Zampa: “Con Orlando perché lavora per unire con lo spirito ulivista”

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Sandra Zampa ha accettato con passione di svolgere il ruolo di responsabile della comunicazione per la campagna di Andrea Orlando

Prodiana da sempre,ulivista nel Dna, Sandra Zampa ha accettato con passione di svolgere il ruolo di responsabile della comunicazione per la campagna di Andrea Orlando candidato alle primarie del Pd. Fra i dem il Guardasigilli ha raccolto molte adesioni, 78 deputati, 35 senatori e 9 europarlamentari.

Cosa l’ha convinta ad accettare?

«Ci sono due principi per me dirimenti, ma devo fare una premessa: non sono mai stata renziana, la mia storia politica nasce con Prodi e quindi quella che faccio ora è una scelta coerente, ispirata a quei valori. Io non passo da Renzi a qualcun altro, ma esprimo un giudizio negativo sul suo ruolo di segretario Pd: non ho visto né amore, né interesse per il partito, molte parole e tradimenti di fatto. E, soprattutto, abbiamo buttato all’aria il disegno maggioritario».

Lei non lo votò l’Italicum?

«Non ho partecipato al voto per non votare contro. Sulle riforme ho votato Sì, ma è stato un errore giocarsi tutto sulle riforme come se fosse una partita a poker senza mettere in sicurezza una cosa preziosa per il Paese qual era il maggioritario, con la semplificazione, meno partiti e meno gruppi, e l’unità delle forze».

Spera nel Mattarellum?

«Sono la seconda firmataria della proposta di legge, mi batterò perché passi».

Cosa la convince di Orlando?

«La sua mozione è segnata dalla parola “uguaglianza”e lui è un federatore, vuole unire il partito in un campo largo e ampio. In entrambi questi principi vedo una ispirazione prodiana, si sta insieme per battere le destre, la demagogia e il populismo. Quelli sono i veri pericoli. Che facciamo, aspettiamo che i mostri che abbiamo già in casa ci divorino? Orlando lavora per riaggregare il centrosinistra e rilanciare il Pd, che è sofferente, soprattutto al Sud, da Roma in giù».

Potrebbe costruire un “nuovo Ulivo”? Ne parlano molti, da Chiamparino a Pisapia…

«Chiamparino perché non lo ha detto prima? A Bologna ho moderato l’incontro con Pisapia, Merola e Zedda e sabato ero al Brancaccio. In Pisapia vedo la stessa volontà a lavorare per riaggregare le forze della sinistra. Mi dicono: ma proprio tu che hai visto cadere Prodi per mano di Bertinotti… Per me il comune denominatore è: la cultura di governo e il leader di Rifondazione non la possedeva. Prodi non si spese per una parte, ma perché credeva nella democrazia governante, che parla ai cittadini, e all’alternanza. Pisapia a Milano ha tenuto tutti insieme con questa cultura di governo, come fece il Professore».

Lei andrebbe nel Campo progressista?  

«No, resto nel Pd. Ognuno faccia la sua parte. Se Pisapia decolla e porta consenso è positivo, ma se non si fa una legge elettorale almeno con un premio alla coalizione, se non il Matterellum, c’è poco da fare».

Orlando ha un seguito più parlamentare, cosa gli consiglierà per raccogliere consenso sul territorio?

«Di parlare con le persone, farsi conoscere, andare in giro come sta facendo, far arrivare alla gente il suo messaggio, che non è di plastica. Per esempio la proposta sul reddito alle famiglie è importante, 800 euro per arginare la povertà estrema. Con i parlamentari invece domani (oggi per chi legge) faremo una riunione, chiederò loro di scrivere dieci righe sul perché hanno scelto Orlando. La cosa bella è che sono di orientamenti diversi, c’è la storia del Pd: ci sono Cuperlo e Damiano, chi viene dal Pci-Pds-Ds, chi era “franceschiniano” e chi veltroniano, ulivisti come Albertina Soliani e Santagata, la bindiana Miotto, alcuni lettiani come Carlo Dell’Aringa e l’ex ministra Maria Chiara Carrozza. Ecco, è importante superare gli steccati delle correnti, presenti nel ticket Renzi-Martina, invece qui la pluralità diventa una ricchezza».

E Romano Prodi? Cosa pensa?

«Il Professore è attentissimo a quello che succede nel Pd, è preoccupato. Non parla mai, ma quando ha detto “non avrei mai voluto vedere la divisione”, l’ha detto col cuore».

Il Professore voterà alle primarie? Magari per Orlando?

«Certamente, non ha mai mancato un voto alle primarie. Al congresso no, non ha la tessera Pd. Per trovare il Professore bisogna cercare ciò che della sua cultura politica è rispecchiato e rispettato, e il programma di Orlando lo rispecchia. Comunque se deciderà di votarlo lo dirà lui ».

Che ne pensa di Bersani e di chi è andato via?

«È stato un errore gravissimo, autolesionista, invece di restare dentro a combattere. Dove sta la coerenza nel riannodare i rapporti con Pisapia, che sta lavorando per aggregare la sinistra e intanto presentare una mozione contro Lotti? In tv sfondano solo le loro battute contro il Pd e non contro Grillo o Salvini».

 

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