Accoglienza dei migranti: è il momento dell’Albania

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Migranti al confine macedone
 EPA/ZOLTAN BALOGH HUNGARY OUT

Con la chiusura delle frontiere da parte dei principali Paesi di accesso, ora i profughi proveranno a passare dal Paese balcanico. Si pianifica l’intervento di una ong italo-albanese

L’eventualità che si passi in pochi giorni dalla rotta balcanica, ormai sigillata, alla rotta adriatica, è la più temuta dall’Italia. I profughi presenti in Grecia e gli altri che giungono ogni giorno trovano la strada bloccata lungo tutti i confini. Chiusa anche la Macedonia, la geografia ci dice che è rimasto un ultimo paese da cui provare a passare. Quel paese è l’Albania. L’Italia sta per sottoscrivere un memorandum con questo paese, in cui si specifichi che cosa daremo in termini di mezzi ed esperti di polizia, in cambio di un “contenimento” dell’onda di profughi. Mentre scriviamo, le prime centinaia sono stati trasferiti dai greci a Konitsa, a poche decine di chilometri dal confine albanese di Kakavije.

E in Albania è un susseguirsi di pool interministeriali, poliziotti mandati a pattugliare i confini, dibattiti parlamentari. E qua siamo preoccupati che arrivino barconi di profughi a rovinare la stagione turistica. E io credo che in tutto questo manchi qualcosa. Qualcosa di fondamentale. Manca la preoccupazione per il profugo in quanto persona. È sacrosanto collaborare con l’Albania per evitare che i migranti si avventurino ad attraversare il Canale d’Otranto, ma non basta. Bisogna cooperare con il paese per creare un sistema di accoglienza. Bisogna sostenere il governo Rama a tradurre in atti concreti i suoi propositi. L’Albania è un paese che ha deciso di non chiudersi. “Non erigeremo muri”, ripete il governo da tempo. Questa convinzione resiste anche oggi che si attende ad ore l’arrivo dei primi migranti. Sono convinto che l’Albania sia un Paese europeo per quanto attiene a principi e valori.

Nel 2014 ha avuto la forza e la volontà di approvare una legge che riconosce e tutela i diritti dei richiedenti protezione internazionale. Una legge allineata alla legislazione europea e internazionale, la quale, secondo quanto previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1951, garantisce l’accoglienza, il diritto all’istruzione, al lavoro e alla protezione sociale.

La società civile albanese e italiana, coadiuvate dai territori e dalle istituzioni, devono avere un ruolo fondamentale. Perché per noi l’Albania ha un significato particolare. Molte Ong, Comuni, Regioni, erano lì nel 1999 ad accogliere i profughi del Kosovo. Negli ultimi anni abbiamo visto crescere la società civile albanese. Sono state molte le sfide affrontate. Questa è un’altra che forse durerà molti anni e le Ong Italiane che sono impegnate sul fronte dell’accoglienza, ormai da decenni, possono diventare partner forti.

Proprio 25 anni fa arrivavano in Salento i barconi carichi di immigrati albanesi. E oggi tocca a loro accogliere. Se ne è parlato nel parlamento albanese. Si è detto che l’Albania non può chiudersi proprio perché sa cosa significhi lasciare la propria terra ed essere accolti in altri paesi. Anche noi lo sapevamo, anche i nostri nonni si erano imbarcati per l’America a centinaia di migliaia. Questo è servito a renderci accoglienti e comprensivi? Difficile rispondere con un sì o un no. Ciò che è certo è che da quei primi giorni di marzo del 1991 abbiamo iniziato a costruire il sistema di accoglienza che abbiamo oggi. Con le sue difficolta, è un sistema che funziona e che accoglie. Ora tocca all’Albania.

Nel 1999, erano centinaia di migliaia i kosovari accolti dalle famiglie albanesi e dai campi tirati su dagli attori della protezione civile e della cooperazione internazionale. Oggi non si sa quanti arriveranno. Ma è certo che dobbiamo essere nuovamente fianco a fianco. Non perché così li teniamo in Albania invece di lascarli venire in Italia, ma perché è il momento di chiudere il cerchio: gli albanesi devono poter accogliere chi arriverà là, attingendo anche dalle buone pratiche italiane. E la società civile italiana può dare il supporto necessario a quella albanese per costruire, insieme alle Istituzioni, un sistema d’accoglienza funzionale.

L’abbiamo detto molte volte che le migrazioni non si fermeranno ma sono destinate ad essere parte del futuro europeo. Un futuro che condividiamo anche con l’Albania. In più con questo paese ci lega l’importante comunità di 500 mila albanesi d’Italia, arrivati proprio a partire da 25 anni fa, oltre all’antica diaspora arbëresh. Sono certo che saranno loro i primi a supportare la società civile che si incaricherà di accogliere i migranti alle porte del paese, affinché l’emergenza si trasformi in una bella pagina di Storia. È l’esempio di Besmir. Rientrato da pochi giorni dall’Italia, si è messo subito in moto e in queste ore sta pianificando, nel sud dell’Albania, l’intervento di una ong italo-albanese. Un giovane che ha deciso di buttarsi oggi in questa avventura per dare una risposta immediata alle tante persone che sfuggono dalla guerra o da situazioni di annullamento dei propri diritti, persone che hanno voglia di futuro.

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