Al lavoro per l’integrazione europea

Europa
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Giovedì scorso è stata approvata l’annuale Relazione Programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Ue, il primo contributo italiano al Programma di lavoro della nuova Commissione Juncker

La Relazione Programmatica sulla partecipazione dell’Italia all’Unione Europea per l’anno 2015, che ha recentemente visto impegnata la Camera, ha posto con chiarezza l’ineludibilità di una scelta fondamentale per il bene di tutti i Cittadini europei: quella di avanzare senza indugi nell’integrazione politica dell’Europa.

Più in generale, il lavoro fin qui fatto durante questa legislatura ci consente di avere obiettivi importanti e ambiziosi.
Con un buon raccordo tra Governo e Parlamento, abbiamo infatti dato, finalmente, piena attuazione alla legge 234/12 (finora disattesa), che prevede il coinvolgimento diretto dei Parlamenti nazionali in alcuni aspetti del funzionamento dell’Unione. In particolare, la norma prevede il controllo da parte dei Parlamenti nazionali del rispetto del principio di sussidiarietà nell’attività legislativa dell’UE. I progetti di atti legislativi dell’Unione devono, cioè, essere tempestivamente sottoposti all’esame delle Camere dove si stabiliscono le linee di indirizzo che regolano la fase di formazione delle normative europee. Un esempio rilevante di questo pieno coinvolgimento sono, oggi, le comunicazioni che vengono regolarmente svolte dal Presidente del Consiglio italiano verso il Parlamento, prima dello svolgimento delle riunioni del Consiglio europeo, con cui il Governo illustra le posizioni che intende assumere sui temi in discussione. Rispetto ad esse, il Parlamento esprime degli indirizzi vincolanti. Altro esempio è l’aver approvato ogni anno, in questa legislatura, due “leggi europee” e due “leggi di delegazione europea” che ci hanno consentito di ridurre significativamente il numero di procedure di infrazione e di armonizzare la normativa nazionale con quella europea in tempi adeguati, dopo che per troppo tempo a ciò non si aveva adempiuto. E’ stato inoltre rivitalizzato il Comitato Interministeriale per gli Affari Europei, anch’esso istituito dalla legge 234/2012, che è un vertice interministeriale con l’obiettivo fondamentale di stabilire e concordare le linee politiche del Governo nel processo di formazione della posizione italiana verso la fase di predisposizione degli atti dell’Unione Europea.

Tutte queste azioni hanno rafforzato il contributo italiano all’integrazione europea. La Relazione Programmatica votata giovedì scorso è anche il primo contributo italiano al primo Programma di lavoro della nuova Commissione Juncker, con rilevanti novità sul piano del metodo e dei contenuti. L’obiettivo finale è “concorrere” a definire una cornice strategica per la politica europea, coerente con quella del nostro Paese, articolata intorno a grandi obiettivi e linee d’intervento prioritarie.

L’approvazione della Relazione di giovedì è stato il frutto di un lavoro intenso, supportato anche dalla Presidente Boldrini e dal Sottosegretario Gozi, impegnato nel favorire la migliore collaborazione tra Governo e XIV Commissione della Camera. Per rafforzare l’integrazione politica comunitaria, vanno sempre più fatti percepire ai Cittadini i vantaggi “concreti” di un’Europa forte e unita, superando le troppe inerzie passate, che spesso si sono tradotte in mancanza di efficacia e in marginalità internazionale. Oggi è molto diffusa, in tutta Europa, la preoccupazione sullo stato dell’Unione e sulla sua capacità di fronteggiare i problemi crescenti, che mettono a dura prova la capacità di reazione delle Istituzioni UE.

Nonostante le evidenti difficoltà e gli atteggiamenti di chiusura di alcuni partner europei, siamo però incoraggiati dai segnali che evidenziano un’accresciuta consapevolezza, in primo luogo delle opinioni pubbliche europee, sulla necessità di riprendere il processo di integrazione.

È evidente che gli assetti istituzionali, le regole e gli strumenti a disposizione delle autorità europee non sono oggi pienamente adeguati all’evoluzione incessante degli scenari internazionali. Ma cresce da più parti, finalmente, la consapevolezza che l’unica risposta plausibile consiste nel rafforzamento della coesione politica all’interno dell’Unione Europea, nella prospettiva di un’evoluzione in senso federale.
Negli ultimi anni si sono affermate molte novità, quali la crescente complessità nella gestione dei flussi migratori, la recrudescenza delle situazioni di crisi e dei conflitti in molti paesi ai confini dell’Europa, la crescita delle minacce del terrorismo e della criminalità transfrontaliera, le maggiori difficoltà emerse nella ricerca di una strategia efficace per rispondere alla concorrenza delle economie più aggressive e dinamiche, la necessità di realizzare un mercato unico digitale, garantendo ai consumatori l’accesso transfrontaliero ai servizi digitali e rafforzando le basi di un’economia digitale quale nuova fonte di occupazione, di crescita e di innovazione, anche rafforzando la cibersicurezza e la protezione dei dati (sia degli utenti che delle imprese). Ed ancora, spicca la rapida conclusione dei negoziati per il TTIP, che dovrà produrre ricadute positive per le economie europee in termini di crescita, occupazione e salvaguardia delle produzioni di qualità.

In un simile contesto, appare meritorio l’obiettivo di rafforzare il processo di programmazione annuale e pluriennale dell’Unione nonché lo sforzo di miglioramento della qualità della legislazione europea (“better regulation”).
In sintesi, ci troviamo in una sorta di “nuova fase costituente” dell’Europa, nella quale i Parlamenti devono agire con forza e sollecitudine, promuovendo inoltre tutte le sedi di confronto e discussione che aiutino i cittadini europei a capire la reale portata delle sfide da affrontare e le Istituzioni a comprendere appieno rischi e vantaggi delle scelte che siamo chiamati a compiere.

Anche il Parlamento italiano sarebbe auspicabile venisse meno impegnato su lunghe e contorte (spesso strumentali) discussioni su singoli emendamenti a carattere micro-settoriale, ma potesse meglio dedicarsi ai provvedimenti europei suscettibili di produrre un enorme impatto sull’ordinamento nazionale, grazie alle significative decisioni che oggi si assumono a Bruxelles.
In generale, è il momento di “agire” con lucidità, generosità e determinazione. Questo tempo di crisi deve diventare il “tempo del coraggio”, il “tempo opportuno” per decidere davvero che cosa l’Europa vuole diventare, ricordando che, diversamente il mondo va avanti anche senza di noi, ma soprattutto partendo dalla consapevolezza di quanto un’Europa giusta, forte, efficiente possa fare il bene dei Popoli e dei Cittadini.

 

Marina Berlinghieri, Capogruppo PD nella Commissione per le Politiche dell’Unione Europea

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