Moro era un’avanguardia, per questo fu ucciso

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‘La persona prima di tutto’ è l’input che caratterizza la sua vita e la sua morte

Sono nato a Terlizzi, provincia di Bari. Aldo Moro sin dal 1946, per otto legislature, è stato eletto nel collegio Bari-Foggia. Nonostante la giovane età l’ho incontrato decine e decine di volte, iniziando dalla prima, il 24 aprile 1963 che mi piace ricordare: si vota per le elezioni politiche il 28 aprile e Moro arriva a Terlizzi, contrariamente alle previsioni, poco prima di mezzanotte. Può parlare su un palco improvvisato, un piccolo tavolino, sotto il Municipio. Folla straboccante. Dinanzi al tavolino, un bambino di soli cinque anni lo ascolta insieme al padre. Il bambino si addormenta sui suoi piedi. Moro lo prende in braccio e continua a disegnare, con eloquio professorale, ma chiaro, l’Italia che intende realizzare nei prossimi anni, iniziando dalla scuola che ‘deve essere obbligatoria per tutti fino alla scuola media e deve basare la possibilità dello studio sul merito e non sul reddito’. Si rivolge al bambino chiamandolo per nome e facendo così, parla a tutti i bambini d’Italia. Il bambino, oggi invecchiato, si chiama Gero.

Il 10 settembre 1943 Aldo Moro, all’Università di Bari, tiene la sua prima lezione. È un giovane professore. Entra in aula, saluta e dice: ‘La persona prima di tutto’. È l’input che caratterizza la sua vita e la sua morte. Nella campagna elettorale del 1946 Moro, nelle assolate piazze di Puglia, si confronta con Giuseppe Di Vittorio, appassionato sindacalista della CGIL, e parla dei ‘diritti della persona’, di ‘diritto e morale’, di ‘unità e pluralità di reato’, di ‘Stato etico’. Conclude i comizi dicendo: ‘Ogni persona è un universo’.

Scrive la Gazzetta del Mezzogiorno: ‘I cafoni pugliesi non capiscono, ma applaudono il giovane professorino. Disegna un mondo più giusto, dove il figlio del bracciante deve avere la possibilità di andare a scuola e di diventare professore, non seguendo il mestiere del padre.’ La campagna elettorale del 1946 segue il lungo periodo fascista, nel quale le persone non dovevano pensare. Mussolini aveva detto, rivolgendosi ad Antonio Gramsci e Sandro Pertini, rinchiusi nel carcere di Turi: ‘Spegnete quei cervelli’.

Moro parla del ruolo del mare Mediterraneo che non può essere quello delle navi da guerra e dei morti della seconda guerra mondiale. ‘Un mare sporco di sangue della migliore gioventù italiana’, dice Moro.
Frase attualissima, basta cambiare la nazionalità dei morti. Era un’avanguardia, per questo fu ucciso.

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