coscienziosi, che per 1.800 euro (dopo 38 anni di servizio) lavorano con 25/30 studenti per 5 classi e preparano lezioni, verifiche e correggono mediamente 100 compiti al mese. Chi, sempre per la stessa cifra, sarebbe disposto a vivere interiormente, con empatia e dedizione, i problemi di ogni singolo studente, essendo il nostro, un lavoro molto delicato perché abbiamo a che fare con persone, non con oggetti?

E allora, abbiate anche un pizzico di educazione e di buon senso. Lasciateci in pace per un po’, anche noi abbiamo diritto a rilassarci, dopo le strenue, ma civilissime lotte, che abbiamo condotto con vera passione politica. Ci rivedremo e risentiremo a settembre.

 

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