A Roma abbiamo perso perché non abbiamo capito la città

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La piazza del Campidoglio nel giorno delle decadenza della Giunta guidata da Ignazio Marino con le dimissioni di 26 consiglieri. Roma, 30 ottobre 2015.
ANSA/ ALESSANDRO DI MEO

Queste elezioni amministrative hanno messo il Partito davanti ad una crisi identitaria

Ci possiamo sforzare quanto vogliamo, possiamo trovare migliaia di scuse ed altrettanti capri espiatori, ma la verità è una: abbiamo fallito. Abbiamo cercato di promuovere un progetto di città che non ha convinto le romane ed i romani. Fino all’ultimo abbiamo inseguito quel fiume in piena chiamato Virginia Raggi, ma non ci siamo accorti che gli argini erano ormai ceduti. In poco tempo l’ondata della candidata cinque stelle ci ha travolti, ha portato via con sé la città e a strappato dodici Municipi dalle mani di giovani amministratori che hanno dato prova di grande coraggio e competenza e che oggi pagano un prezzo altissimo.

Non abbiamo capito la città e questo è il rammarico più grande. Ci siamo fatti promotori di un messaggio che non apparteneva alle nostre Periferie, abbiamo ascoltato i nostri quartieri senza interpretare veramente la loro richiesta di cambiamento, abbiamo girato Roma in lungo e in largo, ma questo non è bastato. Sul Partito Democratico, sul mio Partito, pesano leggerezza ed errori di rotta. Abbiamo affrontato una campagna elettorale violenta senza avere gli anticorpi necessari. Abbiamo agito prevalentemente in difesa o inseguendo il Movimento Cinque Stelle a tal punto da farci trascinare sul loro livello di disprezzo e odio generalizzato. Abbiamo subito gli insulti per strada ma abbiamo risposto con la politica dello spritz che fa tanto giovani ma non attira i giovani. In tutto questo, Roma ha subito il danno peggiore, Roma ha perso l’opportunità di parlare di sé. I cittadini hanno assistito ad una lotta squallida fatta di battute, titoli di giornali e reciproche accuse. Le idee, i progetti per la città, le competenze messe in campo sono passate in secondo piano.

Queste elezioni amministrative hanno messo il Partito davanti ad una crisi identitaria. Oggi più che mai, abbiamo la necessità di metabolizzare questi pessimi risultati per  trasformarli in un nuovo progetto. Un progetto che veda prima di tutto il Partito impegnato in un umile ascolto della città. Un progetto che riparta da donne e da uomini dotati di una vera voglia di rimboccarsi le maniche in modo disinteressato. Un progetto che sia in grado di dare spazio alla buona politica e che si lasci dietro tutto ciò che non ha Roma come interesse principale. Abbiamo cinque anni per ricostruire tutto ciò, abbiamo cinque anni per riportare le persone a guardare con speranza e con orgoglio al Partito Democratico, forse non ci basteranno, questo dipenderà da noi e dal nostro essere, stavolta, all’altezza della sfida.

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