Abolire i contanti? No, per il Fatto vanno abolite le partite Iva

Il Fattone
L'ufficio dell' agenzia delle entrate a Pontedera, 4 maggio 2012. 
ANSA/STRINGER

Bruno Tinti (quello che diceva che il giornale di Travaglio era “insopportabile”) oggi si lancia in un attacco ai lavoratori autonomi, accusandoli di essere tutti evasori

La guerra senza quartiere contro la possibilità di spendere fino a 3000 euro in contanti è di grande interesse non per il tema in sé – nella gran parte dei paesi liberi, com’è ovvio, non c’è alcun limite all’uso di monete e banconote – ma per la visione della società, e dell’uomo, che rivela. Leggiamo per esempio l’attacco del pezzo di Bruno Tinti, sul Fatto di oggi: “Chi paga 3000 euro in contanti? Due categorie: i super ricchi e quelli che li hanno ricevuti in pagamento da altri. I super ricchi consumano quando e come gli pare. Dell’autorizzazione di Renzi se ne fanno un baffo. Quelli che i 3000 euro ce l’hanno perché qualcuno glieli ha dati sono obbligati a spenderli: li mettessero in banca, sia mai che capiti, il Fisco glieli trova”.

E chi sono “i fortunati pagati in contanti”? Ma le partite Iva, perbacco: “loro e solo loro”. E che cosa fanno le partite Iva? Secondo Tinti, evadono le tasse dalla mattina alla sera, sempre, tutti, a prescindere. “I conti sono facili. 22% di Iva e una variabile tra il 30 e il 40% di Irpef, diciamo 35%: per ogni pagamento di 3000 euro in contanti, 600 euro per l’Iva e tra 900 e 1200 euro per l’Irpef. Per ogni pagamento – conclude implacabile l’ex magistrato – il Fisco ci rimette in media 1500 euro”.

I conti saranno pure facili, ma sono del tutto sbagliati: perché partono da una premessa indimostrabile e dunque falsa, e cioè che chiunque abbia una partita Iva – affermato professionista o giovane precario, idraulico o badante – sia un delinquente matricolato. E che tutti gli altri – lavoratori dipendenti e pensionati – non delinquano soltanto perché vengono pagati con un bonifico bancario e perché le tasse sono trattenute alla fonte. Con questa logica, bisognerebbe abolire non il contante, ma il lavoro autonomo. Ogni cittadino dovrebbe essere accompagnato da un finanziere, il caffè dovrebbe essere pagato con il bancomat e i mendicanti dovrebbero accettare soltanto assegni.

Qualche mese fa Dagospia riferì un curioso incidente capitato proprio a Tinti: una sua email all’ex collega Felice Lima arrivò per errore a tutti gli iscritti alla mailing list dell’Associazione nazionale magistrati. “Se ti va – scriveva Tinti – puoi leggere qui i miei articoli senza comprarti il Fatto che, almeno per me, è diventato una lettura insopportabile”. Appunto.

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