Zibba: “La politica dovrebbe riparire dalle necessità delle persone, dal basso”

Festa de l'Unità
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Abbiamo parlato con Zibba di musica e politica, seduti su una panchina, poco prima della sua esibizione alla Festa Nazionale de l’Unità che quest’anno si svolge a Catania

Una chitarra, un sax (che a volte viene sostituito da un syhtn) e una batteria. Una miscela elettroacustica con un suono limpido e qualche accenno di reggae. Note e parole mai banali e una voce calda, potente e un po’ sporca, di quello sporco che mette in evidenza una personalità forte e allo stesso tempo emotiva.
Stiamo parlando di Zibba, un cantautore giovane ma con già una carriera da far invidia ai grandi della musica. Ha prodotto testi per Eugenio Finardi, Cristiano De Andrè, Patty Pravo, Emma, Max Pezzali e ha collaborato con artisti del calibro di Alex Britti, Niccolò Fabi, Tiziano Ferro, Jovanotti e molti altri.
Abbiamo parlato con lui di musica e politica seduti su una panchina, poco prima della sua esibizione alla Festa Nazionale de l’Unità che quest’anno si svolge a Catania.

Zibba, il tuo nuovo singolo “Universo” l’hai scritto con Andro dei Negromaro e in qualche modo caratterizza il nuovo album che uscirà all’inizio del prossimo anno. Ci anticipi qualcosa?
Stiamo lavorando su alcuni brani, altri li sto ancora scrivendo, ma grossomodo il nuovo lavoro avrà le caratteristiche di quello che già stiamo facendo dal vivo in questo periodo. Rock e sperimentazione elettronica che convivono sotto lo stesso tetto. Per me questo è un disco davvero importante e voglio dedicargli tutta la cura possibile.

Su quali altri progetti stai lavorando, magari anche in veste di produttore?
In questo momento sto aiutando un giovane cantautore. Si chiama Diego Esposito, ha un disco molto bello in mano. Nel frattempo sto anche collaborando alla scrittura e produzione del disco di Giulia Pratelli e scrivendo un libro…

Insomma stai facendo un sacco di cose…
Beh sì, questo è un anno molto impegnativo, sto anche scrivendo tanto per altri. Cerco di diversificare il lavoro facendo tutte cose stimolanti. È un continuo rimbalzare da un progetto a un altro e questo mi dà serenità perché in qualche modo mi aiuta a cambiare sempre strada, a trovare soluzioni nuove e quindi a crescere tutti i giorni.

Sei un’artista che ama collaborare con altri artisti, lo hai fatto più volte in passato. Qual è il vantaggio che riscontri nel lavoro di squadra?

Guarda, il vantaggio è quello che si può trovare quando si sceglie di condividere il proprio cammino con qualcuno. Sai, un pezzetto di cammino fatto con una persona in quel momento ti dà un’idea, uno spunto, una visione diversa che poi ti aiuta anche a fare meglio il giorno dopo.

E come nascono le tue collaborazioni?
Beh, in queste cose non c’è mai nulla di programmato. Non c’è una struttura manageriale dietro che le pensa. Nascono sempre dalla voglia comune con altri artisti di fare qualcosa insieme. Ci si incontra, e alla fine arriva un’occasione per condividere qualcosa. La musica è soprattutto condivisione in fondo.


Oltre a fare il cantautore ti piace anche scrivere per altri artisti, lo hai fatto per molti big. Qual è il modo in cui scrivi per loro. Raccontaci il dietro le quinte.

Cerco di scrivere con l’artista, di ascoltare la sua visione delle cose e poi trasformarla in una canzone. Fare l’autore mi piace tantissimo, è una delle cose più belle che mi siano capitate nella vita.

Ecco appunto, i testi che scrivi li senti tuoi o li scrivi pensando a chi dovrà poi interpretarli?
No no, penso solo a quell’artista. Metto del mio solo nel modo in cui scrivo le cose, ma gli argomenti e i pensieri che in seguito diventano musica, in realtà, sono quelli dell’artista con cui sto lavorando in quel momento. La cosa che mi piace di più è stare lì, ascoltare le persone parlare, prendere appunti e far si che quelle cose diventino musica.

Quindi ti viene sempre data un’idea su cui lavorare…
Quasi sempre sì, e a volta capita anche chiacchierando. Con alcuni artisti mi è capitato che mi venisse in mente una canzone anche durante un chiacchiericcio su una panchina, come stiamo facendo adesso: nella mia testa, parlando con quell’artista, il testo era già pronto. L’ispirazione è sempre dietro l’angolo.

A proposito del tuo genere, oggi in Italia c’è una nuova scena cantautorale abbastanza viva, che gode di buona salute. Qual è, secondo te, il ruolo del cantautore?
Ah beh, sempre lo stesso, quello di portare delle storie alle orecchie delle persone cercando in qualche modo di coinvolgerle. È quello che deve fare il cantautore, raccontare. E questa nuova ondata che c’è oggi non è che faccia cose tanto diverse rispetto ai cantautori degli anni 60 e 70. Siamo tutti un unico grande insieme di persone che hanno voglia di raccontarsi. Anche per questo ci si ritrova spesso in quello che un cantautore racconta.

Provando a vedere tutto da un punto lontano, come scrivi nel tuo ultimo singolo, si ottiene una visuale delle cose più limpida e oggettiva, o c’è più rumore e non si riesce a interpretarne più il senso?
A volte distaccarsi tanto dalle cose può servire a capire quanto esse sono importanti. Più che vedere da lontano quello che volevo raccontare nel mio ultimo singolo era come vedere le cose da un altro punto di vista, lontano appunto dal primo. Provare a cambiare prospettiva per vedere se ce n’è un’altra migliore. È fondamentale a volte provare a cambiare punto di vista, perlomeno vedere se ci sono alternative. E credo che la vita dell’uomo si fondi proprio su questo, da una parte su verità che non possono essere sciolte in nessun modo (i propri valori, le cose più importanti), dall’altra parte su delle piccole cose con valori minori che se messi in discussione, secondo me, creano continua ricchezza.

Questo discorso vale anche per la politica?
Non lo so. Me lo auguro. Le persone intelligenti dovrebbero sempre provare a mettersi nei panni dell’altro.

Ci sono quelli che forzano un po’ eccessivamente la loro visione populista…
Chissà se poi a casa davanti allo specchio sono contenti di forzare così tanto a senso unico la loro visione. È molto facile puntare il dito, mentre è decisamente più difficile mettersi in discussione.

Che responsabilità deve avere la politica, soprattutto guardando ai giovani?
Forse troppo grande per parlarne e basta. Penso che dovrebbe riformarsi completamente. Partendo dalle necessità delle persone, dal basso.

E oggi come viene percepita dai giovani?
Si sta rendendo sempre più antipatica e distante e le persone si disaffezionano, pochi vanno a votare come pochi leggono o vanno a teatro. C’entra anche la distrazione, sicuramente. Ma non credo ci sia davvero una politica che parla ai ragazzi in modo chiaro. Difficile affezionarsi a qualcosa che vediamo distante da noi.

Senti, però i cantautori degli anni 70 parlavano spesso di politica?
Si, ma credo che salvo per alcuni cantautori che probabilmente erano anche molto convinti delle loro idee, poi sia diventato anche un modo strumentale per accaparrassi consensi, come in tutto. Oggi la politica nella musica come era trattata in quegli anni non avrebbe comunque senso. Ci sono altri modo di farlo, si può parlare di temi che ci stanno a cuore senza dipingersi per forza di un colore.

Ti sei fatto un’idea del referendum costituzionale?

Come ogni volta cerco di farmi un’idea più chiara possibile sentendo le opinioni di tutti. Sono consapevole dell’importanza del voto, queste preferenze sono lo specchio di quello che il paese vuole e per questo è giusto che ci sia più informazione possibile sui contenuti perché le persone possano scegliere consapevolmente e non casualmente come accade quando non si capisce bene di cosa si sta parlando.

Stacchiamoci un po’ dai temi politici. Spotify e diritto d’autore, come ti poni difronte al tema della distribuzione digitale, la consideri un’opportunità o no?
Spotify oggi è una ricchezza e di questo sono straconvinto. Ti dà accesso a qualsiasi artista in qualunque momento, accesso al nuovo e alla scoperta. A ogni modo questo è il presente e costituirà le fondamenta del futuro. I vantaggi della distribuzione digitale sono maggiori degli aspetti negativi. Dobbiamo solo entrarci dentro completamente e smettere di restare ancorati al passato.

Il futuro è la distribuzione digitale, insomma…
Assolutamente sì, anzi secondo me dovrebbe esserci una legge che vieta di stampare ancora tutti questi cd di plastica. Il compact disc è finito, vecchio, morto. La colpa è nostra che siamo vecchi e non ci accorgiamo di esserlo.

Però così c’è uno spezzettamento e non c’è più l’ascolto dell’album inteso come un prodotto strutturato.
Eh, ma tu sei un nostalgico, sono pochissimi adesso a fare dischi concettuali che meritano l’ascolto completo e attento seduti sul divano con la puntina pronta a seguire il solco. E comunque se l’ascoltatore ci tiene davvero questa frammentazione viene meno, anche se i dischi sono solo in digitale. I dischi pensati per il mercato sono quasi sempre una raccolta di singoli, i dischi concettuali e artisticamente ricchi stanno sempre altrove, da sempre. Fuori dal circuito radiofonico e televisivo. Sono campi da gioco differenti, forse anche sport differenti.

Chiudiamo così, che musica stai ascoltando in questo periodo?
Vado sempre in cerca di cose nuove, ascolto centinaia di pezzi nuovi ogni settimana. Continuo però a pensare che la musica si sia fermata verso gli inizi degli anni 80. In fondo i grandi della musica ci sono già stati tutti. Noi siamo dei discepoli, chi più fedele chi meno. Non ci resta altro che andare in giro a diffondere un verbo che già è stato scritto.

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