Aleppo è aggrappata alla vita

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This citizen journalism image provided by Aleppo Media Center AMC which has been authenticated based on its contents and other AP reporting, shows damaged buildings due to heavy fighting between government forces and Free Syrian Army fighters in Aleppo, Syria, Thursday, Sept. 19, 2013. A Syrian activist group says al-Qaida-linked gunmen have captured a town near the Turkish border after heavy fighting with a rebel group. (AP Photo/Aleppo Media Center, AMC)

Gli stralci di alcune lettere scritte dai cittadini di Aleppo, la città siriana assediata dallo scorso 17 luglio dalle truppe di Assad

Questi sono stralci di alcune lettere scritte dai cittadini di Aleppo, la città siriana assediata dallo scorso 17 luglio dalle truppe di Assad


Giornalisti, vi prego, scrivetelo: qui si contano i morti a decine, ogni giorno. Si scava con le mani nude tra le macerie per estrarre i corpi dei nostri cari. Qui si muore ogni giorno ma Aleppo non muore, Aleppo è aggrappata alla vita

Kaled, padre di due bambini


Stiamo cercando di aiutare i feriti, coloro che sono sopravvissuti ma la situazione è catastrofica. Sembra che ai russi e al regime di Assad sia stato dato il via libera per la macellazione di tutti noi.

Mohamed, maestro


Assad ci considera tutti terroristi, compresi i nostri bambini, perché siamo suoi oppositori. In tre giorni ci sono state più di 400 offensive aeree. Moriremo tutti

Hamira, infermiera


I bambini sono psicologicamente abbattuti e stanchi. Quando facciamo alcune attività come cantare con loro, non reagiscono affatto, non ridono come farebbero normalmente. Disegnano immagini di bambini massacrati durante la guerra, o carri armati, o l’assedio e la mancanza di cibo

Rula, insegnante


Kahled ha seppellito le sue due bambine asfissiate dal gas cloro sprigionato da un barile-bomba, uno dei tanti sganciati dall’aviazione di Assad. Kahled non ha più lacrime da versare, e il suo grido disperato lo affida ad una lettera. «Giornalisti, vi prego, scrivetelo: qui si contano i morti a decine, ogni giorno. Si scava con le mani nude tra le macerie per estrarre i corpi dei nostri cari. Qui si muore ogni giorno ma Aleppo non muore, Aleppo è aggrappata alla vita». Lettere dall’inferno. Lettere e testimonianze da Aleppo Est, dove oltre 275mila persone sono da mesi sotto assedio, bersagliate ogni giorno da raid aerei e dai cecchini. Lettere come quella di Ahmed, 32 anni, che ha visto morire sotto i bombardamenti la moglie Fatma e i suoi tre figli, il più piccolo dei quali aveva due anni. «La situazione è catastrofica. Distruzione e morte, sono ovunque intorno a noi», racconta Mohamed, 51 anni, che insegnava in una scuola elementare: «Ora – dice – della scuola non è rimasto più nulla. È stata rasa al suolo da un raid aereo. E così tanti altri edifici. Scuole, ospedali, mercati, qui tutto è un bersaglio da distruggere. Sembra essere al Giorno del giudizio».

Grazie all’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus) e a volontari che ancora operano ad Aleppo, queste testimonianze possono uscire da una città sotto assedio, martirizzata. «Stiamo cercando di aiutare i feriti, coloro che sono sopravvissuti – racconta Mohamed – ma la situazione è catastrofica. Sembra che ai russi e al regime di Assad sia stato dato il via libera per la macellazione di tutti noi. Come se far morire di fame la gente qui non sia stato sufficiente. Ora è in atto un omicidio di massa». Gli ospedali sono al collasso e i medici sono impotenti di fronte al numero crescente di feriti e mutilati. «Qui non ci sono postazioni di Daesh –dice Hamira, 23 anni, infermiera – questo è un quartiere residenziale, ma Assad ci considera tutti terroristi, compresi i nostri bambini, perché siamo suoi oppositori. In tre giorni ci sono state più di 400 offensive aeree. Moriremo tutti». Jafar Kahil, direttore dell’e n te per la Medicina legale ad Aleppo, ha affidato a un video virale il suo appellodenuncia: «Vi dico che gli ospedali non sono più in grado di accogliere nemmeno un caso a causa dell’altissimo numero di feriti e mutilati. Gli aerei russi e siriani non si fermano nemmeno un attimo; contro di noi vengono usate bombe a grappolo, al fosforo, barili e missili a lunga gettata. Nemmeno la Protezione Civile è più in grado di intervenire. Ci sono decine di incendi che scoppiano a seguito dei bombardamenti al fosforo. Nessuno può spegnerli. Si contano numerose vittime e centinaia di feriti. Rivolgiamo un appello a tutti: salvate Aleppo, Aleppo sta esalando i suoi ultimi respiri. Perché questo silenzio? Aleppo sta morendo e non c’è più tempo, nessuno dica che non sapeva». Racconta padre Ibrahim Alsabbagh, francescano, responsabile della Comunità cristianolatina di Aleppo: «Viviamo come imprigionati. Non c’è tregua, non c’è pace: c’è soltanto il terrore. La gente rimane nelle case, anche se non è al sicuro. La città è bloccata, non c’è più lavoro. Abbiamo avuto tanti collassi di origine nervosa, abbiamo avuto tanti casi con problemi psicologici derivati dalla paura. I bambini e le mamme piangono. Un missile ha abbattuto un ospedale pediatrico e per donne partorienti e all’istante sono morti 17 bambini, di cui il più grande aveva un anno, senza contare poi le donne e gli uomini. Regna il terrore. Non sappiamo il perché di questo terrore, di quello che ci sta succedendo. Come se non bastasse, Aleppo è senz’acqua, senza elettricità, senza lavoro e nella povertà. Dopo tutto quello che è successo in cinque anni di guerra, adesso si è aggiunto l’inferno». Ed ancora: «Permane il problema immenso dell’acqua potabile, ma anche la necessità di trovare dell’acqua per la sola igiene personale. È impressionante vedere gente aggirarsi cercando dell’acqua sotto la “pioggia” dei missili. Le persone sono talmente disperate da sfidare i missili, pur di attingere acqua dai rubinetti installati lungo le strade nei pressi di pozzi»

Rula, un’insegnante madre di due bambini, ha detto che gli effetti dell’assedio si ripercuotono soprattutto nella salute mentale degli alunni della sua scuola: «I bambini sono psicologicamente abbattuti e stanchi. Quando facciamo alcune attività come cantare con loro, non reagiscono affatto, non ridono come farebbero normalmente. Disegnano immagini di bambini massacrati durante la guerra, o carri armati, o l’assedio e la mancanza di cibo». L’insegnante ha aggiunto: «La maggior parte dei bambini sono affetti da malnutrizione e hanno difficoltà a digerire il cibo. Hanno infezioni al sistema digestivo e malattie come la meningite. Oggi –continua Rula – non abbiamo bisogno di compassione, abbiamo bisogno di aiuto», ha concluso il suo accorato appello. Hatem Abu Yazan, direttore generale dell’ospedale pediatrico di Al Shaa’ar nella parte orientale della città, qualche giorno fa era in servizio nella sezione neonatale dell’ospedale al primo piano, quando ha sentito il rumore di un attacco aereo. Indossava lo stetoscopio, che aveva attutito il rumore, ma a un certo punto ha visto che porta e finestre erano esplose. Così, insieme a un infermiere e un altro medico, ha preso i 9 neonati dalle incubatrici portandoli nel seminterrato, dove sapeva che sarebbero stati più al sicuro. «Abbiamo aspettato per 10 minuti la fine dell’attacco e poi siamo corsi indietro per portare le incubatrici giù, e proteggerle in caso di un altro attacco», racconta. Questa è Aleppo. C’è chi la descrive come la “nuova Sarajevo”. È molto di più. E molto peggio. E a gettare in faccia questa realtà ad una comunità internazionale silente e complice è una reporter di guerra, Clarissa Ward che così si è rivolta in un’audizione al Consiglio di Sicurezza dell’Onu: «Sono stata una corrispondente di guerra per 10 anni. Sono stata in Iraq, in Afghanistan, a Gaza. In qualsiasi terribile conflitto voi possiate ricordare. Non ho mai visto qualcosa come quello che sta accadendo ad Aleppo. In Aleppo non ci sono vincitori. […] La parola per descrivere tutto questo è “apocalittico”e ricordo quel senso di estenuazione, l’essere esausti per essere costretti a restare pietrificati dalla paura tutto il tempo».

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