Ad un anno dagli attacchi Parigi è tornato a vivere

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epaselect epa05630314 People place colored lanterns in the Canal Saint-Martin near Place de la Republique  to mark the one year anniversary of the Paris attacks, in Paris, France, 13 November 2016. Today marks the one year anniversary in which 130 people were killed by gunmen in a terrorist attack across Parisian cafes, the Stade de France stadium and the Eagles of Death Metal concert at the Bataclan concert hall.  EPA/IAN LANGSDON

Parigi è riuscita a conciliare la necessità di sicurezza con la propria essenza, è scesa a compromessi con i vari aspetti della propria identità e della propria storia per costruire il proprio futuro

If blood will flow when flesh and steel are one
Drying in the colour of the evening sun
Tomorrow’s rain will wash the stains away
But something in our minds will always stay

Sono le note di “Fragile” di Sting a rompere il silenzio durato un anno del Bataclan. Se non fosse per l’odore di vernice fresca all’interno e per i controlli serrati all’esterno, quella di ieri sarebbe passata come una normale serata di una delle più famose sale da spettacolo di Boulevard Voltaire. Il locale era pieno, 1000 persone hanno voluto salutare la tanto attesa riapertura, c’erano artisti, c’era la Sindaca Anne Hidalgo, c’erano giornalisti ma soprattutto c’erano tanti giovani, e tra essi, qualcuno aveva gli occhi lucidi, un anno fa si trovava nello stesso luogo e l’aria non era certo quella di una grande festa. Poco dopo le 21:10, Sting è salito sul palco: “Abbiamo due compiti da svolgere questa sera: ricordare coloro che non ci sono più e celebrare la vita in questa sala storica.” Dopo qualche momento di commozione, la serata è  decollata, la  festa è tornata e con essa la voglia di ridare il giusto ruolo ad una sala concerti che per troppo tempo è rimasta avvolta in un velo bianco posto a copertura di brutti ricordi.

Se vogliamo, il Bataclan e la sua voglia di celebrare la vita, racconta la storia di Parigi dopo la tragica notte del 13 Novembre. Nei giorni successivi agli attacchi terroristici, la ville lumiere per qualche notte ha smesso di splendere, persino la Tour Eiffel aveva deciso di rispettare il lutto ed il dolore scomparendo nel buio. Furono giorni difficili, la violenza folle e sanguinaria di 7 bestemmiatori si era portata via 130 persone e con esse anche la sensazione di sentirsi in pace, a casa. Parigi era sconvolta, la paura sembrava aver avuto la meglio dietro gli occhi di chi, a poco a poco, ha voluto invece ricostruire la propria quotidianità dopo lo choc.

Oggi, le parigine ed i parigini sono riusciti a vincere una sfida senza precedenti, hanno ripreso forza e sono scesi a testa alta per le strade. Sono tornati a sventolare i tricolori francesi alle finestre come se la città avesse vinto una battaglia, i Café hanno ripreso a pullulare di persone e, malgrado le ferite, tutti hanno voluto gridare al mondo la loro vita. La resilienza però ha avuto un prezzo, i cittadini hanno dovuto rinunciare a parti di democrazia e libertà in nome di una sicurezza che un po’ ovunque si rende visibile. È visibile nei controlli per entrare in un pub o in un centro commerciale, è visibile tra i mitra e le tute mimetiche che spuntano tra i passanti, è visibile negli sguardi vigili di chi ha imparato con l’esperienza a essere primo garante della propria e dell’altrui incolumità.

Parigi è riuscita però a conciliare questa necessità di sicurezza con la propria essenza, è scesa a compromessi con i vari aspetti della propria identità e della propria storia per costruire il proprio futuro. Ed è forse il frutto di questo compromesso che le ha permesso di mantenere insieme le varie comunità religiose e culturali presenti nella città, è questo compromesso che ha frenato istinti islamofobici e razzisti, è questo compromesso che ha alla città la forza di ospitare eventi ed iniziative senza farsi frenare dai timori o dalle insicurezze. Tutti, istituzioni, associazioni e semplici cittadini si sono sentiti in dovere di partecipare alla ricostruzione di una collettività che senza uno sforzo comune sarebbe caduta nell’abisso, si sarebbe soffermata sulle differenze e si sarebbe fatta aizzare da un sospetto che vuoi o non vuoi comunque alberga latente nell’animo di ciascuno.

Questo complesso senso di comunità che non nasconde certo contraddizioni e a volte tensioni è caratteristica di una città viva e pulsante, una città nota per il suo cosmopolitismo e per la sua voglia di reagire alle difficoltà. Una città che si fonda sul motto Fluctuat nec Mergitur, è sbattuta dalle onde ma non affonda.

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