Algoritmo, il festival che ha raccontato l’Italia (positiva) dell’arte contemporanea

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Si è appena concluso Algoritmo, il festival internazionale di arte e musica contemporanea che si è svolto a Civita di Bagnoregio dal 18 al 20 settembre

Con quali occhi guardiamo oggi la bellezza? Perché le rovine ci legano all’eternità? Come faremo a raccontare questi luoghi a chi non li vorrà vedere? Qual è l’algoritmo che lega la vita alla ricerca del ‪‎luogo ideale‬?

Con queste domande mi sono approcciato ad Algoritmo, il festival internazionale di arte e musica contemporanea che si è svolto a Civita di Bagnoregio nello scorso weekend. Ho provato a rispondere a questi temi, e anche ad altri, in un confronto-conversazione con il giornalista Alessio Jacona e Filippo Rossi, direttore artistico di Caffeina, l’importante festival lettarario che si svolge da anni a Viterbo.

La discussione si è snodata su una questione molto precisa: prima del ‘Cosa’ il ‘Dove’: raccontare, valorizzare i luoghi che ospitano la cultura contemporanea. La riflessione, breve, si è spostata sulla necessità di mettere in relazione i luoghi con le persone, di costruire ponti di dialogo tra identità territoriali e le storie. Eventi come Caffeina e, in misura maggiore, la stagione che si avvia a vivere la Basilicata, e l’Italia, con la programmazione e la stategia legata a #Matera2019, sempre più #luogoideale, sono esattamente la geografia dove le storie possono abitare. Il digitale, la comunicazione disintermediata, l’immediatezza dettata dai socialnetwork, permettono di sviluppare trame narrative e comunità temporanee, dando l’opportunità alla rete di diventare cosa concreta che si rafforza e si sublima.

Il rovescio di questa medaglia è lo spettacolo di odio e intolleranza a cui ogni giorno assistiamo, specie a commento di post politici: la lapide sotto cui è sepolto il mito della partecipazione online dei cittadini alla vita pubblica. Per chi ha ancora dei dubbi vada a leggere un qualsiasi post in un qualsiasi giorno sulle pagine di Salvini e Grillo. O sulla pagina della giovanissima Miss Italia. Ma questa è un’altra storia.

La narrazione positiva dei luoghi, dicevamo.

Tra le rovine di Civita, questo luogo non-luogo che sta morendo ma che continua a resistere alla vita – dei tanti turisti– che lo attraversa, un gruppo di artisti, galleristi, esperti di arte e protagonisti veri della scena internazionale, ha animato di parole importanti e azioni future i vari talk previsti dal programma. Va dato atto a Serena Achilli, giornalista esperta di arte ed organizzatrice dell’evento con Massimiliano Capo, di aver messo in campo una prima edizione di questo festival che già manifesta l’esigenza di programmarne una successiva per la qualità del dibattito e della proposta artistica presentata.

Algoritmo ha oggi tutte le carte in regola per diventare, negli anni, un appuntamento necessario e centrale per la discussione incoraggiante sull’arte contemporanea e le forme di comunicazione della bellezza. Non solo per la Tuscia. Lo scenario offerto da Civita è la cornice perfetta dentro la quale si possono inserire temi, opere, provocazioni, persone, storie e sentimenti. Il legame tra territori e futuro non può prescindere da eventi come questo, nonostante le resistenze culturali contro le quali ogni piccola o grande rivoluzione è costretta a fare i conti.
Ma alla fine vince, quasi sempre.

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