Aiutare i più deboli: così la sinistra si distingue dalla destra e dal populismo

Politica
Un momento delle dichiarazioni di voto finali del disegno di legge sulle Riforme Costituzionali alla Camera dei Deputati, Roma, 12 Aprile 2016. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Il voto sulla legge sul “dopo di noi” dimostra come la vecchia politica trovi spazio anche in chi si vuole presentare come “nuovo”

Cresciuta nella politica del secolo scorso mi trovo spesso a pensare le parole di una celebre canzone di Giorgio Gaber che ironizzava, non senza fondati motivi, sugli stereotipi destra/sinistra. Ricordate? La vasca di destra, la doccia di sinistra; la minestra di destra, il minestrone di sinistra…

Oggi non sono pochi a sostenere che la contrapposizione tra destra e sinistra sia ormai sepolta, sostituita da quella, più moderna, tra riformismo e populismo. Ovviamente c’è del vero in questa riflessione che tuttavia meriterebbe di essere maggiormente approfondita. Indubbiamente guardando ad alcune grandi questioni della nostra epoca – la lotta al terrorismo islamico, la gestione del fenomeno immigrazione, la riposta da dare alle contraddizioni create dalla globalizzazione dell’economia – vediamo una duplice polarizzazione nella politica, in Europa così come negli Stati Uniti. Alla più tradizionale frattura tra conservatori e progressisti si sovrappone e si intreccia infatti, spesso in ciascuno dei due campi, quella tra populismo e riformismo, tra demagogia e pragmatismo.

Non sono convinta tuttavia che si possa fare a meno della lente che ci consente di discernere la destra dalla sinistra, tanto più se siamo di fronte da un lato a proposte politiche che esplicitamente insistono nel non volersi collocare e, dall’altro, a sigle che pretendono di avere l’esclusiva rappresentanza della sinistra. Forse è più utile cercare di guardare alle proposte, al merito dei programmi e delle scelte concrete per poter giudicare e orientarsi.

Vorrei argomentare con un esempio. La Camera ha approvato oggi in via definitiva la legge sul cosiddetto “Dopo di noi”. Una norma attesa da anni, da migliaia di persone disabili e soprattutto dalle loro famiglie, da quei genitori che in ogni incontro pubblico, in ogni iniziativa locale ci chiedevano di rendere un diritto esigibile l’istituzione di servizi e strumenti adeguati per garantire ai loro figli una vita accettabile anche dopo la loro scomparsa. E’ di destra o di sinistra questa legge? Per me è una legge di civiltà che interviene in un ambito in cui si possono produrre terribili diseguaglianze: tra chi vive in regioni e città ben amministrate e chi vive in regioni e città inefficienti, in cui i servizi per i più deboli sono scarsi o assenti; tra i più ricchi, che possono permettersi di pagare con risorse proprie riabilitazione e servizi diurni o residenziali di qualità, e i più poveri, che possono al massimo usufruire di qualche ora di assistenza domiciliare della sanità pubblica…

Stabilire che da domani in ogni regione italiana si debbano prevedere nella rete dei servizi specifiche strutture di accoglienza di tipo familiare per le persone disabili gravi prive di sostegno familiare; prevedere che i genitori di una persona con disabilità possano affidare le proprie risorse o patrimoni a soggetti giuridici deputati al sostegno dei loro ragazzi anche dopo la loro morte; facilitare con incentivi fiscali la detraibilità delle spese per le polizze assicurative finalizzate alla tutela delle persone con disabilità; istituire un Fondo nazionale per l’assistenza alle persone con disabilità grave prive del sostegno familiare con risorse aggiuntive rispetto al più ampio Fondo per la non autosufficienza, rifinanziato nelle ultime due leggi di stabilità: ecco, tutto questo per me è di sinistra, nel senso migliore del termine.

Ascoltare le obiezioni del M5S – che ha votato contro – o quelle dei colleghi di Si-Sel – che inspiegabilmente hanno scelto l’astensione – è stato per me illuminante. Dopo anni e anni in cui le risorse per il welfare locale sono state continuamente oggetto dei tagli dei governi nazionali, dopo l’azzeramento dei fondi destinati al sociale per regioni e comuni, dopo anni di “austerità” europea tradottasi in politiche di riduzione dei servizi per le persone più fragili, ora che si comincia ad invertire nettamente la tendenza… votano contro. Si vota contro perché è troppo poco? Eppure tra le associazioni delle persone e delle famiglie interessate questa legge è salutata come un passo enorme che apre la strada ad una nuova stagione di servizi per le disabilità. Oppure perché in campagna elettorale non si può votare con il Pd? Forse, ma allora siamo alla più vecchia politica che si sia mai conosciuta. Buona per fare propaganda, per promettere tutto a tutti senza misurarsi mai con la necessità di trovare le risorse disponibili e le risposte praticabili ai problemi reali delle persone reali.

A pochi giorni dal voto amministrativo a Bologna, a Torino, a Milano, a Roma forse andare a guardare le esperienze già realizzate nel territorio nei servizi sociali e socio-assistenziali per le persone diversamente abili e le proposte dei candidati a sindaco su questi temi può essere un buon modo per capire “cos’è la destra, cos’è la sinistra”…

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