A che punto è la notte

Pd
Walter Veltroni Spello

Tutto sta cambiando e ciascuno di noi credo debba sentirsi interpellato dai grandi quesiti che questo tempo di transizione porta con sé

“A che punto è la notte?”. È la frase con la quale si apre il secondo atto del Macbeth di Shakespeare e, conseguentemente, il titolo di un libro degli indimenticati Fruttero e Lucentini. Il Partito democratico di Spello, magnifico luogo italiano dove il 10 febbraio del 2008 presentai l’identità dell’allora nascente Pd, mi ha invitato a parlare, alla festa de l’Unità, partendo da questa frase. Già la sera precedente a Pesaro e prima ancora a Bologna mi aveva colpito la quantità di persone e di attenzione che ha accompagnato incontri nei quali non si parlava di attualità politica, non si entrava nelle polemiche del giorno dato.

Si è pensato insieme, si sono cercate le parole giuste per dare ragione alle cose che accadono e che, altrimenti, possono apparire un caos nero e nervoso per fronteggiare il quale la paura e la rabbia sembrano la ricetta migliore. Invece l’unica via è attivare ragione e speranza, cervello e cuore. La politica, quella grande e bella, deve servire a questo, proprio a questo. Forse sbaglio, tuttavia a me pare che , specie tra la nostra meravigliosa gente, ci sia un grande bisogno di ritrovare le ragioni profonde dell’impegno politico e del sentirsi sinistra moderna. In un tempo frettoloso, fatto di slogan, di invettive rapide e intrise d’odio, di semplificazioni bambinesche io credo che esista, in modo diffuso, la necessità delle motivazioni più grandi e alte. Quelle che rendano la politica davvero bella, il senso giusto per persone vere e non un magheggio per furbacchioni e disonesti.

Tutto sta cambiando e ciascuno di noi credo debba sentirsi interpellato dai grandi quesiti che questo tempo di transizione porta con sé. La sinistra è nata per liberare chi lavorava dallo sfruttamento . Oggi la precarietà rende la ricerca o il mantenimento del lavoro una condizione umana nuova e terribile. Chi vive in questo tempo, non lo si sottovaluti, non si sente mai socialmente sicuro. Non ha mai la certezza che , trovata l’occupazione, la sua vita sia stabilizzata e la sua condizione umana resa tranquilla da una retribuzione, una casa, una famiglia, una pensione.

Sembra di vivere sull’acqua e non ci si deve meravigliare, allora, se ogni tanto sembra di affondare e si comincia a gridare e cercare qualsiasi appiglio. La società precaria è, inevitabilmente, una società emotiva. E una società emotiva è più esposta a suggestioni demagogiche o autoritarie. La storia ce lo ha insegnato.

Voglio essere sincero. Non sono sicuro, non sono affatto sicuro, che la democrazia sarà, naturalmente, la forma di governo di questa società. Temo che appaiano oggi più intriganti esperienze di guida veloci e semplificate. Che la democrazia sembri, con le sue deleghe e procedure, un dagherrotipo e che invece appaia come un contemporaneo selfie la decisione immediata di un leader carismatico. E nella stagione dell’odio, in cui siamo ripiombati immemori degli anni settanta, anche il pluralismo appare un di più, non necessario. Oggi non si contrastano le idee dell’altro, lo si demonizza, delegittima, insulta. Si combattono le persone, non le loro idee. Nella convinzione, di cui certe nuove formazioni e culture sono impregnate, di essere depositari della verità rivelata e assoluta. Se non sei come me sei da cancellare. Il mondo , nel suo meraviglioso arcobaleno, è inutile che esista. Chi non è con me è un miscredente o un disonesto. Attenzione, lo dico da osservatore, sta nascendo, sotto le mentite spoglie della dichiarata lotta ai partiti, un nuovo partitismo, la tendenza a portare dentro la logica interna e alle divisioni interne ogni decisione, facendo prevalere sull’interesse generale quello di partito, anche se chiamato movimento.

“A che punto è la notte?”. Fonda, se si guarda, ricordandosene, a quello che accade alle porte dell’Europa, in un paese simile al nostro. Chi dissente è messo in galera, si chiudono giornali e radio, si impedisce, lo ha raccontato Dario Fo, di mettere in scena le sue opere o quelle di Shakespeare. Proprio l’autore di “A che punto è la notte…”. Tutto avviene con il furbo disinteresse di ciascuno. Vengono in mente gli ammonimenti di Brecht sullo stare attenti a non occuparsi della storia, perché poi può essere troppo tardi e può essere la storia a occuparsi, ruvidamente, di te.

Oggi si vota in una regione tedesca. È il land di Angela Merkel, e una sconfitta in casa peserebbe enormemente sulla forza e sul prestigio della cancelliera e sullo stesso destino dell’Europa. I sondaggi, si sa, ormai sono come gli oroscopi. Dicono, speriamo stiano scherzando, che la formazione dell’ultradestra sia oltre il venti per cento. Sarebbe un fatto enorme. Come lo è il risultato che partiti analoghi hanno raggiunto in Austria o si teme possano ottenere in Francia. La notte rischia di essere buia, così. Sembriamo averlo dimenticato, come succede spesso in questo tempo a scadenza settimanale, ma gli inglesi, con il loro voto, hanno deciso di uscire dall’Europa. E, in questi giorni, in Spagna si corre il rischio di precipitare verso le terze elezioni in un anno. Ancora, negli Stati Uniti un estremista corre, speriamo senza arrivare primo, per essere presidente.

In questo contesto, lo dico sommessamente, sarebbe un gravissimo errore far precipitare in una crisi uno dei pochi governi progressisti ed europeisti rimasti. E chi governa apra, includa, si faccia carico della condizione di ansia in cui vive, dopo anni di recessione, la parte più debole del paese.

La democrazia è bellissima e delicata. Deve, per poter fronteggiare questo tempo caotico, essere forte, capace di decidere, capace di attivare le energie esistenti tra i cittadini, chiamandoli a una nuova stagione di partecipazione e potere diffuso. Sarebbe tanto grave se i lavoratori, nel privato come nel pubblico, partecipassero alla gestione delle loro aziende? Se i cittadini fossero chiamati dai comuni non solo a esprimere la loro rabbia nei confronti delle cose che non vanno, ma fossero sollecitati ad assumere ruoli di gestione e responsabilità facendosi così carico di quella complessità delle cose che oggi viene da tutti rifiutata? Siamo tutti bravi, con 140 caratteri di Twitter, a dire quello che bisogna fare. Ma poi un terremoto, anche che riguardi quattro piccoli paesi, svela come è complessa la ragnatela del nostro vivere. E come sia tanto difficile quanto urgente, ricostruirla come e dov’era.

La notte è fonda. Ma è la politica grande, solo quella, che può spingerci fino al mattino.

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