A Ventotene Renzi&co. lo ammettano: la cura monetaria non serve più

Europa
German Chancellor Angela Merkel and Italian Prime Minister Matteo Renzi inspect the guard of honour during a welcome ceremony before German-Italian government consultations in Berlin March 17, 2014.   REUTERS/Tobias Schwarz (GERMANY - Tags: POLITICS)

Serve una vera politica economica fondata sugli investimenti

Anche Renzi, Merkel e Hollande, che si apprestano al vertice di Ventotene di lunedì prossimo, dovranno ammetterlo: la politica mondiale dei tassi zero delle banche centrali sta aiutando solo l’accumulazione di debito pubblico ma frena l’economia e amplia le divergenze tra piccoli e grandi investitori. Ci sono alcuni semplici fatti che suffragano questa affermazione, come ha notato MF-Milano Finanza e che dovrebbero essere all’attenzione dei tre leader dei paesi padri storici dell’Europa.

Al meeting nell’arcipelago pontino, dove fu scritto il Manifesto di Altiero Spinelli e dei suoi compagni, la situazione economica sarà il convitato di pietra. C’è poco da fare, le cure monetarie finora hanno prodotto poco.

Oggi 12.000 miliardi di dollari in bond hanno rendimenti negativi, così come un titolo di stato su due in Europa, mentre tre anni fa questa situazione era del tutto inesistente. Non solo. Negli anni novanta, ad un risparmiatore tedesco servivano circa nove anni per raddoppiare il capitale investito grazie ai rendimenti, oggi ne occorrerebbero 500. E questa è la spina nel fianco più dolorosa per la cancelliera tedesca. Che non è sola.

Gran parte dell’economia globale, il 60% del Pil mondiale, fluttua infatti nello spazio angusto del tasso zero, tra un più 1% e un meno 1%. Se alle banche non rende più nulla prestare denaro, così come pagano per parcheggiarlo a Francoforte, in Giappone o in Svizzera e Svezia, ai risparmiatori i conti correnti vengono remunerati con lo 0,1%, quando va bene.

Eppure da giugno del 2014 la Banca Centrale Europea fa pagare alle banche gli interessi per permettere loro di depositare denaro presso i suoi depositi, proprio nel tentativo di rilanciare crediti e consumi. I risultati sono nulli se non addirittura controproducenti, come ha sottolineato il Wall Street Journal. E nei paesi in cui anche i clienti pagano per versare soldi nei depositi – Germania, Svizzera, Danimarca, Svezia, Giappone – il risparmio aumenta e non va in circolo.

Il denaro che un padre mette da parte per i figli dopo mille sacrifici e riducendo le spese a fine anno non rende nulla, mentre un governo europeo, che dai giovani dipende, può indebitarsi a dismisura ma non può investire come vuole per le rigide regole comunitarie. E’ una spesa quindi sterile.

Il capitale è addormentato nell’Unione Europea. Non si muove, non cresce, non produce ricchezza. La politica del laissez-faire di Bce, Fed, Bank of England e Bank of Japan, sta ritorcendosi proprio contro chi vorrebbe aiutare di più e cioè famiglie e imprese.

L’Europa è ferma in deflazione e il Pil si muove a rilento e anche in Italia gli ultimi dati Istat confermano che il paese è bloccato con una crescita zero virgola e prezzi che non salgono. Nonostante il Quantitative Easing, i tassi zero, i rendimenti negativi sui Btp, i depositi bancari nella penisola del risparmio continuano a crescere (ultima rilevazione, +3,6% su base annua) quando un contesto del genere indurrebbe a ben altri investimenti invece che al parcheggio sui conti correnti; i prestiti crescono poco più dell’1% e solo grazie ai mutui.

Questo vuol dire che a dispetto degli sforzi di Mario Draghi, le famiglie non se la sentono di indebitarsi per spendere e rilanciare i consumi, così come gli istituti di credito faticano a remunerare gli impieghi, mentre invece ad avere convenienza ad indebitarsi sono solo gli stati, protetti dal bazooka acquista-titoli di Francoforte. Famiglie e imprese aspettano segnali dai loro governi, che hanno votato per essere guidati nel momento del bisogno. L’Eurotower su questo punto – il rapporto amministrati elettori con i propri governanti – non può far più nulla.

Senza interventi di politica economica, la politica monetaria iper accomodante della Bce viste le cifre appena mostrate, rischia solo di creare ulteriore incertezza, bloccando le scelte di imprenditori e consumatori, sempre in attesa di un’ulteriore discesa di tassi e prezzi.

Le autorità monetarie e gli stessi leader italiano, francese e tedesco, riuniti nell’isola del confino e della libertà per rilanciare l’idea di Europa dopo un’estate di sangue, dovranno mettere a punto una strategia, partendo dall’assunto che la benzina di Francoforte non basta più e che serve subito un vero piano Marshall di investimenti comuni. Un piano che si lasci davvero alle spalle austerità, bilanci stretti dal rigore e decimali. Lo si invoca ormai da anni, il summit pontino si presenta come una delle ultime occasioni per metterlo in opera.

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