Al Referendum è in ballo la credibilità del Paese

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La riforma prevede: l’eliminazione del bicameralismo perfetto, delle province e del CNEL, inoltre vengono riorganizzati i rapporti tra stato e regioni

E’ doveroso partecipare al dibattito sulla Legge di Riforma della Costituzione, approvata dopo 6 passaggi fra Camera dei deputati ed il Senato, il 12 Aprile 2016, a maggioranza assoluta. Sulla base dell’Articolo 138 della Carta, essa è sottoposta al Referendum di conferma a data da destinarsi dopo la sentenza della Corte di Cassazione. Perché possa essere espresso un giudizio dettato dalla coscienza acquisita, è comprensibile porre in risalto i punti fondamentali della Riforma che sono stati dettati nel quesito del Referendum.

Quindi è necessario leggere bene il quesito che contiene elementi da ben considerare. E’ ripetuto che dopo più di 20 anni di discussione, senza risolvere nulla, è giusto dare risposte perché l’Italia, riesca a dare soluzione positiva alle domande nuove che sorgono dal mondo delle giovani generazioni e dell’economia. Al Referendum è in ballo la credibilità del Paese, visto dai Paesi dell’Unione Europea, dalle forze economiche, quindi votare “SI” è garantire certezza del futuro, invece chi pensa di votare “NO”, è impaurito dalle novità garantiste della sicurezza, della libertà, della uguaglianza e della trasparenza.

E’ bene entrare nella Legge per conoscere, in sintesi, i punti di primaria importanza, come è giusto fare. Eccoli esposti:-Eliminazione del bicameralismo perfetto, è la sola Camera che gestisce e garantisce la governabilità. E’ ridotto il numero dei parlamentari, da 945, a 730. Sono eliminate le Province e dove necessario sono organizzate le Aree metropolitane. Riorganizzazione della burocrazia con la diminuzione dei costi di funzionamento. Sono tolti i finanziamenti ai partiti.

Viene soppresso il CNEL che non ha mai prodotto cose utili per lo sviluppo economico del Paese. Viene modificato il Titolo V della Costituzione, approvato nel 2001, riordinando il rapporto dialettico fra le Regioni e lo Stato centrale, migliorando così il ruolo reciproco verso l’energia ed il turismo, in primo luogo. E’ amplificata la democrazia politica, assegnando alla iniziativa popolare il Referendum propositivo e la facilità di presentazione e di approvazione, nel tempo certo di 60 giorni, le Leggi di iniziativa popolare.

La Prima parte dei “principi”, della Costituzione, non viene toccata. Nessun nuovo potere al Governo, sempre sottoposto al giudizio del Parlamento, che esprime la fiducia, per mandarlo avanti, o la sfiducia per rinviarlo. Di notevole interesse il nuovo 2° Comma dell’Articolo 97, che recita:-“I pubblici uffici sono organizzati secondo disposizioni di legge, in modo che siano assicurati il buon andamento, l’imparzialità e la trasparenza della Amministrazione”.

La novità sta nell’obbligo di trasparenza delle Amministrazioni pubbliche, nel senso che il cittadino può accedere a tutti gli atti dell’Ufficio che a lui interessa.

Un punto controverso da chiarire: l’elezione dei 95 senatori, perché 5 sono senatori  nominati dal Presidente della repubblica, che durano 7 anni e non possono essere nuovamente nominati. I senatori sono eletti, con metodo proporzionale tra i propri componenti, dai Consigli regionali e dai Consigli delle Provincie autonome di Trento e Bolzano, e ciascuna delle due ne

avranno due. Ogni Regione eleggerà un sindaco, tra i sindaci dei Comuni dei rispettivi territori. Con la Legge approvata da entrambe le Camere sono regolate le modalità di attribuzione dei seggi e di elezione dei membri del Senato della Repubblica tra i consiglieri e i sindaci, nonché quelle per la loro sostituzione. I seggi sono attribuiti in ragione dei voti espressi e della composizione di ciascun Consiglio.

Questo metodo della elezione indiretta dei senatori, è contestato dai “NO”, perché questi pretendono la elezione diretta da parte dei cittadini. A mio giudizio, questa è una opinione capziosa, che se attuata non cambia nulla in quanto, comunque, il rapporto democratico di rappresentazione percentuale non cambia.

Quello che sottolineo è che la posizione del “NO”, assunta da parte dell’ANPI e della CGIL, non riflette le volontà unitarie del popolo italiano che, dalla fondazione di Roma, Città eterna, ha manifestato la sua volontà rivoluzionaria per le Riforme, per il progresso e per la puntuale organizzazione dello Stato secondo le necessità del momento storico determinato. E’ giusto ricordare che dalla conquista dello Statuto albertino del 1848, sono da registrare le Riforme del 25 Aprile 1945, dal regime fascista alla democrazia; del 2 Giugno 1946, dalla monarchia alla Repubblica; del 1° Gennaio 1948, dallo Statuto albertino alla Costituzione della Repubblica italiana.

Certo, il Comandante BULOW, fondatore dell’ANPI nel 1945 e il fondatore e Segretario della CGIL, Onorevole Giuseppe Di Vittorio, l’uomo del Piano del Lavoro della CGIL, del 1950, avrebbero, quali dirigenti rivoluzionari, votato “SI” alla Legge di Riforma della Costituzione della Repubblica, sottoposta a Referendum di conferma. Quindi il loro volere, oggi, non viene rispettato.

Per quanto mi riguarda, quale Partigiano combattente per il “SI”, per le Riforme, ho iniziato a combattere contro il regime fascista sin dal 1942, organizzando unitamente a due miei giovani compagni, scioperi di massa contro la guerra fascista, contro lo stesso regime, partecipando a far assumere il naturale “RUOLO EGEMONE” dei Partigiani combattenti, alla “RESISTENZA”.

A Follonica, per iniziativa comune di volenterosi, vive e lavora il “Comitato per il SI”, che ha organizzato per Sabato, 17 Settembre, ore 17.30, in Piazza Sivieri, il “MICROFONO APERTO”, per iniziare a far conoscere i contenuti della Legge di Riforma della Costituzione.

Gennaro Barboni, Partigiano combattente per il “SI”, deputato del PCI – VI^ Legislatura.

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