A Latina tremila braccianti indiani sfidano padroni violenti e mafie

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Lunedì 18 aprile nel capoluogo pontino una manifestazione storica contro lo sfruttamento e il caporalato. Proprio nel giorno in cui a Latina arriva Salvini…

Nel corso degli ultimi anni in pochi hanno saputo osservare, comprendere e denunciare lo sfruttamento dei braccianti indiani nel pontino. Una condizione di violenza e violazione sistematica dei loro diritti che ha prodotto segregazione, povertà, umiliazioni. Tra queste realtà, senza dubbio, In Migrazione e la Flai Cgil hanno giocato un ruolo centrale. In Migrazione con i suoi studi, dossier, denunce e la Flai attraverso un organizzato sindacato di strada in grado di intercettare lavoratori e lavoratrici che altrimenti sarebbero rimasti preda del caporale o del datore di lavoro di turno. In alcuni casi, come già documentato con un articolo pubblicato da questo giornale, alcuni lavoratori, vittime di un sistema di vincoli e obblighi che si sommano allo sfruttamento quotidiano e al caporalato, hanno ceduto, arrivando anche al suicidio. È accaduto a Sabaudia e a Fondi, due Comuni del pontino dove la comunità indiana (punjabi) risulta particolarmente presente e il suo ruolo nell’agricoltura locale certamente centrale.

Ma qualcosa nel corso delle ultime settimane è cambiato. Le denunce sono diventate vertenze. I malumori dei braccianti sono diventate proteste. Le paure invece rivendicazione. Qualcosa che sembrava lontano negli anni, perdersi nel tempo della memoria collettiva del movimento bracciantile italiano è, invece, riemerso, con forza pacifica ma in modo finalmente organizzato. In decine di aziende agricole, infatti, i braccianti indiani, tutti insieme, hanno trovato il coraggio di chiedere al proprio datore di lavoro i salari arretrati, il riconoscimento dei giorni realmente lavorati in busta paga, il bonus del governo che sinora risulta in busta paga ma mai realmente riconosciuto. Insomma, migliori condizioni di lavoro.

Sono iniziati i primi presidi fuori le aziende, le prime pacifiche manifestazioni. In alcuni casi, lì dove la risposta del datore di lavoro è stata più dura, comprendendo anche azioni violente come documentato da alcuni referti medici, si è tentata la strada dell’occupazione pacifica delle serre. Insomma, i braccianti hanno iniziato ad alzare la testa. Ma questo non basta. Sebbene alcune imprese abbiamo aumentato la retribuzione da 3.5 euro l’ora a 5 (il contratto provinciale prevede circa 9 euro lorde l’ora per 6 ore e trenta di lavoro al giorno) i braccianti hanno deciso di continuare a reclamare per pretende diritti e legalità.

Lunedì 18 aprile, infatti, entreranno in sciopero e forse tremila braccianti, armati della loro pazienza e di un’indomabile spirito pacifico, scenderanno i piazza a Latina per chiedere alle autorità locali, con l’aiuto della Flai Cgil, di In Migrazione e della Cgil e del Forum Immigrazione il riconoscimento formale e sostanziale della loro dignità di esseri umani e lavoratori. È infatti organizzata una manifestazione in piazza del Popolo a partire dalle ore 10.00, dinnanzi alla tenda rossa della Cgil. Un evento storico, di rilevanza straordinaria, che forse desterà “scandalo” fra chi è abituato ad immaginare quelle piazze nostalgicamente gremite solo per adunate di popolo. La novità di questa mobilitazione è determinata da una tensione sempre più avvertibile nelle campagne, dove non sono mancate minacce nei confronti dei sindacati e di alcuni attivisti.

E poiché piove sempre sul bagnato, lunedì pomeriggio nella stessa città e piazza si svolgerà anche il comizio di Salvini – in tour elettorale – per arringare i suoi. Per fortuna sarà arrivato tardi. La bellezza di una manifestazione di braccianti indiani che reclamano diritti e giustizia oscurerà il volto truce di una destra nostalgica e leghista. Il nostro impegno è di continuare a lavorare affinché cessino i soprusi nelle campagne e si riconoscano i diritti dei braccianti indiani e non. Forse da lunedì si scriverà una pagina nuova nel pontino, come già si è fatto a Nardò o a Castelvolturno, nonostante padroni violenti e mafie.

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