Ahmed, il genio scambiato per terrorista che sfida i nostri pregiudizi

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Inventa un orologio scambiato per una bomba, Ahmed, in manette a 14 anni. La storia che scuote gli Usa

Ahmed, che da grande sogna di diventare ingegnere, lo scorso lunedì è stato arrestato dalla polizia.

È successo in Texas, nella cittadina di Irving, dove la polizia cittadina ha scambiato per una bomba l’orologio che il quattordicenne aveva fabbricato per mostrarlo al suo professore di tecnologia. Appurato che si trattava di un orologio digitale, gli agenti hanno dovuto rilasciarlo.

Può capitare, penserete voi. Può succedere che, in questi tempi di terrore, un marchingegno strano sia scambiato per una pericolosa bomba costruita con l’obiettivo di farci saltare tutti in aria. Può accadere, concordo.

Però poi penso che Ahmed, sicuramente, si sarà spiegato, avrà detto al professore che, notandolo, ha chiamato le forze dell’ordine, che quello era solo un orologio assemblato da lui; immagino che il ragazzo, alla vista degli agenti, si sia affannato a dire a tutti che stavano equivocando, un misunderstanding dicono gli americani… ma non è stato ascoltato.

E vedo la paura salire negli occhi del giovane Ahmed, che improvvisamente capisce e tocca con mano come le parole di un ragazzino di origini sudanesi, nero, musulmano, valgano pochissimo di fronte alla paura feroce, cieca, irrazionale di adulti bianchi in divisa.

Ahmed è stato interrogato dai poliziotti e dal preside in assenza dei suoi genitori. È stato successivamente ammanettato e condotto in un carcere minorile, dove gli sono state prese le impronte digitali.

«I sospetti e la paura non ci tengono al sicuro, ma ci portano indietro – ha scritto Hillary Clinton su Twitter – Ahmed, rimani curioso e continua a costruire».

Dice bene la candidata alle primarie democratiche Usa 2016, la paura del diverso, dell’altro da sé, i pregiudizi, hanno aperto la strada alle più grandi ingiustizie e violenze del secolo scorso; per questo non possiamo sottovalutarli, per questo dobbiamo subito scovarli e neutralizzarli.

Ahmed è un ragazzo ingegnoso e brillante che ha pagato in prima persona, con l’umiliazione e la paura, per il colore della sua pelle, per la sua fede religiosa.

Anche il presidente Obama, che evidentemente di discriminazione se ne intende e sa quanto possa ferire, si è prontamente schierato dalla sua parte:  «Bell’orologio, Ahmed. – scrive su Twitter –  Vuoi portarlo alla Casa Bianca? Potremmo ispirare molti ragazzi come te ad amare le scienze. Questo è quello che fa l’America grande».

Probabilmente Ahmed, quando sarà grande, penserà a questa storia sorridendo per il clamore sollevato. Per fortuna Ahmed vive in Paese dove un presidente nero ha detto a tutti che l’America è resa grande da cittadini brillanti come lui, da chi ama le scienze, da chi coltiva la curiosità e si lascia meravigliare.

Anche in Italia ci sono tanti Ahmed da valorizzare, ragazzi che la politica ha il compito di difendere da pregiudizi e violenze, anche e soprattutto del loro futuro discuteremo il 28 settembre in Aula, alla Camera. Stiamo per cambiare le regole in materia di acquisizione della cittadinanza, stiamo per rendere più semplice e più giusta la vita di Ahmed e dei suoi amici che vivono a Roma, a Bologna, a Cortona… perché l’Italia diventa più grande e più forte grazie alla sensibilità loro e dei cittadini che scoprono e innovano, senza paure, per riprenderci il futuro che ci spetta!

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