I paragoni impietosi con la Bbc: la nuova Rai ancora non c’è

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Il servizio pubblico britannico ha quasi il doppio dei dipendenti rispetto alla Rai ma soltanto il 40% in più di costo del lavoro

Leggo con un certo stupore che la presidenta della Rai, Monica Maggioni, collega che stimo molto, ha dichiarato che gli stipendi dei dirigenti Rai sono sottomercato e che se fossero abbassati, come giustamente si chiede da più parti, ne andrebbe di mezzo la qualità del servizio pubblico. Davvero stanno così le cose? Anzitutto, c’è una questione di metodo: al di del fatto se sia vero che i dirigenti Rai, a cominciare da quelli giornalistici, guadagnino in media meno dei loro colleghi della televisione privata (cosa di cui dubito molto), è giusto raffrontare i loro stipendi con quelli delle emittenti private? Credo di no, perché la Rai, soprattutto dopo la riforma del canone, riceve la maggior parte delle proprie risorse da una tassa pagata dai cittadini e dunque gli standard dei propri manager, giornalisti o no che siano, dovrebbero rispettare il tetto dei 240.000 euro stabilito per i manager pubblici. Norma che è stata aggirata attraverso la quotazione in Borsa, ma è evidente che si tratta di un escamotage, tanto che il Pd propone di ripristinare il tetto. È chiaro che, per quanto riguarda gli stipendi apicali, il privato ha come solo limite ilmercato.

È bensì vero che in tutto il mondo, in una fase di crisi globale, anche i privati si pongono il problema etico del divario tra le retribuzioni dei manager e quello della media dei lavoratori, ma ciò non può essere imposto dallo Stato. In ogni caso, per quanto riguarda la tv privata e per l’esperienza che ne ho, avendo lavorato per quasi quindici anni a La 7 con responsabilità apicali, da anni una parte consistente della retribuzione è legata a obiettivi e risultati, cosa che non avviene in Rai. Credo, per esempio, che Enrico Mentana guadagni molto bene, ma la sua retribuzione è legata agli obiettivi di share del Tg. Guadagna molto perché li ha fatti schizzare in alto, cosa che non mi pare avvenga in Rai. A tale obiezione si risponde che la Rai non può guardare solo allo share, essendo la missione del servizio pubblico diversa rispetto al privato. Benissimo, allora il confronto tra le retribuzioni deve essere fatto con i servizi pubblici radiotelevisivi europei. Va bene se prendiamo come benchmark la Bbc che rimane il più grande servizio pubblico del mondo? Il confronto, come si evince da uno studio del 2014 del professor Roberto Perotti, pubblicato sulla Voce.Info, è disarmante e tutto a svantaggio della Rai.

Partiamo dai numeri generali: le entrate Rai sono di 2.761 milioni di euro, di cui 1.748 dal canone (quota che aumenterà dopo l’inserimento del canone in bolletta); quelle della Bbc sono di 5.571 milioni sui quali il canone vale 3.995 milioni. La Bbc ha 22.399 dipendenti che costano 1.403 milioni; la Rai 13.158 dipendenti per un costo di 1.015 milioni. Dunque, la Bbc ha il doppio di entrate della Rai, ma solo il 70% di dipendenti in più che valgono solo il 40% in più del costo del lavoro. Infatti il costo del lavoro medio in Rai è di 77.139 euro contro i 62.635 della Bbc. Quanto ai dirigenti sulla totalità dei dipendenti, la Bbc ha il 50% di occupati in più della Rai, ma solo il 20% di dirigenti in più. Alla Bbc, i dirigenti sono il 3,9% sul totale dei dipendenti, in Rai il 4,9%. Nel settore giornalistico la Rai ha 1.939 giornalisti di cui ben il 16.7% sono dirigenti. Una cifra astronomica che si spiega solo con il fatto che esistono decine di ex-direttori, vicedirettori, capiredattori, che percepiscono lauti stipendi senza fare nulla (mentre si assumono con lauti contratti dirigenti esterni). Si dice: ma quei dirigenti non sono in grado di portare avanti gli obiettivi, ma non possiamo licenziarli perché hanno contratti a tempo indeterminato. Infatti, il problema è proprio questo: l’inamovibilità dei dirigenti.

Allora perché il mercato non vale per rimuovere i dirigenti incapaci, ma solo per giustificare le loro astronomiche retribuzioni che sono di gran lunga superiori a quelle della Bbc? In Rai solo il 13.8% dei dirigenti guadagna fino a 100.000 euro, mentre questa fascia alla Bbc comprende ben il 32,4%; tra i 100 e i 200.000 euro in Rai sono il 74.4%, mentre allaBbcil 56%; trai 200 e i300.000 in Rai sono il 9.3%, in Bbcl’8.4%; tra i 300 e i 400.000 in Rai l’1,1% contro il 2.3% della Bbc. La Bbcha 3 dirigenti che guadagnano tra 400 e 500.000 euro, mentre in Rai sono 4. Alla Bbc nessuno guadagna più di 500.000 euro, mentre in Rai raggiungono questa cifra in 4. Quanto al direttore generale quello attuale della Bbc guadagna 492.000 euro (circa il 30% in meno del precedente), mentre quello della Rai guadagna 650.000 euro, esattamente come il precedente. In conclusione: la Bbc produce il più grande servizio pubblico al mondo, pagando meno i propri dipendenti e, soprattutto, i propri dirigenti che sono molti meno che in Rai, che tra le Tv pubbliche europee è quella che ha il minor gradimento. È la dimostrazione che una maggiore sobrietà non è sinonimo di minor qualità, ma di maggiore efficienza. È la strada che la Rai dovrebbe imboccare senza esitazioni. Non si dovrebbe scegliere il servizio pubblico solo per i soldi ma perché consente di sperimentare nuove modalità di racconto del paese senza l’assillo dello share, sentendo la bellezza di una missione che la Rai ha egregiamente svolto in passato, quando i suoi dirigenti erano meno e guadagnavano molto meno degli attuali (e comunque il tetto di 240.000 euro equivale a più di 10.000 euro netti al mese che non mi sembrano pochi).

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