Zedda: “Bene Pisapia, se la sinistra sarà unita il Pd può cambiare rotta”

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Il sindaco di Cagliari (Sel) favorevole alla proposta di Campo progressista lanciata dall’ex primo cittadino di Milano: dialogare coi Dem

Si dice colpito dall’alta affluenza al referendum e «stupito» dal dato sui giovani, con cui occorre riprendere il dialogo. Anche per questo Massimo Zedda, sindaco di Cagliari di Sel e simbolo con Pisapia di una stagione felice del centrosinistra, rilancia la proposta di un nuovo soggetto politico «progressista» avanzata dall’ex primo cittadino di Milano.

Sindaco, Pisapia ha lanciato il sasso: quando potrebbe mettersi in gioco il nuovo Campo Progressista?

«Ne abbiamo parlato nei giorni scorsi, credo che Giuliano sia una bella figura intorno a cui mobilitare, insieme ad altri ovviamente, forze che debbono ritrovare unità e costruire da sinistra un’idea di Paese. È un percorso che va costruito, dialogando con tutti quelli che si ritrovano in queste idee. Anche quelli che oggi esprimono critiche fortissime a Renzi, penso a SI: credo si debba unire e non dividere. Come del resto abbiamo fatto alle amministrative: con programmi seri, di sviluppo, abbiamo trovato unità, forza e convinto i cittadini. Abbiamo sempre vinto se uniti, perso se divisi».

Le prime reazioni di SI e di molti vendoliani, durissime, non fanno ben sperare…

«Credo che in questo momento pensino più al post referendum e agli anni di opposizione che al futuro: ma è a quello che si deve guardare. Lavorando insieme per incidere sui temi propri della sinistra. E cioè garantire futuro, sviluppo, benessere e serenità».

SI e vendoliani contestano che Pisapia voglia parlare a Renzi, la loro opposizione al governo è stata netta. Cosa potrebbe fare la differenza ora?

«Una maggioranza che non sia un freno, per la presenza di elementi che provengono dal centrodestra come Verdini, senza accordi fatti con un gruppo di partiti che ha governato senza la legittimazione delle urne. Quello caduto era un governo con una coalizione composita, alcuni pezzi si sono persino sganciati. Questo è stato indubbiamente un limite: la stessa riforma costituzionale nella sua prima versione non era stata modificata tanto quanto è successo per gli accordi con il centrodestra».

Davvero le fratture acuite dal referendum non sono insanabili?

«Ci sono e le metto in conto. Ma il referendum passa, prima o poi in politica ci si deva anche ritrovare, non si può sempre dividersi. Il nemico è la crisi, la povertà, sono le difficoltà vissute cittadini. Se ci si trova d’accordo su come rimuovere questi ostacoli, questo conta. E per farlo ci si deve mettere d’accordo».

L’addio a Verdini e Alfano è il paletto posto da Pisapia. Il Pd vi seguirà?

«Non è scontato. Però dimostrando di poter creare una forza unica alla sua sinistra, si costringe il Pd a fare politiche di sinistra. Bisogna ripristinare questo dialogo tra dem e sinistra: che non vuole dire accettare tutto, annacquare il brodo, bensì convincere il Pd delle buone idee che noi possiamo portare. Io ci governo con il Pd: non costituisce un freno, ma un elemento fondamentale per garantire l’approvazione di progetti e idee del programma elettorale apprezzato dai cittadini. Perché non ripetere le buone esperienze amministrative anche ad altri livelli, come avevamo già detto nell’appello firmato da me, Pisapia e Doria? Da qui si riparte per costruire relazioni: senza rinunciare alle proprie idee, ma convincendo su programmi di sviluppo, innovazione, rimozione delle difficoltà quotidiane dei cittadini».

Cos’altro si chiede ai Dem?

«Il Pd farà il proprio congresso, sceglierà il proprio segretario. Chiunque sia, fosse anche Renzi, è chiaro che ci deve essere un ripensamento da parte di tutti, altrimenti non ci si ritrova. Il Pd avvierà una riflessione sulle politiche di questi anni e su quelle future: se dovesse esprimere temi, progetti condivisibili su questi si può ragionare. Un Pd che non sapesse offrire qualcosa all’alleanza progressista rischia di essere una grande partito, ma non talmente grande e convincente da poter vincere le elezioni».

Le politiche di questa alleanza progressista?

«Ad esempio incalzare l’Europa, dire no a questa follia per cui si debbono tartassare i cittadini e sempre gli stessi poi. Se la sinistra non trova una sintesi, se lascerà l’Italia a chi l’Europa vuole solo distruggerla e non cambiarla in meglio perderà la possibilità di incidere in Europa, e dire no ai sacrifici per i più deboli».

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