Alla Leopolda per ricordare che il meglio sta arrivando

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La politica perde senso se non ha a che fare con la vita delle persone, la terra degli uomini, appunto

Domani sarà Leopolda. Ci siamo. Tanti di noi domani, saliranno su un treno, lo so che molti arriveranno con altri mezzi, ma se mi figuro i miei compagni di viaggio, li vedo scendere da una carrozza, preferibilmente di un Freccia Rossa, a Santa Maria Novella, trolley al braccio. Ma non è questo che mi è stato chiesto di dire. Mi hanno detto spiega, che cosa sarà questa Leopolda, la numero 6. Cosa ti aspetti. Non cosa immagino.

Tanti amici, quelli che tra le mura della stazione più famosa di Italia ho conosciuto, hanno detto la loro. Fatto analisi politiche talmente acute e fini che io mi sento un tantino inadeguata, mi sembra che abbiano detto tutto loro. Hanno fatto discorsi sulla politica, l’innovazione, il futuro. Tutte cose che scorrono, quasi palpabili alla Leopolda, possibilità in potenza che diventano realtà. Io riesco solo parlare di Leopolda, di quello che mi aspetto, se parto da me, se spiego cosa è stata per me e cosa vorrei rappresentasse, da lunedì in poi. Lo so che forse andrò fuori tema e che saranno appunti molto poco politici i miei. Ma la politica perde senso se non ha a che fare con la vita delle persone, la terra degli uomini, appunto. E io appartengo alla razza umana, sono una persona, quindi la politica deve interessarsi anche di me e della mia storia, come di tutte quelle storie che animeranno la nostra stazione. Sembra quasi un sillogismo aristotelico. Divago di nuovo.

Arrivai, nel 2012, a Firenze piena di entusiasmo, un’emozione se vogliamo un po’ infantile, di quelle che ti prende la vigilia di Natale e vorresti stare sveglia tutta la notte aspettando Babbo Natale. No Matteo, non ti paragono a lui, ma è per spiegare il senso di quello che ho provato. Rimasi subito colpita dalla tranquillità con cui persone di una certa importanza, Baricco, Serra, Farinetti, politici di professione ce ne erano pochi, vagassero tra quelle mura, un po’ spaesati ma stupiti da quella massa confusa e sgangherata di persone, diventata oggi il popolo della Leopolda. Per quel che riguarda me, il colpo più grande arrivò alla fine di quei tre giorni, moro, occhi scuri, sorriso di quelli che ti fanno dire, è un momento da schifo ma, nonostante viviamo a distanza, sposiamoci: Adesso! (cit). Con questo sorriso e con la persona che gli sta intorno siamo alla terza Leopolda insieme. Forse vissuta, però, da separati, perché ultimamente qualcosa è diverso. E no questa volta non sto divagando, e non mi preme raccontare la mia vita, che spesso e, per qualcuno, tipo mia madre, purtroppo coincide con il Pd.  E spiego subito il perché.

Parlo della mia vita perché è la vita di una giovane donna, preparata, brava nel suo lavoro, anche un po’ modesta, ma precaria. Una giovane in scadenza, perché diciamocelo a trent’anni non si è più adolescenti, che fa fatica a pensare al futuro. O a un futuro che duri di più di qualche settimana. Due precari che stanno insieme il domani faticano a programmarlo, e certo un po è anche colpa nostra, una laurea in filosofia, io, una in matematica lui. Se siamo fortunati abbiamo lavori e contratti che durano un anno. Ed è difficile dire faccio un figlio, per un anno poi vediamo. Ed è difficile dire non lo faccio, ma poi pensi come lo mantengo. E lo so Matteo, che l’amore vuole coraggio, e questa Leopolda, sarà quella del Piccolo Principe e del “non vediamo bene che col cuore”. E so anche che lì al governo il cuore e la fatica li state mettendo e state facendo. Finalmente qualcosa si muove, ma ancora, credo, non basta.

Quindi da questa Leopolda mi aspetto di trovare la speranza e con lei, citando Neruda, uno dei suoi figli, il coraggio. Quello di buttare il mio cuore oltre l’ostacolo e prendermi, in mezzo a un mare di difficoltà, in mano la vita. Ma per fare questo servono delle risposte coraggiose. Risposte più coraggiose ancora, di quelle che state dando. Per me, per il mio uomo del marketing, per Giulia e Cristina che si amano, ma che in questo paese vedono il loro amore valere meno di un amore eterosessuale. Per tutti quelli che non credono più nella politica, ma che in fondo non è vero, hanno solo bisogno di non vergognarsi di crederci. Per i Richetti e le loro polemiche. Per tutti noi che ci raduneremo sotto al palco, entusiasti come la prima volta, e lo sappiamo già che il meglio sta arrivando, ma che alla Leopolda veniamo per ricordarcelo.

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