A ottobre basta un Sì per realizzare quello che chiediamo da anni

Riforme
Italian Premier Matteo Renzi during his speech at Florence's Niccolini theatre, Florence, 02 May 2016. Renzi said his government was about to tackle its biggest challenge yet on Monday as he kicked off the campaign for a yes vote in this autumn's referendum to ratify its Constitutional reforms to overhaul Italy's political machinery. ANSA / MAURIZIO DEGL'INNOCENTI

Le nostre ragioni sono fortissime, ma per convincere e coinvolgere gli italiani serve lo sforzo di tutti quelli che ci hanno portato fin qui

L’agenda di ieri prevedeva un lunedì fiorentino, perché a Palazzo Vecchio arrivava il primo ministro giapponese Abe con la sua delegazione. Dopo aver accompagnato a scuola mio figlio, ne ho approfittato per incontrare per un’ora un po’ di amici fiorentini al Teatro Niccolini, appena riaperto. Ho parlato di tutto e soprattutto di referendum.

Ho spiegato che sicuramente la campagna elettorale si vince in tv e con i mezzi di comunicazione di massa. Ma che il referendum costituzionale di ottobre non si vince solo con la tv: occorre uno sforzo personale, diretto, tenace di tutti quelli che ci hanno portato fin qui. Per questo ho detto alla mia gente che fino alla fine noi non molleremo di un centimetro, che saremo in prima fila per cambiare, che non ci risparmieremo muovendoci da nord a sud. Ma stavolta siamo ad avere bisogno di voi. Da soli possiamo vincere, ma io voglio convincere e soprattutto coinvolgere gli italiani.

Per anni si è detto che non aveva senso il ping pong istituzionale tra Camera e Senato. A ottobre basta un Sì per cancellarlo.

Per anni si è detto che i parlamentari sono troppi. A ottobre basta un Sì per ridurli del 33%.

Per anni si è detto che i consiglieri regionali erano strapagati. A ottobre basta un Sì per portarli a stipendi civili.

Per anni si è detto che le Regioni avevano troppi poteri confusi. A ottobre basta un Sì per fare chiarezza.

Per anni si è detto che bisognava semplificare il procedimento legislativo, eliminare la doppia fiducia, abolire gli enti inutili come il Cnel. A ottobre basta un Sì per chiudere definitivamente queste partite.

Dunque, nel merito le ragioni del Sì sono fortissime. Ma più in generale – come ho cercato di dimostrare al Niccolini – c’è qualcosa di ancora più grande: c’è un’Italia che non si ferma alla rassegnazione, al pessimismo, alla lamentela. C’è un’Italia che dice sì al futuro. Che dice sì al cambiamento. Che dice sì all’ottimismo e al coraggio. Questa Italia, l’Italia che dice sì, è l’Italia che ci porterà a vincere il referendum costituzionale.

Vi chiedo una mano. Nei prossimi giorni presenteremo le modalità operative: chiunque potrà contribuire, fondando un comitato, con un minimo di 5-10 persone e un massimo 50. Non vogliamo i supercomitati numerosi, ma una diffusione capillare: in ogni azienda, in ogni realtà sportiva, in ogni comune, in ogni scuola. Che dite, ci aiutate in questa sfida?

 

Il testo è tratto dall’eNews pubblicata oggi

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