Alla corte di Salvini

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Silvio Berlusconi cede e partecipa alla manifestazione di Matteo Salvini

E alla fine Berlusconi ha detto sì: ci sarà anche lui, domenica a Bologna, a incoronare Matteo Salvini leader del centrodestra italiano. Dopo giorni di incertezze, ripensamenti e aspre discussioni interne – non tutti in Forza Italia sono disposti a confluire nella nuova Lega d’ispirazione lepenista – il Cavaliere s’è arreso: «Non potevamo restare indifferenti – ha scritto in una nota ufficiale – dinanzi alle pressioni dei nostri elettori che in questi giorni hanno insistentemente chiesto una forte dimostrazione di unità del centrodestra». E unità sia, dunque: ma alle condizioni di Salvini, che legittimamente si compiace del risultato raggiunto. Non era infatti mai successo, nei vent’anni e più di attività politica di Berlusconi, che il leader di Forza Italia partecipasse ad una manifestazione che non fosse la sua. Gli altri, tutti gli altri, da Bossi a Casini, da Fini ad Alfano, gli hanno sempre fatto da corona. Domenica invece la corona la indosserà il ruspante segretario della Lega Nord Intendiamoci: Berlusconi non ha per questo abdicato alla pretesa di essere (ancora) il leader del centrodestra, né tantomeno ha rinunciato a indicare il prossimo sfidante di Renzi nella corsa a palazzo Chigi.
Da sempre, e soprattutto quando è in difficoltà, la sua tattica preferita è affrontare un problema alla volta, scansare gli ostacoli, procedere giorno per giorno, assecondare le circostanze e dir di sì a tutti. E poi si vedrà.

In vista delle amministrative di primavera, il rapporto con la Lega è essenziale: ed è dunque ragionevole che Berlusconi carezzi il pelo a Salvini nella speranza di ottenere qualche buon accordo sulle candidature.
Ma è altrettanto vero, come temono molti in Forza Italia, che a forza di cedere alle pressioni della Lega non resti più nulla da contrattare. Proprio Bologna è un caso emblematico. L’anno scorso, quando si votò per la Regione, Salvini ottenne la candidatura unitaria di un leghista.
Alan Fabbri sfiorò il 30%, ma Forza Italia si fermò all’8,3% (contro il 25% di quattro anni prima), portando a casa due soli consiglieri. Oggi sta succedendo la stessa cosa: il candidato sindaco sarà Lucia Borgonzoni, capogruppo della Lega in Comune, e la scelta di Bologna come sede della manifestazione ha proprio lo scopo di aprire la sua campagna elettorale. Per Salvini, consolidare la presenza in Emilia-Romagna è una tappa essenziale nella strategia di trasformazione della Lega in partito nazionale: ma questo consolidamento avviene tutto a spese di Forza Italia, ridotta all’insignificanza numerica e politica.

C’è poi un altro aspetto cruciale, che investe l’identità presente, e soprattutto futura, del centrodestra. Che cosa dirà Berlusconi a Bologna? Dopo aver stretto la mano ad Angela Merkel non più di dieci giorni fa, alla riunione plenaria del Ppe, spiegherà che in Europa Forza Italia sta convintamente nel partito della cancelliera tedesca, o asseconderà la proposta leghista di uscire dall’euro? Sull’immigrazione sposerà l’intransigenza xenofoba di Salvini o ripeterà quanto ha scritto un mese fa al presidente del Ppe, e cioè che «l’Europa cristiana non può voltare le spalle alla tragedia dell’immigrazione in atto nel Mediterraneo»? Ribadirà che la sospensione dell’accordo di Schengen per fronteggiare l’emergenza migranti sarebbe «un grave errore» o appoggerà la richiesta di Salvini di una sua totale abolizione? E sui campi rom invocherà la ruspa leghista o confermerà le parole dello scorso maggio, e cioè che «i toni esasperati di Salvini sono metodi buoni solo per prendere voti, ma non per trovare una soluzione»? Buona parte dell’elettorato forzista è salito in questi mesi su una sorta di Aventino elettorale: chi non è già passato alla Lega (la cui forza espansiva peraltro non supera mai i confini del centrodestra, ma al contrario lo cannibalizza), osserva con interesse le scelte di governo compiute da Renzi o guarda incuriosito alla disordinata marea grillina. Tutti, però, aspettano da Berlusconi un segno, un’indicazione di marcia, una decisione che non viene. Ma la scelta di andare a Bologna, se pure scalderà i cuori degli ultrà, è destinata a deludere proprio coloro che hanno fatto grande Forza Italia: le persone normali che lavorano, studiano, faticano e oggi s’impegnano non per «bloccare» l’Italia, ma per farla ripartire.

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