Al-Aqsa e Muro del pianto: due luoghi sacri, due popoli

Storia
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Inventare che il Muro del Pianto e il Monte del Tempio non hanno legami con il popolo ebraico è una terribile bugia

 

La bomba diplomatica scoppia in ritardo. Ma la sua potenza è tale da creare un terremoto politico che da Bruxelles si propaga a Roma e ancora a Ginevra. Senza memoria non c’è futuro. Tantomeno un futuro di pace. E la memoria serve a rispettare l’identità culturale, religiosa, di chi di una pace attesa da sempre in Terrasanta è tra i contraenti. A piangere non èi l Muro  diYerushalaim. A piangere,per la vergogna, dovrebbe essere stavolta l’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, che la memoria dovrebbe coltivare e proteggere, a partire dai simboli che la incarnano. Così non è stato nella vicenda che ha riguardato il luogo sacro dell’Ebraismo oltre che dello Stato d’Israele.

La risoluzione approvata nei giorni scorsi, a giudizio dello Stato ebraico, non riconosce legami tra gli ebrei e il Monte del Tempio di Gerusalemme (come gli ebrei chiamano la Spianata delle moschee) e il muro del pianto. Una posizione duramente criticata dal premier Netanyahu che nei giorni scorsi l’ha definita «assurda» e che equivale a dire che «la Cina non ha legami con la grande muraglia o l’Egitto con le piramidi».

A far infuriare gli israeliani è stato la decisione di usare esclusivamente il nome islamico per riferirsi al complesso della moschea di AlAqsa, ignorando il termine ebraico Monte del Tempio. La zona, che riunisce anche il Muro del Pianto, parte del muro occidentale del Tempio ebraico distrutto dai romani, il luogo più sacro al mondo per gli ebrei, e la Spianata delle Moschee, il terzo luogo sacro musulmano, è da sempre fonte di grandissime tensioni. La risoluzione cita la «Palestina occupata» e critica la gestione israeliana dei luoghi santi nella Città Vecchia di Gerusalemme.

Nel provvedimento si sostiene che la Città è sacra alle tre religioni monoteiste (ebraismo, islam e cristianità) ma che il Monte del Tempio lo è solo per i musulmani senza menzionare che è santo anche per gli ebrei. Per indicare il luogo non usa né il termine ebraico (Har HaBayit) né quello inglese equivalente (Temple Mount). Ad essere adoperate sono invece le definizioni musulmane di Moschea di Al-Aqse di Haram al-Sharif.

Il Muro Occidentale è l’unica vestigia del Tempio Gerusalemme nonché il punto più vicino al Sancta sanctorum. Il termine, tratto dall’Antico Testamento, si riferisce al santuario interno al Tabernacolo, e più tardi al Tempio di Gerusalemme, dov’era conservata l’Arca dell’Alleanza. Luogo santo, era accessibile unicamente al Grande Sacerdote durante la festa di Yum Kippur. Costruito da Salomone nel X secolo a. C, il primo Tempio fu una prima volta distrutto da Nabucodonosor. Intorno al 20 a.C, un secondo Tempio venne ricostruito dal re Erode, per essere nuovamente distrutto dal generale romano Tito. Il Muro Occidentale ne rimane la sua unica vestigia. Simbolo per il popolo ebraico, il Muro Occidentale fa ugualmente parte della religione islamica. Chiamato HaKotel HaMa’aravi in ebraico, è conosciuto con il nome di Ha’it Al-Buraq in arabo. Secondo le credenze islamiche, nel 620, Maometto intraprese un viaggio spirituale a Gerusalemme, a dorso di un cavallo alato, al-Buraq.

Arrivato nella Città Sacra, avrebbe legato il suo cavallo a un muro: il Muro Occidentale. Quando nel 1967, nella guerra che è passata alla storia come la «Guerra dei sei giorni», le truppe di Tsahal, l’esercito d’Israele, conquistarono la parte orientale di Gerusalemme, i soldati si precipitarono subito al Muro del Pianto (dove gli Ebrei non avevano più potuto recarsi dalla fine del 1947, cioè da quando gli Arabi avevano preso il controllo della città vecchia di Gerusalemme) dove si misero a piangere come dei piccoli fanciulli dalla commozione e a pregare. Moshe Dayan, allora Ministro della Difesa, in quel giorno memorabile per Israele disse davanti al Muro che gli Ebrei erano tornati ai loro luoghi più sacri e mise in una fessura del muro un pezzetto di carta su cui era scritto: «Che sia pace su tutto Israele».

Contro la risoluzione si era espressa nei giorni scorsi la stessa direttrice generale dell’Unesco, Irina Bokova, condannando le divisioni religiose e culturali all’interno dell’organismo Onu. Secondo l’ambasciatore israeliano presso l’organismo, Carmel Shama HaCoen, Bokova avrebbe addirittura ricevuto per quelle parole «minacce di morte e la sua protezione è in via di rafforzamento». Il patrimonio di Gerusalemme, ha sostenuto Bolova, «è indivisibile e ognuna delle sue comunità ha diritto all’esplicito riconoscimento della sua storia e del suo legame con la città». «Negare, nascondere o voler cancellare una o l’altra delle tradizioni ebraica, cristiana o musulmana significa mettere in pericolo l’integrità del sito, contro i motivi che giustificarono la sua iscrizione nella lista del patrimonio mondiale».

Il leader del Labour israeliano (all’opposizione ), Isaac Herzog ha accusato l’Onu di voler «riscrivere la storia, distorcendone i fatti: inventare che il Muro del Pianto e il Monte del Tempio non hanno legami con il popolo ebraico è una terribile bugia che serve soltanto ad incrementare l’odio». E a ipotecare il futuro nel modo peggiore.

 

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