Altro che Fertility day, parliamo di genitorialità e facciamolo bene

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La fertilità non è un bene comune ma un problema sanitario privato al quale rispondere con l’aumento della ricerca, l’informazione corretta e una auspicabile veloce riforma della legge 40 già in itinere in Senato

Comprendere la centralità del ruolo della donna nella nostra società è il modo corretto per affrontare il tema della maternità che si completa nella parola genitorialità. Trovo quindi sbagliatissimo parlare di fertilità e ancor di più farlo attraverso l’uso di una formula inglese: Fertility day.

Il termine fertilità per me che sono imprenditrice agricola è legato alla terra e alla sua conduzione corretta: chi ama la propria terra la cura perché essa è viva e più è “coccolata” migliori saranno i suoi frutti ; questa visione etica del mio lavoro non è poi troppo lontana dal tema di cui scrivo oggi.

Il Novecento ha segnato in modo indelebile nella nostra storia la rivoluzione delle donne e il tema della maternità ha attraversato la loro trasformazione sociale e culturale, ponendo quesiti alla coscienza maschile e femminile, segnando progressi della scienza e generando nuove domande di natura etica.

Siamo partite all’inizio del secolo scorso con il premio alle madri prolifiche istituito da Mussolini e siamo arrivate ad affermare oggi che fare o non fare figli deve essere una libera scelta. Inoltre non possiamo dimenticare che esistono moltissime scelte di maternità non biologica tutte ricchissime di amore e molto appaganti.

Penso che la campagna di cartoline del Ministero della Salute sia confusa e superficiale soprattutto perché confonde temi che hanno rilevanza pubblica e altri che incidono esclusivamente nella sfera privata del cittadino. La natalità, con la conseguente scelta di genitorialità, è  una questione sociale mentre la fertilità, sia maschile che femminile, è un ambito esclusivamente privato delle persone, e un importante argomento scientifico sul quale il Ministero della Salute deve solo informare. Dico questo perché parliamo di due concetti diversi: genitorialità, in ambito socio-economico, e fertilità che, invece, appartiene al privato delle persone.

Certamente la scelta di genitorialità  alcune volte deve fare i conti con questioni scientifiche e sanitarie legate a difficoltà nella procreazione. Nel nostro Paese questa coincidenza e le conseguenti difficoltà che ne derivano, non hanno avuto una corretta risposta da parte della legislazione; infatti la legge sulla fecondazione assistita, la famigerata legge 40, è problematica, incompleta e insufficiente a dare risposte, tant’è che la nostra Corte costituzionale l’ha praticamente riscritta considerandola troppo restrittiva e umiliante per chi sceglie un percorso di procreazione assistita per diventare genitore.

Queste cattive leggi sono il frutto di un pessimo atteggiamento del legislatore che opera secondo credo e coscienza individuale mentre, a mio parere l’etica pubblica deve sempre essere libera da interferenze : mi riferisco a quell'” io non lo farei” che troppo spesso prevale, con il conseguente “quindi non lo permetto neanche a te”. Se genitorialità e, quindi, maternità vuol dire futuro dobbiamo considerare che le scelte di futuro per i nostri giovani sono legate a moltissime variabili alcune delle quali attualmente con segno negativo: crisi economica e sociale, precarietà nel lavoro, bassa occupazione femminile e carenza di servizi pubblici a sostegno della maternità. Negli ultimi mesi il governo ha provato a dare risposte concrete ad alcuni di questi problemi attraverso il bonus bebè, i voucher baby sitter, la creazione di nuovi incentivi per il welfare aziendale volti alla conciliazione tra vita privata e lavoro i congedi di maternità estesi anche alle lavoratrici atipiche e libere professioniste, e infine i congedi anche per i padri.

Questi buoni provvedimenti non possono essere offuscati da una campagna di comunicazione sbagliata. Detto questo non va negato che in Italia su cinque coppie una non riesce ad avere figli: il 40% delle cause di infertilità riguarda le donne a parità di un 40% per  gli uomini e infine un 20% di casi in cui i soggetti sono entrambe infertili. La fertilità non è, quindi, un bene comune come erroneamente comunicato dal Ministero della Salute, ma un problema sanitario privato al quale rispondere con l’aumento della ricerca, l’informazione corretta e una auspicabile veloce riforma della legge 40 già in itinere in Senato. Infine  esprimo un mio parere: che innanzi tutto nel tema della fertilità va inserita e pubblicizzata la questione relativa al ‘social freezing’ cioè la crioconservazione degli ovociti personali, possibile anche per gli spermatozoi,  non a seguito di  patologia oncologica, metodo che consente alle persone di avere una propria banca di materiale riproduttivo giovane (la procedura è consigliata fino a 34 anni)  da l’utilizzare quando la loro vita, familiare sociale e lavorativa , sarà pronta per una scelta di genitorialità.

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