A cosa dovrà servire la Casa Museo Gramsci

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Va recuperato e valorizzato lo spirito di partecipazione consapevole alla vita pubblica

Il filosofo Gadamer notava come il museo decontestualizzasse ad esempio le opere d’arte, rendendo ardua quell’esperienza di verità che attraverso di esse si può vivere. L’espressione casa-museo, perciò, è per certi versi un ossimoro. La casa è, per definizione, un luogo vivo, spesso caldo e accogliente, mentre il museo tende a mostrarsi asettico.

La Casa Museo Gramsci dovrebbe perciò rappresentare sì un luogo di memoria e di condivisione, ma un luogo vivo, aperto, nel caso, al dibattito e al confronto. Marco Pannella contrappone da sempre le fazioni ai partiti, quelli veri. Ecco in proposito una riflessione di Gramsci del 1932, dedicata all’apoliticismo del popolo italiano: “Tra gli elementi che mostrano manifestamente questo apoliticismo sono da ricordare i tenaci residui di campanilismo e altre tendenze che di solito sono catalogate come manifestazioni di un così detto ‘spirito rissoso e fazioso’ (lotte locali per impedire che le ragazze facciano all’amore con i giovanotti ‘forestieri’ cioè anche di paesi vicini ecc.). Quando si dice che questo primitivismo è stato superato dai progressi della civiltà, occorrerebbe precisare che ciò è avvenuto per il diffondersi di una certa vita politica di partito che allargava gli interessi intellettuali e morali del popolo. Venuta a mancare questa vita, i campanilismi sono rinati, per esempio attraverso lo sport e le gare sportive, in forme spesso selvagge e sanguinose. Accanto al ‘tifo sportivo’, c’è il ‘tifo campanilistico sportivo’”.

L’autore non poteva essere più eloquente: la politica non è tifo da stadio, i partiti non sono clan. Certo, sia ben chiaro: l’esperienza dei partiti di un tempo, compresa quella della prima Repubblica, si è conclusa. Si tratta di stagioni irripetibili, come dimostrano pure le vicende europee e del resto dell’Occidente. Ma lo spirito di partecipazione consapevole alla vita pubblica va recuperato e valorizzato. E la vita pubblica comprende la memoria. Ecco, a mio avviso, il senso della Casa Museo Gramsci.

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