Alla sharing economy non servono troppi lacci

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Nell’economia condivisa si fanno avanti le piattaforme professionali che offrono servizi specialistici ( architetti, avvocati , idraulici…)

La sharing economy, l’economia condivisa, non smette di produrre nuovi scenari. Dopo avere imparato a condividere la musica, i film, i libri, la casa, l’auto, dopo averla utilizzata per mettere in vendita l’usato che non ci serve più, per raccogliere fondi per intraprendere nuove attività, si fanno avanti le piattaforme professionali che offrono servizi specialistici ( architetti, avvocati , idraulici…).

E persino chi sa cucinare offre i suoi servizi: venendo a cucinare a casa tua o cucinando a casa sua e consegnandoti poi i pasti già pronti. Non tutto è vera e propria economia condivisa. Alcuni preferiscono parlare di “economia dell’accesso”, vale a dire possibilità di accedere in modo semplice e diretto a servizi e beni che prima erano intermediati da operatori professionali. I vantaggi sono evidenti sia sul lato della domanda, prezzi più bassi e allargamento delle possibilità di utilizzo, sia sul lato dell’offerta, dove grazie alle piattaforme online, chiunque , almeno in teoria, può offrire i suoi beni o le sue capacità.

È un fenomeno simile a quello che con la rivoluzione borghese ha distrutto le corporazioni medioevali, che avevano il monopolio dell’utilizzo della mano d’opera. Ma siccome “nessun pasto è gratis” ovviamente c’è il rovescio della medaglia. Se uso casa tua come albergo non utilizzerò un hotel. Se adotto il car sharing eviterò di comprare una nuova auto. E via dicendo. Che tutto questo debba essere regolamentato in qualche modo è logico. Sul lato fiscale per esempio dove è difficile distinguere fra l’attività occasionale e amatoriale e un lavoro continuativo e remunerato in modo soddisfacente. Non tutti sopravviveranno e le concentrazioni forse renderanno più facile la tracciabilità. Una sola preghiera a chi se ne occupa fra i legislatori. Cerchiamo di non uccidere tutto con nuova burocrazia, controlli, adempimenti, carte e timbri. Sarebbe paradossale.

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